Marò: Corte Suprema Kerala condanna accordo e prolunga il fermo

Roma – Bocciato dalla Corte Suprema del Kerala l’accordo raggiunto tra l’Italia e le due famiglie dei pescatori uccisi lo scorso 15 febbraio per il cui omicidio sono accusati due marò del reggimento San Marco.

Dopo aver rigettato l’accordo, il tribunale di Kollam ha anche deciso di prolungare di altri quattordici giorni la custodia preventiva di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: una doccia fredda dopo le notizie degli scorsi giorni che facevano ben presagire per i due militari italiani.

L’accordo – extragiudiziale – raggiunto la scorsa settimana dal nostro Paese e dalle famiglie dei pescatori morti prevedeva un risarcimento di circa 146 mila euro per ciascuna famiglia e, secondola CorteSupremaha penalizzato il processo legale indiano.

Resta quindi delicata la situazione dei due fucilieri di Marina accusati di aver ucciso due pescatori indiani mentre svolgevano servizio antipirateria – attività in cui le forze italiane sono impegnate in varie parti del mondo – per garantire la sicurezza della petroliera Enrica Lexie.

Ammesso il ricorso italiano per l’incostituzionalità della detenzione dei due marò, non si sono fatti ulteriori passi avanti, anche perchéla CorteSupremasembra non voler cedere e mantenere assolutamente il proprio potere in merito.

Anche la situazione politica indiana non aiuta. Il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi in conclusione del suo tour asiatico ha dichiarato: «Io e gli altri membri del governo abbiamo costantemente insistito sul principio della legislazione internazionale in alto mare e sul principio della giurisdizione delle forze militari imbarcate anche su mercantili civili in funzione antipirateria. Sarebbe lunghissimo l’elenco delle riunioni internazionali nelle quali ho sollevato questo punto. E ho trovato sempre non solo piena comprensione, ma molto spesso anche una disponibilità a intervenire. Sono almeno una ventina i Paesi di ogni parte del mondo che mi hanno detto di essere intervenuti presso l’India, riferendomi i contenuti delle conversazioni».

Francesca Penza

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