Marlene Kuntz, Nella tua luce: evolversi o scomparire parte II – Recensione

Marlene Kuntz (lamusicasecondococchio.blogspot.com)

La copertina del nuovo album dei Marlene Kuntz, "Nella tua luce" (lamusicasecondococchio.blogspot.com)

Un articolo da noi di recente pubblicato, per la precisione la recensione del nuovo attesissimo album dei Nine Inch Nails di Trent Reznor, lo abbiamo intitolato Evolversi o scomparire. Ebbene, quanto stiamo per scrivere di seguito può, secondo la nostra più o meno ragionata e già espressa tesi, essere archiviato sotto una dicitura del tipo Evolversi o scomparire parte II, anche se, naturalmente, sotto aspetti stilistici e tematici ben differenti. Già, perché per quanto riguarda un altro album molto atteso, anche se principalmente al di qua delle frontiere nazionali, vale a dire Nella tua luce, nono album di inediti a firma Marlene Kuntz, vale esattamente lo stesso discorso sviluppato per una carriera ventennale sicuramente a loro non speculare (quella di mr Reznor, al cui concerto milanese, guarda caso, proprio i Marlene dicono di aver assistito) ma di certo estendibile su linee di maturazione stilistica evolutiva assolutamente coerenti con quanto ascrivibile a qualunque artista, in questi casi musicale, proveniente da una longeva esperienza ricca di sfumature compositive sia propriamente interiori che di contorno.

Cristiano Godano e soci, si sa, sono alla ricerca della forma canzone più o meno perfetta da almeno dieci anni a questa parte. Anzi di più, se si considera Ho ucciso paranoia (1999) l’incipit di tentativi melodici (tra l’altro riuscitissimi) insediati tra le varie Infinità, Ineluttabile o Un sollievo. La ricerca della canzone vera e propria, quasi ufficialmente, passò per Senza peso (2003) ma iniziò nel 2005 con Bianco sporco, opera dalla quale maturarono ed emersero definitivamente già presenti dissapori critici e pubblici riguardanti un certo dissenso per il cambiamento di rotta artistico adottato dal trio piemontese. Un dissenso, però, mai veramente giustificato in maniera costruttiva o quantomeno tangibile: «Ormai sono delle salme», «che noia», «hanno perso energia» e quanto altro di simile cominciava ad uscire a più riprese, fino allo sfinimento, dalle bocche dei fan e dei critici più legati alle origini, provocando un certo sbigottimento nell’animo dei membri della band, Godano in primis, consapevoli di non poter imporre a tutti il gradimento nei confronti di un simile giro di boa, ma anche convinti del fatto che una qualunque rock band, anche la più commerciale del pianeta (cosa che i Marlene non sono mai stati e, malgrado tutto e tutti, sanremi, radio e classifiche, continuano a non essere), debba necessariamente sperimentare più o meno efficaci cambi di pelle personali, pena la disgregazione dopo si e no un paio di lavori in studio e qualche concerto in giro per i locali del paese.

Il sentimento di repulsione per l’assenza di questo o quel particolare feedback fu evidentemente tanto legato al dito degli ammiratori storici da rigettare a scatola chiusa esperienze invece molto interessanti come, su tutte, quella dello S-low tour del 2006, culminato in un particolarissimo album dal vivo sperimentale e, soprattutto, perno seminale da assorbire per forza di cose se si vuole capire veramente da cosa deriva e dove vuole andare il Nella tua luce di oggi.

Dopo esperienze, sì, titubanti ma comunque importanti per tentare di entrare nella mente, anzi nell’anima dei Cristiano Godano, Riccardo Tesio e Luca Bergia odierni (profondissimamente acculturati da sempre), come quelle vissute tra i solchi dei pur discutibili Uno (2007) e Ricoveri virtuali e sexy solitudini (2010) se non anche tra le righe di quanto lo stesso Godano ha scritto per mesi su un blog a lui affidato da Il Fatto Quotidiano, Nella tua luce arriva a contenere praticamente tutto quanto espresso in venti e più anni di esperienza in un qualunque studio di registrazione o su di un qualsivoglia palcoscenico, con la consapevolezza, ovviamente, di non esser più gli stessi di questo o di quell’altro disco ma anche con la maturità di un così lungo periodo trascorso ad ascoltare, leggere e discutere (anche con se stessi) su tutto ciò che, nel frattempo, nel mondo intero accadeva, artisticamente o meno.

Facciamo, quindi, un bel po’di igiene orale anche qui prima di sparare a zero a scatola chiusa, signori cari. Sediamoci per una cinquantina di minuti e manteniamo l’attenzione ad un livello sufficiente in modo da poter tentare di comprendere, ed effettivamente notare, come Nella tua luce, contro tutto e tutti, sia davvero un disco pregevole (malgrado una certa semplificazione lirica, se proprio vogliamo essere cinici), da trattare come una sorta di gioiellino nell’assorbimento di metriche soniche molto innovative quanto ad utilizzo di variegate strumentazioni al servizio di arrangiamenti estremamente minuziosi, sia in termini di delicatezza che in ambiti di ruvidità.

Lo testimoniano bene frazioni d’archi arieggianti poste in tasselli come l’omonimo brano d’apertura o Senza rete (precedentemente ad una seconda metà al fulmicotone ai limiti del grunge “melvinsiano” in quanto momento più duro dell’album), brano chiave proprio perché dotato di entrambe le anime in un unico corpo quasi definitivo; così come strumenti precedentemente alquanto inusuali come tastiere o accordi sintetici entrano di diritto nella complementarietà complessiva di momenti come Su quelle sponde (tra gli spunti migliori del disco) o la trascendentale Osja, amore mio.

Marlene Kuntz (affaritaliani.it)

I Marlene Kuntz: Riccardo Tesio, Cristiano Godano, Luca Bergia (affaritaliani.it)

Elementi notevoli come Seduzione, la conclusiva Solstizio o il più recente singolo radiofonico Il genio (l’importanza di essere Oscar Wilde), quest’ultimo in misura molto meno emotivamente vibrante forse in seguito ad un’attitudine pop lievemente più marcata, potrebbero soddisfare divergenti modalità d’orecchio in quanto costruiti, sì, su basi retroattive in termini di scelta sonora ma pur sempre derivanti da un lungo processo di maturazione e moderazione creativa tutt’altro che autoreferenziale, contrariamente a scelte, invece, più prossime alle sfumature meno datate delle semi-delicate Catastrofe (splendida nella sua concezione lirico-melodica), Adele o La tua giornata magnifica.

Complessivamente, dunque, Nella tua luce è sinceramente non proprio un capolavoro ma sicuramente un gran bell’album, denso com’è di intuizioni, risultati creativi e capacità di porre ulteriori basi per successivi sviluppi artistici potenzialmente ancora più orientati verso sempre differenti scelte sia sonore che tematiche. Tutto questo, ovviamente, deriva dalle spiccate capacità di Godano e soci nel fare della propria stessa personalità artistica uno spunto intramontabile di graduale e prolifico rinnovamento, nonché dalla propria stessa consapevolezza di aver sacrificato (per giustissima causa) anni di vita e produzioni discografiche alla ricerca di quel suono tanto inseguito e ricercato, che piaccia o no. Un po’ come per arrivare a Binaural i Pearl Jam dovettero necessariamente passare per le pesanti indecisioni di album come No code e Yield: ovviamente il paragone è da schiaffi, ma lo poniamo in essere soltanto per rendere l’idea, ecco.

(Foto: rollingstonemagazine.it / affaritaliani.it / lamusicasecondococchio.blogspot.com)

Stefano Gallone

@SteGallone

[youtube]http://youtu.be/w4yOThHNPrI[/youtube]

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews