Marco Pannella, 26 anni in Parlamento e nessun vitalizio per scelta

Una vita in politica, privo di quel vitalizio a cui tanti altri non vedono l'ora di arrivare. Una delle tante eredità politiche di Marco Pannella

pannella

Marco Pannella è venuto a mancare oggi dopo una lunga malattia. Una vita per la politica, dalla quale ha sempre rinunciato a vitalizio e pensione (foto: lintraprendente.it)

Ventisei anni in Parlamento, circa il doppio per strada. Anni di battaglie, di manifestazioni, di lotte condivisibili o meno, di mosse azzeccate e si, anche passi falsi, tanti, specialmente in politica estera. Per quanto ne dica il coro formalmente unanime riunitosi nelle ultime ore, Marco Pannella è stato forse il protagonista più sfaccettato e complesso mai visto sulla scena politica italiana. Ma sopratutto, è stato un uomo che alla politica ha dato tutto, senza pretendere in cambio niente, a partire dal denaro, che al massimo si limitava a versare nelle casse del partito.Un grillino ante litteram, potremmo definirlo, che a differenza di chi venne dopo non ha neanche ritenuto opportuno sbandierare ai quattro venti il suo rifiuto sia nei confronti del vitalizio, sia verso il trattamento pensionistico riservato a chi è stato deputato della Repubblica italiana.

PUNTUALI DIMISSIONI – Un meccanismo ragionato e puntualmente messo in atto, che con coerenza lo portava a dimettersi ogniqualvolta il suo mandato fosse stato vicino a raggiungere la metà della legislatura in corso, cedendo puntualmente il proprio seggio a un compagno di partito. Con questa puntuale rinuncia Pannella perdeva anche il diritto di versare il conguaglio economico necessario per ottenere tale tipo di trattamento pensionistico, diritto che invece veniva ereditato dal deputato subentrante. Solamente nel 2009, secondo quanto riportato da il quotidiano Il Tempo, scattò per lui la pensione da parlamentare per i suoi mandati “monchi”. Un complessivo di 2.600 euro, molto meno e sopratutto in gran ritardo rispetto ai suoi colleghi.

FINANZIARE I RADICALI – Il resto, sempre al partito, per finanziare le battaglie e le spese sostenute nel corso degli anni dai Radicali. Come i due palazzi di proprietà della sua famiglia, rispettivamente a Teramo e Giulianova, dalla cui vendita Pannella non prese nulla, versando immediatamente diversi milioni di euro nelle casse del partito. Le lotte per i diritti civili, d’altronde, avevano un costo che in qualche modo andava sostenuto. Erano battaglie che non ci si poteva permettere di perdere, ora lo sappiamo anche noi.

 

Redazione

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