Marche: Spacca, se ci sei batti un colpo!

Tanti dubbi e molti soldi buttati caratterizzano la gestione del presidente marchigiano e, nel frattempo, i cittadini chiedono risposte

marcheANCONA – Cominiciamo dalle buone notizie che vengono dal polpaccio d’Italia: il governatore rieletto della regione Marche, Gian Mario Spacca (Pd) ha disposto l’eliminazione di tutte le auto blu ad uso di amministratori regionali e alti funzionari. Dunque essi – nei viaggi tra casa e luogo di lavoro – sono rimasti a piedi senza neppure il conforto di un rimborso chilometrico nel caso di uso della propria autovettura. Risparmio complessivo stimato: poco meno di 700mila €.

Le buone notizie finiscono qui. Infatti, la Giunta ha sostituito il parco macchine di rappresentanza con “auto di servizio” la cui funzione (e il cui costo) non è ancora chiaro quanto differisca dalle auto ufficiali eliminate dalle voci di bilancio. Sperando, dunque, che ciò che è uscito dalla porta della Sede di via Gentile non rientri sgommando da una delle finestre, ci sono altri sperperi sui quali Spacca dovrebbe prontamente provvedere.

QUADRILATERO s.p.a. – Sulla scia dell’entusiasmo del Governo Berlusconi per le grandi opere, le regioni Umbria e Marche, insieme alla società autostrade Anas, divennero le principali azioniste della Quadrilatero s.p.a., società pubblica fondata nel 2003 senza scopo di lucro per la realizzazione di progetti infrastrutturali. Nel 2006, la Quadrilatero firmò una serie di contratti con due grandi gruppi imprenditoriali definiti giuricamente “il contraente generale”, vincitore degli appalti per la costruzione e il potenziamento di 2 assi autostradali che avrebbero collegato i territori umbro-marchigiani: il viadotto Foligno-Civitanova Marche (statale 77) e quello Perugia-Ancona (statale 76, 318). Si trattava, dunque, di una strepitosa opera viaria che avrebbe non solo aiutato a smaltire il traffico del centro-Italia ma sviluppato nuove aree produttive, coinvolgendo 58 comuni. Costo complessivo della rete: 2 miliardi e 250mila € circa. Prevista fine dei lavori: 2010. Finanziamenti pubblici erogati: 1 miliardo (dello Stato) e 22 milioni di euro (della Regione Marche). Numero di km portato a termine dal 2006 a oggi: 0. Dunque, dell’autostrada neppure una traccia di cemento, in compenso il contraente generale ha recentemente richiesto un’altra maxi-sovvenzione di 456 milioni di euro. Per fortuna Spacca è un governatore attento e non gli è sfuggita la totale assenza di un’intera autostrada che per di più avrebbe dovuto essere costruita in tempi record.

Lo scorso aprile 2010, il presidente si è precipitato all’assemblea della Quadrilatero per denunciare “un ritardo patologico” in quanto “il contraente generale non ha iniziato i lavori neppure sui tratti stradali non interessati alle problematiche progetturali”. E qui arriva il meglio. Per uscire dall’empasse, Spacca ha richiesto alla Quadrilatero una verifica per lo scioglimento degli accordi con il contraente inadepiente, cosa possibile solo con la risoluzione del contratto stesso che, però, prevede un risarcimento dei danni a tutte le aziende appaltatrici. Stando così le cose, la vicenda pone alcuni dubbi: non sarà che la Quadrilatero s.p.a. sia, in realtà, una scatola vuota divoratrice di finanziamenti statali? Una società più utile a parcheggiare trombati, ammanicati e consulenti di varia provenienza  invece che un’organizzazione impegnata nella riqualificazione dell’assetto viario della regione ruolo, per altro, che spetterebbe esclusivamente all’Anas? Ancora: dove sono finiti il miliardo e 22 milioni di euro pubblici stanziati per l’autostrada mai iniziata?

SANITA’ – Se il settore “infrastrutture” è fuori controllo, quello “socio-sanitario” assorbe quasi completamente la spesa pubblica corrente della regione. Qualche dato. Nelle Marche si contano 13 asl, 1 presidio Regionale e 2 Aziende Speciali. Totale: 16 Zone sanitarie a fronte di poco meno di 1.500.000 abitanti. Per capire l’enormità del numero è sufficiente confrontarlo con la sanità lombarda che elenca 15 asl a fronte di una popolazione di circa 10.000.000. Non basta. In Lombardia vi è una media di 10 impiegati amministrativi ogni 10mila abitanti, laddove nelle Marche ve ne sono 24 per la stessa fetta di popolazione. Insomma, troppi operatori e neppure troppo efficienti. Infatti, considerando il fattore tempo, si scopre che i 10 impiegati lombardi sono in grado di smaltire il 37,8% di utenti in coda da 20 minuti. La percentuale scende al 34,1% per i marchigiani. A questo si aggiunge la costellazione di direttori amministrativi, vice e primari i cui stipendi variano dai 42mila € annui lordi (2008/2009) ai previsti 55mila €, secondo l’adeguamento deciso dal Ministero della Salute per il 2010. Una pletora di camici bianchi molto numerosa e ben nutrita. Infatti, continua a crescere. Sarà per questo che la Giunta, lo scorso luglio, ha deliberato la costruzione di una nuova struttura nosocomica, l’Ospedale Unico per la provincia di Pesaro-Urbino, in località Fano. Peccato, che nel comune esista già un ospedale, il Santa Croce, organo in stato di grave degrado che, dopo anni di reclami, da poche settimane è in fase di ristrutturazione. Secondo la Giunta, una nuova struttura ospedaliera dovrebbe ridurre la “mobilità passiva” dei pazienti in altri organismi sanitari fuori

regione marche
Sede della Regione Marche

provincia. I dubbi dei cittadini contribuenti marchigiani, però, sono molti a partire da quello intorno alla causa della “mobilità passiva”. Infatti, se la questione fosse di carattere infrastrutturale, sarebbe più opportuno riqualificare al meglio i nosocomi di Pesaro e Fano per una spesa complessiva di 19 milioni di euro (12 il primo e 7 il secondo), piuttosto che costruire ed attrezzare un ospedale ex novo per la cifra non modica di 180 milioni. Se il problema fosse di carettere organizzativo, sarebbe il caso di ottimizzare le risorse già esistenti magari operando significativi tagli a ritardi amministrativi e tempi d’attesa. Se, ancora, il fattore mobilità dipendesse dalla mancanza di “competenza” dei medici, sarebbe sufficiente assumere dottori capaci che rispondano a standard professionali rigorosamente alti e creare, così, dei poli d’eccellenza. Cosa, quest’ultima, che la Sanità marchigiana ancora non possiede.

Foto | via www.whipart.it

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