Mar Cinese Meridionale: gli scogli della discordia

La questione del Mar Cinese Meridionale è una disputa antica. Le isole di questo bacino sono contese da decenni tra quasi tutti i Paesi che vi si affacciano: il Vietnam, le Filippine, la Cina, Taiwan, la Malesia e il Brunei. In particolare, Pechino rivendica l’arcipelago delle Spratly, le Paracel e la secca di Scarborough, in aperto contrasto con il Vietnam e le Filippine.

Cosa ci sia di così interessante in questa manciata di isolotti è difficile da comprendere se ci si limita a considerare l’area se ci si ferma al livello del mare: si tratta di una miriade di piccole isole, per lo più disabitate, atolli e barriere coralline. Ma se si guarda sopra e sotto la superficie la prospettiva cambia: sotto, giacimenti di petrolio e gas naturale finora relativamente poco sfruttati; sopra, una delle principali rotte di transito del commercio globale.

L’Europa, alle prese con altri più pressanti problemi, poco si occupa delle sorti di queste misconosciute isole, ma la questione è tuttaltro che relegata ai soli equilibri asiatici. Gli Stati Uniti, che nel Sud Est asiatico giocano quasi allo scoperto la carta del contenimento cinese, hanno rafforzato la cooperazione con il Vietnam e le Filippine – difesa e sicurezza marittima – e i due Paesi, forti dell’appoggio statunitense, hanno ravvivato le rivendicazioni contro i potenti vicini cinesi: a fine giugno il governo di Hanoi ha approvato una legge, che entrerà in vigore nel 2013, con cui dichiara la piena sovranità sulle Spratly e le Paracel.

Le tensioni nel Mar Cinese Meridionale negli ultimi mesi si sono alzate al punto di far fallire l’ultimo vertice dell’Asean - l’Associazione delle nazioni del sud est asiatico – tenuto il 13 luglio nella capitale cambogiana Phnom Penh.

Pur di non inserire alcun riferimento alla contesa nelle dichiarazioni conclusive dell’incontro, non è stato redatto nessun comunicato finale, per la prima volta in quarantacinque anni. La Cambogia, presidente di turno dell’organizzazione regionale, si è opposta, motivando la decisione con il fatto che la questione riguarda i rapporti bilaterali tra i Paesi interessati. Phnom Penh ha sposato quindi in toto la posizione della Cina, che non fa parte dell’Asean ma è legata all’organizzazione da un accordo di libero commercio (Cafta). I motivi della parzialità cambogiana non sono un mistero: non ha interessi nel contenzioso e gli investimenti cinesi nel 2011 hanno portato in Cambogia più di un miliardo di dollari.

Coincidenza o tatticismo, quando il ministro degli Esteri delle Filippine si apprestava a introdurre in conferenza la questione della secca di Scarborough, il suo microfono ha smesso di funzionare. Gli ospiti cambogiani hanno parlato di un “problema tecnico”, ma l’episodio, di per sé trascurabile, è alquanto emblematico: il Mar Cinese Meridionale è un argomento da discutere tête-à-tête, evitando scomodi contesti multilaterali. Questa la posizione di Pechino, che nei rapporti con i singoli Stati dell’area mantiene una superiorità economica e militare indiscutibile.

Se non è stato possibile nemmeno fare ufficialmente cenno alla questione, non stupisce che sia mancato l’accordo necessario a formulare un Codice di condotta nell’area. Asean e Cina hanno siglato nel 2002 un accordo, non vincolante, in cui le parti si impegnano a risolvere le controversie sul Mar Meridionale Cinese con mezzi pacifici. Una versione dell’accordo che obblighi le parti in causa a rispettare l’impegno è prevista per la fine del 2012 e le discussioni sulla bozza del nuovo trattato erano nell’agenda del vertice del 13 luglio. Un altro buco nell’acqua.

Per il momento, rimane una situazione de facto confusa che gioca tutta a favore di Pechino. Cina, Vietnam, Filippine, e in misura minore gli altri Stati costieri, si dividono l’amministrazione delle migliaia di isole che compongono gli arcipelaghi del bacino. La resa dei conti è solo rimandata e i termini del confronto si decideranno dopo l’autunno, il secondo semestre del 2012 vede infatti i due major players al giro di boa: in ottobre, il XVIII Congresso nazionale del Partito comunista sceglierà la nuova dirigenza cinese; a novembre, le elezioni presidenziali negli Stati Uniti avranno riflessi determinanti anche sulle sperdute isolette nel Mar Cinese Meridionale. Scogli piccoli, ma difficili da superare.

Aurora D’Aprile

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