Manovra: Senato approva la fiducia

ROMA – Accordata la fiducia alla manovra finanziaria del Governo di Mario Monti in Senato. Rispetto ai 281 voti favorevoli della fiducia al Governo dello scorso 17 novembre, i sì alla fiducia sulla manovra oggi sono stati 257, cioé 24 in meno rispetto ai 281 di novembre. Ai no della Lega vanno aggiunti l’Idv, Svp e Union Valdotaine: oggi se ne sono registrati 41, mentre in precedenza erano 25.

Per il premier Monti, la manovra è un «decreto di estrema urgenza che mette in grado l’Italia di affrontare a testa alta la gravissima crisi europea».

«L’Italia porterà in Europa il suo contributo alla stabilità – prosegue Monti – anche con elementi di riflessione e azione sempre più forti sulla politica economica. Non c’é crescita senza disciplina finanziara. L’Europa deve perseguire obbiettivi di crescita, occupazione, coesione. Deve essere un’Europa più comunitaria, in cui però il rispetto di regole stringenti deve anche renderla più solidale, più vicina ai cittadini, perché non può essere né apparire fredda nei confronti della società civile».

«Per superare la crisi dei debiti sovrani è essenziale che tutti guardino con fiducia ai nostri titoli – continua il premier – È essenziale che gli italiani sottoscrivano Bot e Btp le cui rendite sono oggi elevatissime. Occorre che abbiamo fiducia in noi stessi».

Il presidente del Consiglio, nel suo intervento di replica al senato sulla Manovra, ha registrato i “vivaci segnali” affinché l’Italia rappresenti con stringenza sempre maggiore la necessità di una politica europea nel senso della crescita.

Per il leader della Lega Umberto Bossi, però, il decreto “Salva Italia” non salverà l’Italia, anzi la affonderà. «Il governo – ha aggiunto Bossi – mette troppe tasse e soprattutto non sa come creare posti di lavoro».

Nel frattempo, il presidente del Senato, Renato Schifani, ha censurato il capogruppo a Palazzo Madama della Lega Federico Bricolo e molti dei senatori leghisti. Ieri, durante l’esame della manovra, avevano esposto striscioni (“Governo ladro”) e fischiato durante la richiesta di fiducia arrivata da Piero Giarda.

Anche Silvio Berlusconi torna a farsi dentire ribadendo ancora una volta al premier Mario Monti la sua “lealtà” e quella del Pdl ma, nel lungo incontro a palazzo Chigi con il Professore, l’ex presidente del consiglio mette in chiaro che le decisioni che il governo dovrà assumere devono essere prese in sintonia con le forze politiche che lo sostengono.

Berlusconi, in sostanza, fa capire che non farà sconti al governo. «Se Monti non ci consulta prima di prendere i provvedimenti – afferma l’ex premier non ci stiamo più». Berlusconi pretende da Monti un coinvolgimento attivo, ma soprattutto non è più disposto a tollerare nuove strette sul fisco. Se il governo dovesse procedere su quella strada, per lui si andrà al voto. «Siamo noi gli arbitri di questa situazione, lo faremo capire».

I dettagli della colazione di lavoro tra Berlusconi ed il capo del governo (riunione a cui ha preso parte anche Gianni Letta) il Cavaliere li racconta agli eurodeputati del Pdl incontrati per il tradizionale scambio degli auguri. Dettagli che non comprendono, ufficialmente, il tema dell’asta sulle frequente televisive. L’argomento, su cui Berlusconi più volte ha espresso la sua contrarietà, sarebbe però stato affrontato: a quanto raccontano dal Pdl a porre il tema sul tavolo sarebbe stato lo stesso Cavaliere che avrebbe chiesto delle garanzie.

L’ex presidente del Consiglio ha spiegato di condividere con Monti la preoccupazione per la situazione dell’Europa e soprattutto per l’atteggiamento di Francia e Germania.

Il nucleo dell’incontro con il Professore è ruotato, a detta di Berlusconi, sull’agenda di misure che il governo dovrà mettere in campo a favore «della crescita, del rilancio dell’economia e dello sviluppo». Una serie di provvedimenti che l’esecutivo dovrà discutere in prima battuta proprio con le forze politiche interessate: «Troveremo gli spazi per discutere con questo governo in modo che le misure possano arrivare in Parlamento dopo aver ricevuto il sì dei partiti».

Una delle misure che l’ex premier attende di vedere nei dettagli riguarda la riforma del lavoro, al centro delle tensioni tra le forze politiche: «Si tratta di un capitolo importante su cui questo governo deve esercitarsi». Ma Berlusconi fa sapere di non aver discusso l’argomento con il Professore. Al capo del governo invece il Cavaliere avrebbe chiesto di mettere mano alle riforme a partire da quelle istituzionali «perché non è possibile per un governo essere efficace se non ha i mezzi per poterlo essere».

Anche agli eurodeputati l’ex capo del governo ha chiesto il massimo impegno a favore del Pdl. «Siamo già in campagna elettorale» ha precisato Berlusconi, che poi ha messo in chiaro come la priorità sia quella di ritrovare l’intesa con l’Udc. Un accordo solo con Pier Ferdinando Casini anche senza il Fli non preoccupa il premier che anzi fa capire bene quali siano le sue preferenze: «Abbiamo a cuore l’intesa con i centristi ed è in quella direzione che concentriamo gli sforzi».

(Foto: ansa.it)

Stefano Gallone

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