Manovra: se anche Trichet si gioca la faccia per l’Italia

trichet-bce

Jean-Claude Trichet

Cernobbio – Ancora pochi passi e sprofondiamo. In estrema sintesi, la storia infinita di una finanziaria in continua revisione fatta di provvedimenti che appaiono, scompaiono, riappaiono ammorbiditi e poi scompaiono di nuovo, è tutta qui : o l’Italia approva in tempi rapidissimi misure coraggiorse che convincano i mercati ad investire sui nostri titoli o siamo al default. Non solo. Se cadiamo noi cade la Ue, che già da tempo non gode di buona salute. Ergo: nella manovra che verrà approvata in via definitiva tra pochi giorni non risiede solo il futuro della nazione ma dell’Unione.

C’è voluto il presidente della Banca centrale europea (Bce), Jean-Claude Trichet, a rammentare quale responsabilità gravi sulle spalle del Governo. Con un collegamento diretto al Workshop dello Studio Ambrosetti di Cernobbio ieri il numero uno della Bce, vicino a fine mandato, ha richiesto garanzie al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulla sicurezza della manovra e ha ribadito che “occorrono riforme strutturali forti”, perché la “crisi continua”. E si potrebbe aggiungere che non ha nessuna intenzione di fermarsi.

Già, perché la congiuntura è storica e sarà la Storia a decidere come è stata gestita la crisi. A partire dai vertici internazionali, ovvero dallo stesso Trichet, che – diciamolo – oltre ad essere preoccupato per la stabilità internazionale è piuttosto impensierito dal fatto che, per aiutare l’Italia, si sta giocando la reputazione.

La Bce – Non è un segreto: la Bce ha già investito circa 30 miliardi di euro nell’acquisto di Btp italiani malgrado il dissenso della Germania. La mossa era motivata dal tentativo di assicurare i mercati sulla solidità dei nostri titoli e abbassare il gap oceanico tra questi e i Bund tedeschi (elementi di paragone, la cui distanza stabilisce quanto uno Stato sia vicino al fallimento). L’effetto sperato era stato raggiunto: il differenziale sugli spread era diminuito e Piazza Affari si era ripresa, di poco ma abbastanza per approvare una manovra che rilanciasse l’economia e tagliasse le vacche grasse delle caste. Insomma, giusto quello che si attendeva la Ue: tante liberalizzazioni, molti ammodernamenti, poche riserve e nessuno sconto. Non è accaduto. Anzi.

Il risultato lo si è visto alla chiusura delle Borse di venerdì: nell’incertezza di una manovra mai definitiva neppure negli intenti, Milano è precipitata in – 3,89% e lo spread è risalito ai numeri di agosto prima della prima stesura di finanziaria: 324 punti di differenziale. Un abisso.

Ora, il punto è: cosa farà la Bce, nostro ultimo salvagente? Le future iniziative della Banca le ha spiegate bene Il Sole 24 ore in questi giorni. Per evitare che le speculazioni divorino il Vecchio Continente, la Bce potrebbe purgare l’Italia negandole altri aiuti, cosa che causerebbe il crollo delle nostre strutture bancarie, incapaci di finanziarsi.

Il messaggio sarebbe chiaro per i mercati: coloro che non rispettano i patti di risanamenti del debito come promesso, verranno abbandonati per salvare gli altri. Una sorta di selezione “naturale” della finanza.

La strategia sarebbe opportuna se l’Europa non fosse un’Unione, dunque, se lasciare a se stessa una parte non implicasse la disintegrazione dell’intero sistema monetario, una cosa che non gioverebbe a nessuno, neppure alla Germania che già da settimane vellica la divisione dell’euro in 2 tronconi, uno per i paesi virtuosi (loro) e l’altro per i viziosi (noi).

Di contro, se la Bce continuasse con gli acquisti dei nostri Btp, le difficoltà sarebbero parecchie. Innanzitutto, le Borse si convincerebbero definitivamente che siamo cavalli senza briglia politico-economica (cosa, per altro, già vera ma finché il Governo regge, ufficialmente, siamo ancora garantibili dalle strutture internazionali).

napolitano
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Verremmo, dunque, considerati una sorta di paese satellite alle dipendenze degli Stati forti, Germania e Francia e, venendo a mancare alle promesse di risanamento del debito, la credibilità dell’intera Unione andrebbe a farsi benedire.

Quindi tra l’amletico dilemma, intervenire o non intervenire, Trichet tribola nel mezzo e invoca San Napolitano di fare il miracolo: convincere il Governo a rimettere mano alla prima versione della manovra di luglio-agosto – quella che prevedeva tagli immediati delle Province, della politica, supertasse per redditi alti, privatizzazioni, liberalizzazioni, vendita dei patrimoni immobiliari statali, riforma previdenziale e taglio di enti inutili – e completarla con misure a lungo termine di rilancio economico diminuzione della disoccupazione.

Fin d’ora bisognerebbe suggerire a Trichet di mettersi il cuore in pace: poco di tutto questo verrà fatto. Le misure richiederebbero un coraggio che, non solo questo ma nessun Governo, si darebbe. Troppe lobby si irriterebbero e troppe categorie negherebbero sostegno e voto a questa o quella parte. Perciò, resta solo la stretta agli evasori che, tuttavia, da sola non basterà a ridurre il deficit e contenere le speculazioni, quindi tra pochi mesi (forse settimane) saremo daccapo. Tutti insieme sull’orlo dell’abisso, finché l’orlo regge. Welcome to Italy, Jean-Claude Trichet.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews