Manovra al Senato mentre si ferma il pubblico impiego. Schifani: sì entro Natale

Il Presidente del Senato, Renato Schifani

Roma – Partirà nel pomeriggio l’esame della manovra al Senato, da parte delle commissioni Bilancio e Finanze, in vista del passaggio mercoledì mattina nell’aula di Palazzo Madama e quindi un’approvazione lampo prospettata entro venerdì, come sincero e caldo augurio di Buon Natale a tutti gli italiani.

Ironie a parte, il licenziamento del testo definitivo è un’urgenza a cui il Paese non può – almeno così pare – sottrarsi e il presidente del Senato, Renato Schifani, ha ribadito l’impegno di Palazzo Madama ad approvarlo in via definitiva entro Natale. Forse proprio in vista del materializzarsi degli annunciati ‘sacrifici’ a ridosso delle feste il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, alla luce di quanto dichiarato da Giulio Tremonti, ha smentito con decisione che possa arrivare la prossima primavera un altro decreto simile e un’ulteriore batosta per i cittadini;  Passera ha replicato anche alle critiche di Diego Della Valle sulla necessità di tassare prima di tutto i patrimoni.

Il governo guidato da Mario Monti sta lavorando per improntare la manovra non a nuove e più gravose tasse – come finora è sembrato ai più – ma impiantendone le basi in provvedimenti che ormai tutti conoscono di nome, in attesa di vederli applicati nei fatti, come l’abolizione di circa 500 detrazioni fiscali che tolgono alle casse dello Stato gettiti per 160 miliardi annui (il 10% del Pil) o il recupero di gettito dalla lotta all’evasione. Sui tagli alle detrazioni il terreno è delicato, perchè più della metà di queste norme riguarda le persone fisiche e in particolare i redditi da lavoro e da pensione.

Altri capitoli della manovra che il ministro Passera ha detto di voler riportare in primo piano al Senato sono il dossier liberalizzazioni (taxi e farmaci di fascia C), cui si potrebbe aggiungere anche la voce strade e autostrade. Mercato del lavoro e ammortizzatori sociali sono i settori su cui si è pronunciato il ministro competente, Elsa Fornero, proprio nel giorno in cui prosegue la mobilitazione contro la manovra di diverse categorie professionali impiegate nel settore pubblico: medici, dipendenti delle poste e insegnanti.

Lo sciopero nazionale unitario, indetto da Cgil, Cisl e Uil, sta vedendo nella giornata odierna un blocco di 8 ore per gli statali, diversamente distribuito. Il settore scuola prevede lo sciopero di 1 ora degli insegnanti, a fine lezioni, mentre lo stop è ‘integrale’ nelle università.  I dipendenti delle Poste si fermano invece nelle ultime tre ore di turno, come i lavoratori del settore energia. Per l’adesione di personale medico ed infermieristico sono a rischio per tutto il giorno visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici non urgenti, mentre è garantito tutto ciò che ha ‘codice rosso’ (Pronto soccorso, interventi 118 e operazioni urgenti).

Proprio la categoria degli operatori del settore sanitario è quella più agguerrita raccolta in mattinata davanti al Palazzo di Montecitorio. Il segretario Fp Medici della Cgil, Massimo Cozza, ha dichiarato: «La manovra porterà ad avere medici sempre più anziani e turni di lavoro notturni sempre più massacranti. Il servizio sanitario nazionale verrà definitivamente strangolato».  


Laura Dabbene

foto www.wakeupnews.eu

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