Manovra Monti: le misure d’emergenza e le lacrime del ministro Fornero – VIDEO

ROMA – Dopo tre ore di riunione, il consiglio dei ministri ha approvato il decreto correttivo dei conti pubblici del presidente del Consiglio.

Mario Monti ha dunque annunciato ai giornalisti le misure di emergenza per rispondere alle tensioni sul debito, spiegando: «Colpa del debito pubblico è degli italiani e il rischio è di compromettere quanto fatto in 60 anni».

«Abbiamo elaborato una manovra che riteniamo equa e giusta, con la cura nella distribuzione dei sacrifici», ha aggiunto. E ha poi detto di confidare nel senso di responsabilità della politica, smentendo di fatto anche le indiscrezioni che rilanciavano una sua eventuale candidatura per le prossime elezioni politiche: «Mi preoccupo della buona riuscita dell’interesse dell’Italia e dell’Europa ed è un peso e una responsabilità straordinaria. Se porterò a termine questo compito ne avrò sicuramente abbastanza».

Via le giunte provinciali e riduzione del numero dei consiglieri regionali. Riduzione del numero dei membri delle 8 authority (da 50 a 28 membri). Tagli ai costi della politica e dichiarazione dei possedimenti anche in fondi d’investimento, azioni e obbligazioni.

Per quanto riguarda le piccole imprese, fiscalità non punitiva ma allargamento della base imponibile con estensione dell’imposta bollo anche a titoli e ad altri prodotti finanziari. E imposta dell’1,5% sui capitali rientrati con lo scudo fiscale».

La pensione sarà calcolata per tutti con il metodo contributivo. «Ogni euro versato da giovane capitalizza di più e se si va in pensione prima la pensione è più bassa», ha detto Elsa Fornero, ministro del Welfare, aggiungendo: «62 anni per la pensione delle donne, 66 per gli uomini. Non ci sono più finestre né le quote, anticipiamo così le misure previste dal precedente decreto correttivo». Ci sarà anche un lieve aumento di aliquota contributiva per gli artigiani, per i commercianti, ma saranno estese le tutele assistenziali per le partite Iva, con i congedi sia per gli uomini e le donne.

La convergenza invece tra uomini e donne per l’età di vecchiaia a 66 anni (che per gli uomini è prevista fin dal 2012) sarà raggiunta nel 2018. Tuttavia le donne dipendenti del settore privato andranno in pensione di vecchiaia a partire da 63 anni già nel 2012. Si tratta di uno scalino di 3 anni, nel 2011 andavano infatti a 60 anni. Sarà flessibile successivamente come detto, la scelta delle pensioni nel settore privato da un’età minima di 63 anni a 70 per le donne e da 66 a 70 per gli uomini, calibrata su incentivi per chi resta e disincentivi per chi va via prima.

Il blocco della rivalutazione rispetto all’inflazione per le pensioni di importo superiore al minimo (467 euro) varrà per il 2012 e il 2013. Le minime avranno la perequazione totale. Ma chi ha maturato entro il 31 dicembre i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa vigente, prima della data di entrata in vigore della manovra, potrà accedere alla prestazione pensionistica con il vecchio sistema e potrà chiedere all’ente di appartenenza la certificazione di questo diritto.

Nello spiegare i contenuti della riforma previdenziale il ministro Fornero non ha saputo nascondere  la commozione ed è scoppiata in lacrime in diretta tv.

«Intervento fiscale per favorire gli imprenditori che mettono capitale nelle loro aziende – dice il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera – defiscalizzando l’impatto dell’Irap sugli utili». E ancora: «Fondo di garanzia di 20-25 miliardi di credito per le piccole e medie imprese», ha aggiunto Passera sottolineando l’inaugurazione di una serie di tavoli improntati alla produttività e sulla riformulazione del mercato del lavoro.

Inoltre sblocco di diverse decine di miliardi per le infrastrutture: «Non basta che le aziende siano competitive, serve competitività anche intorno a loro», ha spiegato Passera, sottolineando che l’Italia «sulle infrastrutture ha accumulato molti ritardi: procedure, meccanismi, la mancanza di decisioni».

Tra le misure anti-crisi varate dal Consiglio dei ministri sono state deliberate anche «un insieme di liberalizzazioni per la vendita di farmaci (quelli di fascia C), per i trasporti e per gli orari degli esercizi commerciali».

Torna anche la tanto discussa Ici sulla prima casa, inserita nella nuova imposta municipale (Imu) e aumenta l’addizionale Irpef (fino al 1,23%) a disposizione delle regioni. Sulle prime case l’Ici-Imu sarà al 4 per mille, sulle altre al 7 per mille. Con la rivalutazione delle rendite l’intervento vale 10-12 miliardi di euro, infatti aumenterebbe di circa il 60% la base imponibile Ici. Esenzione fino 200 euro per le prime case.

Questi i contenuti della manovra “lacrime e sangue”.

Natalia Radicchio

Foto| via http://static.blogo.it/

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