Manifesto del sessismo

Roma – Tacchi a spillo, lingerie provocante, sguardo ammiccante e atteggiamento seducente. Belle ragazze in fila si mostrano in tutto il loro splendore giovanile al cospetto di un più che maturo signore. Sognano la fama e la gloria e per arrivarci sono disposte a tutto, anche a passare nel letto disfatto dell’uomo più potente d’Italia. “Libera scelta di vita – avranno pensato le giovinette – l’importante è arrivare”. D’altronde mamma e papà hanno dato il loro assenso, sono d’accordo nell’affermare che la cosa più importante è diventare famose e se il sesso è l’unico mezzo per arrivarci ben venga, significa che non si nasce belle per caso.  E allora bisogna essere accondiscendenti con quell’uomo attempato che potrebbe essere il nonno, se non il bisnonno delle giovanissime ragazze. Oltre alle feste in ville lussuose, dove ogni ben di dio fa mostra di se, la ricompensa più alta sarà una vita ricchissima di fama, di gloria, di divertimento e tanti tanti soldi.

Allora è tutto regolare! Non si fa nulla di male, si segue solo l’iter naturale delle cose. Un brutto risveglio quando scoppia lo scandalo. Quelle persone importanti, che avevano programmato gli incontri con il numero uno d’Italia, vengono accusate dai magistrati di induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile per il caso Ruby.  Emilio Fede, Nicole Minetti e Dario Mora, in arte Lele, tutti indagati a vario titolo per quella brutta parola che è “prostituzione”.  Ma non era solo questione di affari? Do ut des: do sesso in cambio di notorietà, nient’altro. Ed ecco che, questa volta separate, tutte le ragazze fanno a gara per affermare che non sono prostitute, che li non si faceva nulla di male e persino che non ci sono mai state in quella villa.

Niente di sconveniente, nulla di peccaminoso. Eppure gli effetti all’esterno di quelle mura dorate sono stati dirompenti. Sara, Yara, Melania, Meredith, solo per citare le più note alle cronache di questi ultimi mesi, i nomi delle vittime di quel modo di pensare e di agire. Donne oggetto nelle mani di uomini (e altre donne) convinti del proprio diritto di possedere l’anima e il corpo femminile. Violenze di gruppo o solitarie dettate dall’idea corrente che le donne devono rimanere al proprio posto e soddisfare le voglie e i bisogni dei maschi. E quelle ragazzine del Bunga bunga sono le complici involontarie di questo status quo, confermando il ruolo subalterno che le donne devono ricoprire, nella mentalità diffusa,  in questa società.

Un altro complice, forse molto più cosciente, è il nostro presidente del Consiglio, che oltre a mettere in campo in maniera pratica l’idea sessista della società italiana, impedisce che vengano presentate, discusse e attuate politiche paritarie in termini di discriminazione sessuale, introducendo leggi più dure in materia di reati contro la morale, l’abuso sessuale, le molestie e l’integrità psicologica e fisica della donna. Ma quel che rende il premier ancor più colpevole della divulgazione del manifesto sessista è che attraverso il suo esempio convince i cittadini italiani della giustezza di quel modo d’agire. E allora ecco che, giusto ieri, tre diciassettenni in vacanza stuprano una ragazzina quindicenne e si difendono affermando che lei era consenziente.

Il sesso, quindi, viene usato da alcune donne come mezzo di scambio in quanto insicure di potersi realizzare nella vita in maniera indipendente da esso. Mentre per troppi uomini viene utilizzato per intimorire le donne, sopraffarle e limitarne la loro capacità di azione nella società.

Sabina Sestu

Foto: www.novinite.com; www.telemusa.tv

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