Manhattan: la tv serie sulla nascita della bomba atomica

Il progetto Manhattan, quello che portò alla costruzione della prima bomba atomica, diventa un serial per WNG

2 luglio del 1943, 61 Stati in guerra, oltre 40 milioni di vittime, solo 766 giorni prima di Hiroshima. Così inizia Manhattan, la nuova serie di WGN AMERICA, la seconda originale dopo  Salem, che segue le vicende di uno dei campi segreti dove durante la Seconda Guerra Mondiale gli americani, aiutati da inglesi e canadesi, costruirono il primo ordigno nucleare.

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Uno dei poster promozionali (www.wngamerica.com)

LA STORIA ROMANZATA – Partendo da questo incipit macabro e molto dettagliato a livello temporale, la storia poi si sviluppa in modo non storiografico. Le personalità più importanti come Robert Oppenheimer o l’allora presidente Roosvelt ovviamente sono presenti, ma la narrazione è incentrata sulla vita di alcuni scienziati che portano avanti gli studi preliminari sull’energia nucleare al fine di costruire la bomba atomica. Due gruppi di ricerca lavorano parallelamente alla soluzione del problema, uno che ha il favore del comandante a capo del progetto e poi quello di Frank Winter (John Benjamin Hickey), un tormentato e burbero scienziato, poco amato dalle autorità. Intorno a lui e alla sua sparuta equipe (i fondi sono dirottati tutti verso il suo collega più bravo nelle pubbliche relazioni) e alle loro famiglie ruotano le vicende di Manhattan che più che un dramma storico è  un dramma esistenziale.

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La prima stagione di Manhattan sarà composta da 13 episodi (www.wngamerica.com)

AL CENTRO DI TUTTO L’UOMO – I personaggi, infatti, vivono a Los Alamos, una città fantasma, in un ambiente ristretto in cui nessuno dei partecipanti allo studio può (o vuole) dire a cosa stanno lavorando. Ogni documento è secretato, ogni azione monitorata e a nessuno sfugge l’enormità della faccenda. Ognuno però reagisce a modo suo di fronte ad un conflitto che ha fatto già milioni di morti e di fronte alla paura che i tedeschi siano più veloci o scaltri nella costruzione dell’arma finale. E la bellezza di Manhattan è proprio in questa gamma di reazioni e interazioni. La città è divisa tra chi sa (scienziati e altissimi vertici militari) e il resto della popolazione (le famiglie di questi e i rifugiati). L’aria che si respira è carica, non solo di radiazioni, ma anche dei dubbi e delle difficoltà che attanagliano i singoli protagonisti in un crescendo vibrante, soffocante.

LA VEROSIMIGLIANZA – Inutile dire che seguire i personaggi nella loro quotidianità e sempre più a fondo lungo il tunnel che li porterà a cambiare per sempre il volto dell’umanità ha qualcosa di terribilmente affascinate. Non si racconta la storia, ma qualcosa di verosimile che spaventa. In fondo, furono semplici uomini, con famiglie, figli, sogni e speranze a concorrere a uno degli abomini più grandi della storia. La linea che divide il bene dal male si fa ancora più sottile in Manhattan con un protagonista convinto di proteggere il suo paese e la sua famiglia mentre macina calcoli che porteranno alla creazione di quello che tutti in codice chiamano, minimizzando, “l’arnese”.

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Manhattan è la seconda serie originale di WNG (www. wngamerica.com)

POTENZIALITÀ – Sarà interessante scoprire se nei prossimi 12 episodi Sam Shaw, il creatore della serie, riuscirà a mantenere lo stesso livello del pilota, molto apprezzato da pubblico e critica. Se saprà sfruttare al meglio la grande varietà di sottotrame psicologiche, sociali e politiche che l’ambientazione del suo show può fornire. Non tutti i così detti period drama, infatti, sanno arrivare in profondità, alcuni si perdono lungo la strada, mancando occasioni o ripetendo se stessi, ma altri come, per esempio, Mad Men trovano il loro equilibrio e diventano capolavori senza tempo.

Elisabetta Tirabassi

@elisabettatb

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