MammAvventura Sessimo, razzismo e stereotipi gender nei giocattoli

top toy giocattoli sessimo genere (blogs.wsj.com)In gran Bretagna dal 2012 c’è Let Toys be Toys, in Francia dal 2001 alcuni gruppi  organizzano la Campagne contre les jouets sexistes, in Australia è stata addirittura una senatrice a lanciare la petizione No gender December. Cosa hanno in comune? La lotta agli stereotipi gender nei giocattoli, al sessismo che distingue quasi sempre (perchè ci sono poche, nobili eccezioni) la pubblicità con cui questi vengono indirizzati ai più piccoli, identificando – e quindi condizionando (in negativo) secondo alcune teorie – la loro identità sociale e culturale.

Spieghiamo meglio. Avete mai visto lo spot di una cucina giocattolo  in cui sono operosamente dediti alla preparazione gastronomica dei maschietti? O una pubblicità di un trenino dove sono tenere bimbe a maneggiare vagoni e binari? Ecco, questo è il nodo della questione.

DIFFERENZE DI GENERE NEI GIOCATTOLI – All’estero è molto vivo, da diversi anni, il dibattito sulla distinzione sessita tra giochi per maschi e giochi per femmine, cui spesso non si presta caso ma che è invece forte e predominante da parte della maggioranza delle case produttrici e dei distributori commerciali. Questo precoce orientamento può influenzare e condizionare lo sviluppo psicologico e comportamentale dei più piccini, non tanto in termini di scelte sessuali – come subito verrebbe da pensare – quanto piuttosto di presa di coscienza da parte di bimbi e bimbe delle proprie potenzialità e possibilità.

In poche parole: i giochi dell’infanzia, se troppo condizionanti in termini di distinzione tra ciò che è da “uomo” o da “donna”, avrebbero pesanti ripercussioni sulla percezione che ogni individuo ha di sè  e sul ruolo che la società si aspetta lui/lei svolga una volta divenuto adulto. Non solo: a subire le conseguenze negative di queste pressioni potrebbe essere anche l’autostima.

Ripetiamo il concetto. Se sono femmina e fin da piccola mi “insegnano” che i giocattoli più consoni a me sono le bambole e i mini elettrodomestici, mentre molto meno adatti risultano il meccano o i mattoncini Lego, sarò scoraggiata nell’intraprendere studi tecnico-scientifici. Se sono maschio e già nei primi anni di vita mi bombardano con l’idea che spingere un passeggino in miniatura o giocare con la cucina di mia sorella sia una cosa svilente perchè “da femmine”, crescerò con la convinzione che la cura della casa e della famiglia siano compiti esclusivamente da donne. Nei giocattoli, insomma, dominano (quasi) incontrastati gli stereotipi di genere.

toys gender neutral (theguardian.com)ECCEZIONI - Al sessimo (e quindi razzismo) implicito nei giacattoli qualche realtà commerciale pare avere già dichiarato guerra. Siamo ovviamente all’estero. Hamleys, catena britannica di grandi magazzini, ha abolito distinzioni di genere nelle corsie giocattoli, così la collega svedese Top Toy: dal 2012 il marchio scandinavo ha cancellato dai propri cataloghi e pamphlet promozionali quei pregiudizi sulla destinazione dei giochi a favore di una più equa neutralità. Ecco quindi un asciugacapelli di plastica, parte di un set che include spazzole, pettini e forbici da parrucchiere, utilizzato da un bel bimbo, mentre l’amichetta si gode – per una volta – il ruolo di cliente!

C’è poi l’americana GoldieBlox, fondata da un ingegnere laureato alla Stanford University, la cui attività nella creazione dei giocattoli si basa sull’idea che i propri prodotti debbano stimolare l’interesse delle bambine verso il mondo delle costruzioni, così da far scoprire loro lo studio delle materie tecniche. Ovviamente l’ingegnere laureato a Stanford è una donna e virale è diventato il video pubblicitario ideato per GoldieBlox: il titolo è  Princess Machine e vede la piccola protagonista con aspirazioni ben precise verso una gratificante carriera tecnico-scientifica. Simile il progetto di altri due ingegneri (donne) che hanno progettato Roominate, una casa per la bambole…da costruire da sè: femmina sì, alle prese con finti bebè, finte cacche e finti pannolini sì…ma l’edificio me lo faccio da sola!

Simbolo della lotta agli stereotipi di genere nel mondo dei giochi è anche Lammilly, l’anti-Barbie, creata dall’artista statunitense Nicolay Lamm a immagine e somiglianza di una 19enne media americana, alta 1 metro e 63 per circa 68 chilogrammi di peso: standard fisici molto diversi da quelli della sventolona supersexy che ha incantato intere generazioni di bambine.

Un dato interessante: sia GoldieBlox che Lammilly sono nati grazie all’autofinanziamento, raccogliendo i fondi necessari a produrre i primi prototipi attraverso il crowdfunding. Che significa? Forse che nessuna grande realtà produttrice reputava un’idea vincente e remunerativa quella di abbattere gli stereotipi e i pregiudizi “nascosti” in cicciobelli e macchinine radiocomandate?

Parla italiano (finalmente!) il mazzo di carte-gioco Cuntaline, parte di un progetto di Equal opportunities games di Barbara Imbergamo, anche questo reso possibile dal crowdfunding. Destinazione paritaria maschile-femminile hanno la maggior parte dei balocchi in vendita nei negozi del brand Imaginarium (che però è spagnolo…) ormai presenti in molte grandi città italiane, da sempre su questa strada delle pari-opportunità La Città del Sole.

teoria-gender-620x350persitoIN ITALIA - Nella lotta alle varie forme di sessismo nei giocattoli l’Italia non brilla per esempi eccellenti. Il Belpaese è quasi sempre in prima linea quando si tratta di ostacolare (vietare, bandire, mettere all’indice, censurare…)  i cosiddetti libri gender e chi osa leggerli nelle scuole, oppure condannare tutto ciò che non rientri nell’idea più tradizionale di famiglia = maschio+femmina+figli.

Con un po’ di ricerca sul web ci si imbatte in isolate voci che denunciano queste forme di razzismo di genere diffuse nel mondo dei prodotti per l’infanzia, come il blog e gli interventi di Giovanna Cosenza oppure il flyer Gioca Jouer dell’Associazione Comunicattive di Bologna, traduzione italiana della francese Campagne contre les jouets sexistes cui si accennava in apertura. Anche Un altro genere di comunicazione è un blog al femminile che ha deciso di dire no al sessimo nei giocattoli, prendendo a modello forme di attivismo sudamericane che “marchiano” fisicamente con adesivi i giocattoli sessisti in commercio. Sempre a livello di società civile si colloca l’azione di Scosse, Associazione di promozione sociale.

Praticamente il deserto a livello istituzionale, nulla paragonabile alle posizioni della senatrice australiana citata. Però in compenso abbiamo gruppi parlamentari fieramente contrari alle coppie di fatto, alle unioni civili per i gay, alle adozioni a coppie dello stesso sesso. E perfino un partito che vieta certi libri nelle scuole.

Qualche opinione gender-friendly tra specialisti di pedagogia/psicologia/scienze sociali c’è: una certa autorità in materia rappresenta Barbara Mapelli docente di Pedagogia delle differenze all’Università Milano Bicocca («Queste forzature tra giochi da maschi e da femmine creano gabbie, in tenerissima età, che si incardinano nella soggettività e diventano difficilissime da combattere. [...] Sono distinzioni limitative. Stereotipi oltretutto falsati [...] Questi temi non sono stravaganze: è accertato che problemi seri, dal bullismo all’anoressia, possono avere origine in modelli sbagliati di gioco», su l’Espresso, marzo 2014) o la rivista About Gender nata in seno alla Scuola di Scienze Sociali dell’Università di Genova.

genderbenderprevEDUCARE ALLA DIVERSITA’ - La tentazione di pensare che tutto ciò che viene etichettato come “gender” sia sinonimo di deviazione della sessualità una volta divenuti adulti è fin troppo facile e si presta a quella demagogia cui ampia parte della politica nostrana attinge per battere cassa durante la campagna elettorale. Far credere che un libro in cui è una principessa a salvare un principe dal drago sia un pericolo per i nostri figli, che li confonda o che li spinga verso l’omosessualità, è semplice in un mondo di adulti in cui dominano ignoranza e pregiudizi. Più complicato far capire che si tratta non di perigliose forme di devianza, ma di una sana educazione alla diversità – e al rispetto della diversità – forse perchè ciò che è diverso fa ancora (troppa) paura.

Fa paura vedere una bambina che sogna di fare l’astronauta, ma forse ancora di più un maschietto che spinge un passeggino giocattolo con dentro un bambolotto. Perchè non è “virile”, non è adatto alla figura di uomo che lui in potenza già incarna. Ma non è forse da uomo assumere un giorno il ruolo di padre, o magari anche di zio?

MammAvventura

 

foto: theguardian.com; blogs.wsj.com

 

 

 

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