MammAvventura. Gli ostacoli alla maternità: parco giochi o discarica?

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Il riferimento alla trasmissione televisiva Donnavventura – qualora sia stato colto – è volutamente casuale considerato che per chi è, o sta per diventare, madre il mondo intero, come lo si è sempre conosciuto, diventa un universo completamente nuovo e inesplorato, impenetrabile come la foresta Amazzonica ai tempi di Francisco de Orellana, ricco di sorprese, ma soprattutto di imprevisti e inaspettate, spesso assurde, difficoltà. La carta stampata e il web pullulano di rubriche e blog più o meno ironici sull’argomento – dalla pionieristica Elasti (www.nonsolomamma.com) a Manuela Campitelli, penna del Fatto e paladina della generazione dei genitoriprecari – ma un conto è leggerle certe cose, altro ritrovarsi ad affrontarle e per una mamma che sia anche – o meglio sia stata prima del lieto evento – una giornalista, la tentazione di trasformare tante piccole personali e private odissee quotidiane in uno sfogo da condividere con i lettori è un narcisismo a cui è troppo facile cedere.

Ed ecco spiegata, senza troppi giri di parole, la genesi di questo spazio: chiunque decida di proseguire nella lettura sia consapevole di trovare visioni della realtà e prospettive  alterate da uno status, quello di madre, che incide in maniera radicale sulla vita di una donna, trasformandola nel profondo quanto pochi (per non dire nessuno) altri eventi. Eppure, molti (soprattutto molte) scopriranno che l’esperienza soggettiva di chi scrive non è affatto una questione privata, ma una condizione collettiva e universale e sarà inevitabile esclamare: «C…o! È vero, è successo anche a me». Risultato (sperato e auspicato): sentirsi meno soli/e e magari riuscire pure, per un istante, a sorridere di ciò che ci ha reso la vita impossibile…anzi no…quasi impossibile…perché se siamo – e siete – ancora qui vuol dire che ai tanti ostacoli che la nostra società e la sua (pessima) organizzazione pongono alla genitorialità (non solo alla maternità) si può sopravvivere, con tenacia e orgoglio. E, per i più audaci, con la voglia di mettersi in gioco e in prima linea iniziare ad agire concretamente per cambiare questo mondo e renderlo a misura di bambino (e, perchè no, di genitori).

 

Parco giochi in via Roverella a Roma: degrado e abbandono delle aree per i bimbi sono un problema diffuso nella Capitale (foto: romafaschifo.com)

Parco giochi in via Roverella a Roma: degrado e abbandono delle aree per i bimbi sono un problema diffuso nella Capitale (foto: romafaschifo.com)

IL ‘MONTE DELLE CICCHE’ A S.MARIA LIBERATRICE DI TESTACCIO

La prima MammAvventura parla proprio di mamme e papà che, stanchi di aspettare una risposta dalle istituzioni (una risposta-azione attiva e fattiva, non una risposta-promessa modello “pagherò”), hanno scelto di non continuare a lamentarsi con il consueto bla-bla-bla, ma passare al contrattacco. Vi ricordate quello spot pubblicitario in cui un plotone di mamme si carica per la battaglia giornaliera con una danza propiziatoria che evoca l’Haka degli All Blacks? Ecco, qualcosa di simile è successo a Testaccio, quartiere romano che prende il nome dal suo Monte dei Cocci, una collina nata dall’accumulo – nell’antichità – di resti di anfore e testi (da qui Testaccio) di terracotta.

Nel cuore del Rione rischiava però di sorgere una nuova altura, molto più contemporanea e pericolosa per l’ambiente e la salute dei suoi abitanti (bambini in particolare): il Monte delle Cicche. Il tutto a due passi da un’oasi felice come il parco giochi che – al centro della piazza di S. Maria Liberatrice – è vissuto ogni giorno da centinaia di bimbi, genitori e nonni non solo testaccini, ma anche provenienti da zone vicine (S. Saba, S. Paolo, Monteverde, Aventino) dove (a detta loro) non ci sono spazi per i piccoli così belli e piacevoli. Questo almeno fino al 2013, perché con il nuovo anno l’ordinaria e quotidiana manutenzione dell’area, appaltata dal Comune di Roma ad una cooperativa, è venuta a cessare: niente pulizia, niente servizio di apertura-chiusura, niente di niente perché, quando mancano i soldi, dove si va a risparmiare e chi si può penalizzare?

In poco tempo, nella quasi totale noncuranza, il senso di abbandono è divenuto evidente in termini di accumulo di  detriti (a Testaccio direbbero ‘monnezza tanto per essere chiari) di ogni genere. Quasi totale noncuranza…e proprio quel “quasi” ha fatto la differenza. Un bel giorno, sulla cancellata di recinzione del parco, è apparso infatti lo zio Sam de ‘ noatri con suo «I want you» e il dito puntato verso chi avesse il tempo di leggere (e la sensibilità di cogliere) la chiamata alle armi insita in quel cartello. Il Comitato di mamme, papà e nonni dell’area giochi – gruppo spontaneo e indipendente che da tempo in sordina si prende cura del destino di questo spazio – invitava tutti a qualche ora di pulizia volontaria, la domenica successiva. E così nel sole propizio di una mattina d’inizio primavera uno sparuto gruppo di genitori armati di buona volontà e scopettoni – acquistati a spese del Comitato e ripagati grazie al contributo di vari esercenti commerciali che si affacciano sulla piazza – ha compiuto il miracolo. Da allora le domeniche di lavoro volontario sono diventate quattro – suscitando un barlume di interesse da parte dei mezzi di informazione   – e qualche membro di questa eroica Armata Brancaleone di spazzini improvvisati si occupa anche di chiudere la sera e riaprire la mattina i cancelli del parco giochi, in modo che durante la notte non accada quanto è fin troppo facile immaginare.

Un altro parco giochi lasciando all'incuria a Tor de' Cenci a Roma (foto: romatoday.it)

Un altro parco giochi lasciato all’incuria a Tor de’ Cenci a Roma (foto: romatoday.it)

SPARURO. EROICA. Non a caso si sono scelti questi aggettivi, perché non tutto è roseo come sembra e sarebbe erroneo immaginare un esercito di genitori accorsi a tutela del luogo “bene comune” dove i pargoli razzolano abitualmente. Se ci fosse stata, per imbracciare scopa e paletta, la stessa ressa che solitamente si accalca nel tentativo di accaparrarsi la prima altalena libera, si sarebbero in poche ore potuti ripulire non solo i 40 mq dello spazio gioco, ma l’intero Rione XX.

Dei centinaia di utenti quotidiani si potevano infatti contare sulle dita di due mani quelli disposti ad investire un po’ di tempo e di energie per occuparsi di un bene così prezioso come la serenità dei piccoli, non solo i propri. Non che si sentissero eroi, sebbene chi scrive li abbia definiti tali, ma semplicemente mossi dalla volontà di non restare inerti e indifferenti davanti al lento distruggersi di uno spazio vitale di divertimento, tanto più importante in una città come Roma, dove pochi privilegiati hanno una villa con giardino privato o un appartamento abbastanza spazioso per far scorrazzare i bambini.

Impossibile sapere ora quale sarà l’esito della “lotta” dei genitori-netturbini, certo è però che questi hanno nel loro piccolo già raggiunto un traguardo importante: diventare per i propri figli un modello degno di essere imitato. Se conoscete storie e vicende simili, o se ne siete stati protagonisti, segnalatecele lasciando un commento: sarà un modo per far conoscere realtà spesso ignorate e sostenere la “resistenza” di tanti genitori.

Appuntamento alla prossima settimana con una nuova MammAvventura!

MammAvventura

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2 Risponde a MammAvventura. Gli ostacoli alla maternità: parco giochi o discarica?

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    Laura 03/06/2014 a 15:30

    Ho letto e segnalo di alcuni residenti del quartiere Monteverde, sempre a Roma, che hanno iniziato a pulire autonomamente marciapiedi e aiuole. Un noto quotidiano nazionale ne ha parlato nella cronaca locale pubblicando, oltre ad alcune foto, i nomi di Silvia Tognoloni, credo la promotrice dell’iniziativa, e di Elda Dal Pont. Mi pare giusto ricordarle anche qui e fare loro i complimenti! I privati cittadini non dovrebbero mai trovarsi costretti a sostituirsi alle istituzioni quando si tratta di servizi per cui già pagano le tasse, ma se queste seconde sono assenti è lodevole che ciò avvenga, se non altro per dimostrare che non siamo tutti uguali, che non tutti restano indifferenti al degrado, e anche che qualcuno è davvero migliore di chi li governa.

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    Alessandro 30/06/2014 a 16:08

    Anche a Porta Portese/via Ettore Rolli cittadini e commercianti si sono ritrovati a dover ripristinare di propria iniziativa il decoro di un piazzale dove, tra l’altro, c’è pure una piccola area con giochi per bambini. Ma il Comune dove sta? Possibile che una città come Roma, zone centrali mica estrema periferia (dove comunque non dovrebbe succedere di assistere a situazioni di abbandono), debba affidarsi alla buona volontà dei privati e non abbia un apposito servizio? http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/06/28/foto/i_cittadini_ripuliscono_il_piazzale_pedonale_di_porta_portese-90230506/1/#1

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