MammAvventura e lacrima facile ovvero maternità e emotività

emotività rapporto madre figlio (d.repubblica.it)La vendetta dell‘emotività. Avere i lacrimoni agli occhi guardando un melenso filmone romantico? Emozionarsi davanti alla più banale delle manifestazioni d’affetto? Fermarsi ad osservare i bambini con un inspiegabile slancio di tenerezza nei loro confronti? Ma anche non riuscire più a “reggere” come prima il peso di certe notizie drammatiche e tragiche, soprattutto se coinvolgono l’infanzia?

Se anche a voi è successo tutto questo dopo essere diventate madri consolatevi. Non siete sole…

DA LADY DI FERRO A “PIAGNONA” – Una vita trascorsa a sfatare una certa immagine stereotipa femminile, per cui davanti a drammoni sentimentali da grande schermo ci si aspetta da una donna almeno un accenno di singhiozzo, vanificata in appena 9 mesi! Se anche voi siete tra quelle donne combattive e dal carattere forte, quelle che magari hanno sempre avuto una spiccata inclinazione “maschile” alla competizione, che con l’arrivo di un bebè hanno assistito alla vendetta (con interessi) della propria emotività, questa mammAvventura fa al caso vostro.

Tra le possibili conseguenze della maternità, infatti, va annoverata anche quella di un accentuarsi della sensibilità emotiva e a confermarlo sembrano non esserci soltanto testimonianze dirette di donne a cui è accaduto, ma anche valutazioni “scientifiche” di esperti secondo cui, dal momento in cui si inizia a desiderare un figlio e fino al compimento del terzo anno del bimbo, si verificano forti trasformazioni a livello emotivo. Il baby brain – ovvero l’accentuarsi dell’emotività in gravidanza – è fenomeno noto e riconosciuto, mentre meno chiara è la scienza su quanto succede nel periodo successivo, tranne il fenomeno studiatissimo della depressione post-partum.

emotività lacrime commozione (amando.it)IL BABY BLUES – L’iperemotività avrebbe delle radici che affondano nel legame fortissimo, quasi simbiotico, tra madre e bimbo: la neomamma va infatti incontro ad una vera rivoluzione del proprio modo di sentire e percepire il mondo che la circonda, dettata dalla presenza del cucciolo. Una mamma impara a “sentire” anche attraverso il proprio piccolo ed è come se le sue antenne percettive fossero diventate più sensibili e ricettive in modo da aiutarla nella comprensione dello sviluppo psicologico e emotivo del bambino.

Un’emotività più spiccata è del tutto normale anche semplicemente considerando quanto l‘esperienza della maternità sia sconvolgente per una donna a livello intimo e privato, ma anche pubblico e sociale. Questa non va giudicata in maniera troppo rigida e severa etichettandola semplicemente come “trionfo delle crisi di pianto”, ma occorre invece leggerla come fase positiva in cui vivere in modo più partecipato e totalizzante le diverse esperienze della quotidianità, captare i sentimenti e i vari mood che ci circondano in maniera ricca e sensibile come mai era successo prima.

Personalmente sono diventata più fragile davanti a tutte quelle brutte notizie – spesso di cronaca – che coinvolgono minori, dagli episodi di violenza e pedofilia, fino a fenomeni generali come quello della mortalità infantile in molti Paesi o della fuga da realtà in cui regnano povertà, fame, guerra. Mi è difficile guardare un film in cui la vita di qualche bambino è in qualche modo messa in pericolo, persino quelli di fantascienza quando – in un futuro apocalittico – si scatenano guerre di sopravvivenza per cui l’infanzia – età da dedicare al gioco e alla spensieratezza –  diventa invece momento di crescita obbligata anzitempo.

dimensione-cervelloSARA’ COLPA DEL CERVELLO? – Che una crescita dell’emotività nelle neomamme esista sembra quindi essere un dato di fatto, ma le motivazioni non sono altrettanto chiare. Da cosa può dipendere? Forse  nelle irrimediabili trasformazioni che subisce il cervello femminile dopo la gravidanza?

Tra le bizzarre ricerche sulla psicologia della donna-mamma ne esiste infatti anche una della professoressa Liisa Galea della British Columbia University. Secondo questa psicologa tra i cambiamenti nel cervello delle madri non solo alcuni sono temporanei e altri permanenti, ma addirittura uno di questi interesserebbe le dimensioni: nei 9 mesi di gestazione, il cervello si ridurrebbe di volume – meno 8% circa – per poi tornare al suo status pre parto circa 6 mesi dopo la nascita del bimbo.

Questo processo di “stringi-allarga” influenzerebbe – non si sa bene come – le capacità cognitive della donna. Il nostro cervello diventa più piccolo e quindi diventiamo più sentimentali, cioè “piagnone”? Chissà…

Voi che ne pensate?

MammAvventura

Foto: amando.it; d.repubblica.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews