MammAvventura Indovina che viene a cena…l’ora della pappa

pappa allattamento biberon (blog.pianetamamma.it)

Quando l’ora della pappa tocca a papà…

Nell’immaginario romantico costruito intorno all’idea della maternità un posto di rilievo occupa il momento della pappa, sia nei primissimi mesi, sia quando il bimbo cresce e arriva l’ora dello svezzamento, da vivere felicemente sostituendo d’emblée il latte con misteriosi intrugli frullati, provenienti da bucoliche oasi biologiche dove pascolano mucche felici e crescono rigogliose verdure OMG free. L’alimentazione dei piccoli genera improbabili mitologie anche quando arriva per loro l’età scolare, per cui si immaginano bimbi sempre felici di fare colazione come neanche la famiglia del Mulino Bianco, oppure cenare serenamente abbuffandosi di buon grado con qualunque portata servita in tavola. Ma la realtà è molto diversa…

ALLATTAMENTO MATERNO, GIOIE E DOLORI – Quella di attaccare al seno il proprio frugolotto è una gioia paragonabile a poche altre, ma non sempre la suzione è un processo spontaneo e indolore per cui la neo mamma va spesso incontro a problemi come le terribili ragadi. La causa, spiegano gli esperti, è la sbagliata modalità con cui il vorace neonato afferra il seno, tenendo in bocca solo il capezzolo e non l’intera areola: ecco quindi strane manipolazioni della mammella per far sì che entri come si deve nella minuscola boccuccia del piccino e ricorsi – qualora il danno sia già stato fatto – a rimedi come i paracapezzoli in lattice che ricordano un po’ i preservativi e fanno pensare che – forse – era meglio (9 mesi prima) usarli…i preservativi.

Altro inconveniente che può spezzare la magia dell’allattamento è l’eventuale “pigrizia” del neonato, che tende ad addormentarsi durante la poppata: in ospedale consigliano di tenerlo vigile con leggeri  pizzicotti o solleticando i piedini, ma spesso nel cuore della notte, quando si vorrebbe tornare anche noi nel mondo dei sogni, la tendenza può essere duplice, cioè addormentarsi a nostra volta (risvegliandosi ore dopo con ancora il bimbo appesso alla tetta, mal di schiena e torcicollo), oppure destare il dormiglione con  troppo vigore, causando l’inevitabile pianto con urla…al che il poppante molla la presa e bisogna ricominciare con la manipolazione di cui sopra!

IL TIRALATTE, DA MAMMA A FATTRICE – Motivi vari legati al comportamento del neonato, ad esigenze materne o ancora a cause esterne di forza maggiore, possono obbligare la neo mamma a ricorrere al tiralatte, nella doppia versione manuale o elettrico. Con questo apparecchio da mungitura attaccato al seno, che di norma al di là delle apparenze è indolore e non provoca ragadi, tende ad accentuarsi la sensazione di essersi trasformata da mamma in una semplice fonte di nutrimento per il bebè e, almeno chi scrive, pensava tapinamente a se stessa nei termini di una vera e propria fattrice. Già la femminilità, nella sua accezione di seduzione e sensualità, viene soppiantata dopo il parto da sconvolgimenti non indifferenti, in più sentrisi come la mucca Carolina con un aspiratore attaccato alle mammelle non è proprio il massimo per l’autostima. Indispensabile quindi evidenziare i lati positivi: il tiralatte non morde, non si addormenta, pesa molto meno di un neonato e quando lo staccate non si mette a piangere, nè lo dovete cullare.

pappa svezzamento (mammaoggi.it)

L’ora della pappa fase II: lo svezzamento…come lo immaginiamo

ALLATTAMENTO ARTIFICIALE – Fermo restando che l’allattamento al seno è sempre preferibile per la salute del neonato, in qualche caso è giocoforza ricorrere al latte artificiale. Quale scegliere? Davanti all’enorme offerta commerciale si prova un senso di disorientamento: mille marche e tipologie diverse, ognuna ammiccante e con confezioni sulle cui etichette si elogiano le virtù come prodotto ottimale per la salute del bimbo. Attenzione, indispensabile tenere a mente il principio fondamentale sempre valido: vostro figlio è un business e il mercato sarà spietato nello sfruttare la vostra disponibilità a fare qualunque cosa e spendere qualunque cifra per il suo bene. L’unica autorità da seguire è quella del pediatra, insieme a quella del piccolo affamato che potrebbe avere gusti particolari o qualche intolleranza a certi tipi di latte, ma mi sento in dovere di condividere con voi – amici lettori – quanto successo alla sottoscritta, che la dice lunga sulle leggi del mercato.

Nell’ospedale in cui è nato il mio fagottino un ottimo infermiere, durante un corso accelerato di puericultura per mamme in procinto di lasciare il reperto, elargì una “dritta” niente male: tutti i tipi di latte in polvere sono uguali, quindi meglio scegliere quello che il farmacista sotto casa garantisce di avere sempre a disposizione! Inutile dire che il (furbo) “farmacista sotto casa”, al povero neopapà mandato in missione, ha rifilato uno di quelli più costosi in commercio (meno male che almeno il pupo ha gradito, poppando di gusto e crescendo a vista d’occhio!)

SVEZZAMENTO O ESPLOSIONE ATOMICA? – Non meno complicata diventa la pappa quando il pediatra prescrive l’inizio dello svezzamento e molto dipende dal pediatra stesso: alcuni sono cauti al punto da non introdurre più di un cibo alla volta – rischiando di rimandare al 18° compleanno l’assaggio della pizza – altri hanno un approccio meno rigido e procedono per categorie più o meno standard (step 1: verdure base patata-carota-zucchina e frutta mela-pera; step 2: carni bianche + aggiunta verdure finocchio-bieta-lattuga; step 3: pesce e carni rosse; step 4: prosciutto cotto e formaggi “light” + prova uovo, etc…). E’ in questa fase che si scoprono alcuni prodotti atti a preparare pappe-intruglio come le farine di riso, di cereali o di mais e tapioca, e ancora il maremagnum di omogeneizzati, semplici o già mixati negli abbinamenti più gettonati; inutile dire che ancora di più in questo settore la concorrenza tra prodotti in vendita diventa spietata e davanti a voi si parerà una scaffalatura di cibi per bambini da far impallidire la Muraglia cinese.

pappa svezzamento rifiuto cibo (mammanellarete.nostrofiglio.it)

L’ora della pappa fase II: lo svezzamento…come non lo vorremmo mai immaginare!

Ma ciò che può rendere lo svezzamento la più ostica delle mammAvventure sarà la capacità della piccola peste di sputacchiare la pappa ovunque, mettersi le mani in bocca e poi sulla faccia o nei capelli (anche i vostri purtroppo), allungare le manine per prendere il cucchiaino e sventolarlo fino a schizzare il soffitto, scuotere la testolina ostinandosi a non aprire la bocca, tentare di alzarsi in piedi e balzare fuori dal seggiolone, strillare perchè è finito il programma tv capace di “ipnotizzarlo” fino a fargli ingoiare senza battere ciglio persino l’olio di ricino. Eppure ogni genitore deve essere ben felice di affrontare tutto ciò pur di avere un bimbo dal sano appetito perchè, lo testimonia chi ci è passato, è molto, ma molto meglio di una peste che di mangiare la pappa non ne vuole proprio sapere.

E QUANDO SI CRESCE…- Coraggio mamme e papà, non appena superata la fase svezzamento, quando il bimbo sarà abbastanza grande da mangiare da solo e maneggiare le posate – almeno forchetta e cucchiaio – senza cavarsi o cavarvi un occhio, il momento della pappa diventerà una passeggiata. Questo ciò che comunicano gli spot pubblicitari, pieni di pargoli che non si strafogano solo di merendine e sofficini, ma mangiano ogni sorta di frutta e verdura con la stessa golosità con cui sbranano un cono gelato, sempre felici di ogni piatto cucinato in famiglia, sia una scatoletta di carne in scatola, di una vagonata di bastoncini di pesce surgelati o di un’insalta. Ma sarà vero? Chiunque abbia mangiato con gusto un’insalata prima dell’età adulta è libero di crederci…

MammAvventura

foto: blog. pianetamamma.com; mammaoggi.it; mammanellarete.nostrofiglio.it

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