MammAvventura: incubo e maledizione del passeggino astronave

Entrare in un qualsiasi negozio, o peggio in un bar o ristorante, cercare di salire su un mezzo pubblico oppure percorrere un’affollata strada del centro ed essere squadrati da testa a piedi, radiografati per non dire scannerizzati, osservati con sospetto e circospezione neanche foste gli alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo. Tutto ciò non perchè si indossi qualcosa di anomalo e bizzarro, ma per il semplice fatto di spingere una carrozzina o un passeggino: neanche Schettino, se mai volesse riprovare l’inchino con la Concordia, verrebbe giudicato con la severità riservata ai possessori di questo mezzo di trasporto per infanti.

IL TRIO CARROZZINA-OVETTO-PASSEGGINO - Ma l’incubo del passeggino inizia ben prima del suo concreto utilizzo, nel momento esatto in cui il significato di Trio cambia per sempre: da gruppo canoro o artistico formato da tre elementi (dal Trio Lescano al Trio Medusa se ne contano a bizzeffe…) questo diventa l’ensamble carrozzina-ovetto-passeggino. È il primo passo verso la genitorialità e l’avvio di una ricerca – quella del Trio perfetto per la propria creatura in termini di nuance e caratteristiche tecniche (manco fosse un’auto da Formula 1) – che può condurre alla pazzia anche in termini di costi perchè (e il tema merita una futura trattazione autonoma), cari mamme e papà, sappiate fin da subito che vostro figlio è un business con cui il mercato è tanto più spietato quanto consapevole dell’amore incondizionato che nutrite per lui: nessuna cifra vi sembrerà mai troppo alta davanti al benessere e alla felicità del pupo e questo si abbatterà come una scure sulla vostra testa (e sulla vostra busta paga).

Certo ci sono genitori che amano trascorrere interi weekend nei i negozi confrontando minuziosamente prezzi, modelli e quant’altro, altri che riempiono i blog (infiniti quelli per future e neo-mamme) elencando elogi e difetti di ogni marca e tipologia, ma per tutti gli altri l’acquisto del trio non può (e soprattutto non vuole) diventare un centro di gravità permanente. Chi non abbia la fortuna di ereditare l’oggetto da parenti/amici potrà orientarsi, non solo a Roma o in altre grandi città, verso specifici mercatini dell’usato dove trovare ottimi prodotti (molti praticamente nuovi) e anche l’universo dello shopping on-line (second hand oppure no) offre varie valide alternative. Insomma se non siete fashion victims di prodotti per la prima infanzia (le mode sono terribili…ora tra i passeggini impera un modello-trespolo di fattura nordica già divenuto status symbol per bebè) meglio per voi visto che l’agognato trio durerà meno di un anno: tre-sei mesi di utilizzo per la navetta, massimo sei-nove l’ovetto, fino a dodici il passeggino (ma 9 mamme su 10 passano ad un modello più pratico e leggero entro l’anno di vita del bimbo).

CORSA A OSTACOLI CON PASSEGGINO - Portato a casa il malloppo, studiate attentamente le istruzioni (n.d.r. necessaria laurea in ingegneria, soprattutto per smontare e rimontare il rivestimento, alla faccia del “lavabile”) e scodellato il pupo arriva il momento di uscire, salvo scontrarsi con inevitabili barriere architettoniche. Gli ascensori, sono quasi sempre troppo piccoli, i marciapiedi stretti, costellati di imprevisti (leggi: merde di cane), dissestati, privi di scivoli per l’accesso e la discesa e sovente inaccessibili a causa delle auto parcheggiate, molti (troppi) luoghi difficilmente fruibili per i più vari motivi: gradini d’accesso che in confronto la Scala Santa di San Giovanni in Laterano pare una pedana per lo step, spazi di movimento ridotti al minimo pensati esclusivamente per la categoria Homo sapiens eretto, agile e scattante (max 30 anni), programmato per non sostare mai indeciso davanti a qualsivoglia elemento (scaffale o corsia di negozio, sportello bancomat, etc), bagni angusti dove una mamma sola non potrà mai sperare di fare pipì senza lasciare fuori il suo gioiello, affidato a qualche estraneo dalla faccia minimamente affidabile.   Ma due sono le situazioni davanti alle quali nessun modello di passeggino, neanche il più piccolo e leggero, può essere perdonato e verrà guardato sempre come se fosse un transatlantico che pretende di entrare nel porto di un paesino delle Cinque Terre: il ristorante e l’autobus.

AL RISTORANTE – Nel primo caso, quando non si tratti di locali appositamente attrezzati per famiglie (eppure, incredibilmente, i neo-genitori continuano ad avere amici senza figli che amano frequentare ristoranti e pizzerie “normali”), il cameriere vi guarderà come se voleste parcheggiare nel locale un autoarticolato. Soprattutto se non avete prenotato, avvisando in largo anticipo dell’arrivo dell’alieno sull’astronave, ci sarà l’imbarazzo (nel peggiore dei casi il fastidio) di trovare un posto per quel mezzo improprio che – quando il bimbo è ancora troppo piccolo per stare nel seggiolone (sempre che sia disponibile…ovviamente) – proprio non potete chiudere a soffietto. Zizzagando tra tavoli, urtando sedie e pestando piedi, sarete scortati là dove verrà individuato il luogo più adatto a ghettizzare l’intruso (il piccolo? il passeggino?), trovando il sollievo per iniziare il pasto, a meno che…a meno che cosa? A meno che il vostro bimbo non sia già semovente e quindi pronto ad alzarsi, dopo breve tempo, per correre ad esplorare la location; anche in quel caso vi attirerete l’astio di clienti e personale perchè non siete in grado di educare vostro figlio a restare composto a tavola per la durata di un intero pranzo nuziale.

MOBILITA’ LIMITATA - Il mezzo pubblico è l’altro luogo off limits per passeggini e carrozzine. Si perdoni ora l’uso della prima persona singolare, inevitabile per dimostrare tale assunto. Una volta ho letto un post su Facebook in cui una giovane donna – senza figli, deduco – inveiva contro le mamme che sugli autobus occupano spazio vitale con i loro bimbi in passeggino, invitandole a tenerli in braccio durante il viaggio e concludendo più o meno con questo concetto: se fai un figlio sei anche abbastanza ricco/a da permetterti di usare l’auto per spostarti e quindi non hai bisogno di rompere le scatole altrui salendo sul tram. Senza perdere tempo inutile a confutare tale teoria, nonché ribattere alla grassa ignoranza della ragazza (cui si augura in futuro di andare sul bus, da sola, chiudendo il passeggino e tenendo il neonato in braccio, oltre alla borsa personale e a quella con il necessario per il bimbo), ho pensato all’odissea di usufruire del trasporto pubblico urbano con figlio (o figli) al seguito.

L’angoscia dell’attesa alla fermata sperando non soltanto nell’arrivo in sé, ma pure di una vettura non stracolma che consenta di accedere senza scomodare troppo i viaggiatori, la fatica (fisica) di sollevare passeggino e bambino perchè le pedane (indispensabili anche per i disabili e senza dubbio utili per gli anziani) praticamente non esistono, l’esperienza Tetris (livello avanzato) di incastrare il babyvan negli spazi disponibili, la speranza che il pupo non si metta ad urlare per un qualsivoglia motivo. Insomma, facile capire come molte variabili e incognite possano condizionare – in negativo – anche il più semplice degli spostamenti metropolitani…e anche quando si riesce miracolosamente a sconfiggere tante avversità, quando si pensa che il peggio sia passato o sia sia riusciti a evitarlo, può succedere questo: sull’autobus, oltre al vostro passeggino, sta per salire un gemellare.   L’incubo del passeggino astronave non ha mai fine…

MammAvventura

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Una risposta a MammAvventura: incubo e maledizione del passeggino astronave

  1. avatar
    Anonimo 22/09/2014 a 10:20

    Ecco a proposito di ristoranti family-friendly…http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/09/20/foto/ristorante-96273313/1/#1

    Rispondi

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