Malasanità: dopo il latte in vena muore anche il prematuro scampato all’aborto

bimbo

wellme.it

Roma - Marcus De Vega, si chiamava così il neonato filippino morto all’ospedale San Giovanni di Roma lo scorso 29 giugno a seguito di un tragico errore che ha portato a somministrargli latte per via endovenosa.

I magistrati della Procura di Roma hanno iscritto venti persone nel registro degli indagati fra medici ed infermieri di turno. A suscitare interrogativi e perplessità è in modo particolare la tempistica con cui si è svolto il tutto: il ritardo di ben tre giorni con cui è stato denunciato l’episodioal Direttore Generale  proietta infatti un cono d’ombra sulla vicenda, che la madre si è detta intenzionata a chiarire ad ogni costo. Intanto, però, la direzione generale dell’ospedale San Giovanni ha deliberato la revoca dell’incarico ad interim alla dottoressa Caterina De Carolis, direttore dell’Unità operativa complessa dove è morto il piccolo Marcus.

IL CASO - Come può avvenire un episodio tanto grave? Le ipotesi al vaglio sono fondamentalmente due: da una parte che sia stato preparato del latte in un contenitore per flebo, magari per diluirlo, etichettato con le generalità del piccolo e per errore scambiato con un farmaco per uso endovenoso; dall’altra che il bambino – nato prematuro – avesse un sondino nasogastrico ed un catetere in vena, e che vi sia stato un tragico errore di “rubinetto”. Senza dubbio siamo comunque innanzi ad un classico caso di “malasanità”.

ALTRI EPISODI – Purtroppo il caso di Marcus non è un episodio isolato. Non ce l’ha fatta il bimbo prematuro che sabato scorso, all’ospedale Barone Lombardo di Canicattì, Agrigento, è stato dichiarato morto da un medico di turno al pronto soccorso del centro di accoglienza di Racalmuto, quando in realtà era ancora vivo. Il piccolo, ricoverato poi al reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale “Cervello” di Palermo, è deceduto dopo che un medico aveva evitato l’aborto in extremis. Nell’ospedale fiorentino di Careggi, poi, un paziente di 60 anni è morto in seguito a una trasfusione eseguita per errore a causa di uno scambio di persona. Il gruppo sanguigno della sacca utilizzata non corrispondeva a quello del paziente a cui è stata trasfusa e le condizioni di salute dell’uomo, già gravi di per sé, sono precipitate vertiginosamente.

ERRORI E PREVENZIONE – Le Direzioni degli ospedali hanno alcuni strumenti a propria disposizione per ridurre simili rischi, in particolare vengono condotti degli “audit” che consentono di analizzare le procedure utilizzate nel reparto per confrontarle con altre procedure ritenute efficaci, con una finalità mai punitiva ma fondamentalmente conoscitiva e programmatica. Il rischio non è comunque mai del tutto eliminabile, da questa come da qualsiasi altra attività umana, nonostante gli enormi progressi medico-scientifici abbiano condotto spesso i pazienti a ritenere come poco probabili eventi inattesi e negativi.

medici

giornaleilreferendum.com

Le casistiche sugli errori medici sono al momento frammentarie, motivo per cui sono in molti a ritenere che sarebbe opportuna la creazione di un registro nazionale di tutti gli eventi che consentisse di quantificare in modo più compiuto il fenomeno. Molti dati sono comunque rintracciabili nella letteratura specialistica medica, da cui emerge che ad un aumento del carico di lavoro – misurabile attraverso il rapporto pazienti/infermieri, il tasso di occupazione dei letti ed il rapporto di letti per infermiere – è associato un maggiore rischio di eventi avversi.

MEDICINA DIFENSIVA - Quel che già oggi appare chiaro è che le denunce sono in continuo aumento, favorite dal fatto che una richiesta di risarcimento viene spesso accettata e liquidata anche senza che sussistano vere motivazioni, solo perché i costi di un procedimento legale sarebbero decisamente più onerosi per la direzione sanitaria. Si assiste così ad una sorta di “esodo” del personale medico verso branche di attività ritenute meno rischiose: se non si inverte la rotta in fretta, il rischio concreto è quello di avere medici irrigiditi nelle proprie procedure e proiettati verso una medicina “difensiva”, che non abbia come fine primario la salute del paziente bensì quello di tutelare e garantire i medici stessi dinanzi alle possibili responsabilità per le cure prestate.

Leonardo Butini

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews