Malagrotta, cronistoria di una discarica dimenticata

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Corteo di Malagrotta (nonsonochipensi.com)

Roma – La discarica fa parte di quelle infrastrutture che vengono denominate sotto l’acronimo NIMBY: Not in My Back Yard, che più o meno significa, “non nel mio cortile di casa”. Quelle infrastrutture della cui funzione essenziale tutti si rendono conto, ma che nessuno vuole vicino casa.

Ma quello di Malagrotta non è solo un caso di NIMBY, quella di Malagrotta è una storia complessa, specchio delle molte cose che non vanno in questo paese.

Malagrotta, dal latino mola rupta (mola rotta), si trova nel Municipio XVI, a venti minuti dal Colosseo in direzione Ovest, nella zona urbanistica di Piana del Grano, compresa fra Fiumicino, Ponte Galeria e Piana del Sole. Una ridente frazione di Roma immersa nel verde della campagna che a differenza di Ariccia, Frascati o Artena, non è famosa per la porchetta, per il vino o per il pane, e che si ritrova suo malgrado celebre perché da 35 anni ospita la maggiore discarica di Roma la quale, negli anni, è diventata la più grande d’Europa.

Arrivati sul posto, la prima impressione è che la discarica non ci sia, in realtà soltanto dopo si capisce che è tutta attorno, è un luogo talmente vasto, nei suoi oltre 200 ettari di estensione, che è facile ritrovarsi dentro senza accorgersene.

I residenti la conoscono benissimo e proprio per questo manifestano da anni per la chiusura del sito, preoccupati delle conseguenze ambientali e sanitarie provocate dalla vicinanza con la discarica. Hanno manifestato anche sabato 6 aprile con un corteo che è partito verso le 16 da largo Domus De Maria, antistante alla chiesa di Ponte Galeria, per arrivare davanti alla discarica.

Sono sei anni che i comitati dei residenti, sparsi per i castelli romani, fanno sentire la loro voce con manifestazioni di ogni sorta, purtroppo è una voce debole. Il dato evidente è la frammentazione con la quale vengono portate avanti le singole istanze, una protesta che è priva di un disegno unitario e che pertanto scema nella sua forza d’urto.

Quello che appare sin da subito è la freddezza del corteo, oltre al fatto che si presenta frammentato in tre pezzi, con in testa il comitato Rifiuti Zero composto dai cittadini del posto dei quali molti stranieri. Subito dietro un centro sociale con la bandiera rossa e per concludere, prima dei carabinieri che scortavano il tutto, una rappresentativa di Casapound.

L’impressione che si percepisce sta tutta qua, questa non è una battaglia comune, sembra piuttosto che queste manifestazioni, oramai settimanali, si reggano in piedi su due interessi contrapposti: il primo è quello ovvio e sacrosanto dei residenti, che lì abitano e lì non vogliono convivere con la spazzatura, l’altro è quello della politica che non vuole perdere nessun appuntamento per non sentirsi rinfacciare dall’avversario un’assenza ingiustificata, ma che non sembra che abbia molto di più da offrire.

La discarica di Malagrotta si estende per 240 ettari, che accoglie dalle 4.500 alle 5.000 tonnellate di rifiuti al giorno, fra i quali anche i rifiuti speciali dei due aeroporti di Ciampino e Fiumicino, e produce 330 tonnellate di percolato e scarti all’anno.

I problemi per questo sito iniziano a cavallo fra il 2003 e il 2004, in coincidenza con la saturazione degli altri tre impianti presenti nella provincia romana: quello di Albano Laziale, di Bracciano e di Guidonia.

In questo periodo la mole di rifiuti che giunge a Malagrotta aumenta del 6%, un incremento che porta, nel 2004, alla saturazione della discarica, alla quale l’amministrazione regionale ovvia decretando un allargamento del sito.

Una normativa europea, che non permette lo stoccaggio di materiale grezzo, non trattato, in discarica, avrebbe dovuto far chiudere l’impianto entro il 31 dicembre 2007, ma ancora una volta, interviene la politica e proroga, per ben due volte.

La prima proroga proviene dal Commissario straordinario per l’emergenza dei rifiuti, Piero Marrazzo, che stabilisce come data ultima maggio 2008; la seconda dal Governo Prodi, che indica nel dicembre 2008 il termine ultimo.

Quella che era una cava oggi, di proroga in proroga, è diventata una collina alta 46 metri, nella quale per altro si continuano a scaricare rifiuti di ogni sorta, materiale che, secondo alcune stime, viene trattato solo per il 20% del volume complessivo, una noncuranza certificata dalla denuncia che la commissione europea ha presentato alla corte di giustizia nel marzo di quest’anno, dove si denuncia lo stato di degrado e di emergenza in cui versa la discarica.

Il problema è a monte. E’ a Roma. Una città che ricicla al 24%, quando Torino è al 45% e San Francisco al 78%, ma che ha sperimentato alcune buone soluzioni: la positiva esperienza della raccolta porta a porta a Trastevere, oltre che altre pessime idee come la raccolta bifase o il ritorno ai cassonetti neri dell’indifferenziata.

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Discarica Malagrotta (terranews.it)

La politica si è mostrata imbrigliata fra quelle che erano le esigenze della cittadinanza e gli interessi economici di ben altra specie, incapace di prendere decisioni a lungo termine, che guardino lontano, ad una reale soluzione del problema.

Ancora oggi l’amministrazione regionale sta vagliando la proposta, presentata il 9 ottobre 2009, dell’imprenditore Manlio Cerroni, 85 anni, proprietario della discarica di Malagrotta, nella quale si indica come soluzione un sito di 40 ettari ai Monti dell’Ortaccio. Una politica di questo tipo, è una politica cieca, che non guarda lontano, mentre si impegna a riempire ogni buco disponibile sul territorio, con la medesima “linea teorica” utilizzata dalle organizzazioni criminali, che finisce con l’ avvelenare il territorio.

Cosa succederà, sempre sperando in una buona gestione del sito, una volta che anche i Monti dell’Ortaccio saranno saturati? Riempiremo le campagne romane di collinette artificiali per la buona pace dei gabbiani?

 

                                                                                                                                                                              Edoardo Romagnoli

Foto || nonsonochipensi.com; terranews.it; panorama.it

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