Malagiustizia. A Venezia un convegno per denunciare stragi senza fine

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Dal 1992 a oggi sono 2000 l’anno i casi di riconosciuti di ingiusta carcerazione

Venezia – Alla fine la colpa è di Berlusconi. Certo. Perdoni, dott.ssa Francesca Scopelliti, presidente della Fondazione internazionale per la Giustizia Enzo Tortora, ma se la magistratura è da decenni in grave disfunzione patologica, tanto che lei – giustamente – parla di ‘crimine giudiziario’ anziché di ‘errore giudiziario’ nei confronti del conduttore tv, davvero crede che la causa sia da rintracciarsi in chi, nell’83, ancora si occupava di televisione e Drive In?

Capita così che venerdì a Venezia, nella Sala riunioni della Camera di Commercio, si sia tenuto il convegno promosso dall’Ordine dei giornalisti e dall’Ordine degli Avvocati sugli ‘Errori giudiziari, Prospettive di riforma e Cedu’. Ospiti in sala: Milva Andriolli, giornalista, Francesca Scopelliti, giornalista e compagna di Enzo Tortora nonché gli avvocati Laura Ancona (Foto di Trapani), Baldassarre Lauria (Foro di Napoli), Francesco Murgia (Foro di Treviso).

GLI ORRORI E GLI ERRORI DELLA MAGISTRATURA – Temi trattati: la carcerazione di innocenti, le accuse generiche che rimandano alla ricerca di prove indiziarie; le revisioni processuali possibili solo con il riconoscimento dell’errore di fatto (prove generiche, appunto) e non di diritto (procedimenti giudiziari avventurosi e condotti anche peggio). E poi via con i dati dal sito errorigiudiziari.com.

Dal 1992 a oggi sono finite in carcere ingiustamente e poi risarcite 1000 persone l’anno, cifra che corrisponde al 50% del numero di richieste. Il che implica un restante 50% – ovvero altre 1000 persone l’anno – la cui pretesa di risanamento è rifiutata. Ed è ancora la punta dell’iceberg perché al 100% si aggiunge un indefinibile numero di casi non rintracciabili di individui che non fanno ricorso o perché indigenti o perché senza possibilità di essere scagionati.

Soldi buttati in risarcimento danni: 655 milioni di euro. Numero di magistrati finiti sotto arbitrato disciplinare dal 1988 a oggi: 4. Un’ecatombe giuridica.

Quindi, dicono gli esperti in sala: il problema è patologico, un vero ‘allarme sociale’. Qui non si tratta più di valutare i singoli casi, si tratta di ridefinire i principi costituzionali sui quali si basa lo Stato di Diritto vincolato ai diritti dell’Uomo. L’innocenza è fino a prova contraria, altrimenti non è principio. Il convincimento personale del togato non può sovrastare la realtà processuale perché in tale caso si annienta il diritto e il processo. Le garanzie costituzionali valgono per tutti o non valgono.

Ancora: la società italiana è giustizialista e affetta da grave forma di moralismo virulento. Cerca il nemico da abbattere a ogni costo in nome della legalità al punto da avere smarrito il senso della legittimità dei diritti inalienabili dell’individuo. E la stampa ha incalzato il pubblico in questa direzione confezionando per decenni servizi a base di intercettazioni telefoniche e ipotesi di reato spacciate per pistole fumanti. Non conta più il verdetto a qualsiasi grado di giudizio, quello che conta è il tribunale in pubblica piazza. Il magistrato è un angelo vendicatore e i media incassano. Una giostra medioevale che ha fatto le prove costume con il caso Tortora, quelle generali con Tangentopoli ed è divenuta prassi consolidata da Berlusconi in poi.

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Il presidente della Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora Francesca Scopelliti. A destra la giornalista Milva Andriolli

DOMANDE E RISPOSTE – E qui si passa alle soluzioni proposte. Come riuscire a riformare un corpo ridotto a palcoscenico per giudici e pm da show a scapito di quelli che amministrano la giustizia con dovere? Risposta: sensibilizzare e radunarsi intorno ad un tavolo per trovare un accordo.

A questo punto si leva una domanda dalla sala: il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo non perde occasione per ribadire: a) gli errori giudiziari sono colpa del sistema non di chi opera; b) il ruolo dell’avvocatura della difesa va ridimensionato sicché meno difesa è uguale a meno errori emersi; c) l’innocenza degli individui è un bel concetto, ma la realtà è che sono tutti colpevoli. Il ruolo dei giudici è valutarne il livello di colpa. Cosa pensate possa uscire da un tavolo che tenti una mediazione con l’Anm? Risposta della Scopelliti: la colpa è di Berlusconi che ha irrigidito il rapporto con la magistratura facendone un caso personale.

Ma come? Quattro ore di convegno trascorse a parlare di malagiustizia per andare a parare sempre in quella direzione? Posto che le guerre si fanno in due e certo Berlusconi non fu scevro da responsabilità, arriverà pure il giorno in cui si dovranno vedere le cose per quello che furono e non per come certa vox populi le presentò, facendo inciampare persino la Scopelliti. Furono i giudici a farne una questione personale non potendo accettare che vi fosse qualcuno che non soccombesse ai loro strali. Quelli aprivano inchieste e Berlusconi vinceva elezioni. I media fecero il resto creando orde di citrulli cresciuti nella convinzione che il buonsenso ideologico fosse senso comune; che le misure di garanzia per gli indagati non fossero moralmente accettabili quando applicate a lui; che la prescrizione andava bene per alcuni, ma diventava scappatoia ignobile per Berlusconi.

E’ vero, è orribile dire che un presidente del Consiglio si confezionò leggi ad personam. Ma se si dicesse, invece, che il corpo legislativo dello Stato – perché questo era Berlusconi all’epoca – cercò di difendersi dalle indebite attenzioni di un’altra porzione di corpo impazzita già da tempo, il tutto avrebbe un sapore diverso. Si potrebbe persino essere d’accordo giacché sull’indebita giustizia ci si ritrova a discutere anche oggi ben dopo la caduta dell’orco.

Non c’è riforma che possa costringere a fare i conti con il passato, ma ogni riforma parte da lì: una valutazione fenomenologica e non morale di cosa accadde. Il perché avvennero le cose, non il come. Così si cambia, in caso contrario, non cambia nulla.

Chantal Cresta

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