Maglie e fili per le città: il Guerrilla Knitting invade le strade

Cabina telefonica vittima della Guerrilla Knitting delle Graffiti Grannys

Sta invadendo le città di tutto il mondo il fenomeno del Guerrilla Knitting, arte che fonda le proprie basi sul fare a maglia, per definizione. Il mondo tradizionale del filato viene però accostato alla parola “guerrilla”, attribuendogli un nuovo carattere eversivo che avvicina lo knitting alla street art.

È proprio una forma di abbellimento dell’ambiente urbano infatti, che lancia messaggi ambientali, sociali e politici, del medesimo impatto dell’arte dei graffitari. Monumenti, alberi, gradini, panchine, pali, autobus e cabine telefoniche sono i corpi rivestiti da quest’originale e creativo tessuto, i cui colori non possono far altro che colpirci e rendere più colorate le nostre città, abbruttite dal cemento.

Il fenomeno è diffuso in tutto il Pianeta con forme decisamente differenti. Più celebre è certamente il caso di Magda Sayeg (originaria di Austin, Texas), che al di là dell’Oceano, negli Stati Uniti, è responsabile della copertura di tantissimi oggetti inanimati che popolano vicoli, quartieri e città.  Impegnata nella realizzazione di veri e propri abiti da far indossare a monumenti, mezzi di trasporto, segnali e marciapiedi, si può ritenere la madrina di quest’arte ribattezzata anche Yarn Bombing. Fondatrice, nel 2005, del Knitta Please, un progetto nato a Houston, nel Texas, e dedicato agli amanti del lavoro a maglia, Magda crede nella partecipazione e nel lavoro di squadra, indispensabile per agire sul territorio. Proprio per questo, mediante Knitta Please, diffonde la passione e le abilità necessarie per realizzare una metamorfosi del paesaggio.

Le creazioni della Sayeg e del suo gruppo sono diventate talmente note da esser state scelte per abbellire diversi punti nevralgici di metropoli come Città del Messico, New York e Parigi. È stata Roma a ospitare la sua prima personale, nell’estate 2010 presso il Palazzo delle Esposizioni, dove ha applicato la sua tecnica anche alle luci, alle tecnologie e ai nuovi media. Ha collaborato con Absolut Vodka, Madewell, Insight 51, Mini Cooper, Smart Car ed è presente in mostre e collezioni come quelle del Triennale Design Museum a Milano, Le M.U.R. di Parigi, e la National Gallery australiana.

Progetti recenti includono installazioni che ricoprono alcune parti della sede di Etsy.coma Brooklyn e, ancora da completare, il ponte di Williamsburg a New York.

Un intervento di Magda Sayeg a Sidney, Australia

In Cornovaglia, invece, è un gruppo di signore di età compresa tra i 49 e i 97 anni che si dedica al lavoro a maglia per decorare spazi comuni quali parchi ed aree verdi, strade rurali e di paese, per salvarli dal grigiore e dalla trascuratezza.

Le donne protagoniste del camuffamento hanno svelato la propria identità in occasione di un famoso evento per appassionati di maglieria che si è svolto a New York tra il 14 e il 16 gennaio, organizzato dal Vogue Knitting Magazine.

Tuttavia il gruppo di donne attive in Cornovaglia cerca di mantenere il più possibile segreta la propria identità per garantire l’effetto sorpresa delle proprie missioni; le Graffiti Grannys (così si definiscono nella loro pagina Facebook, seguita da oltre 2100 fan) sferruzzano attivamente durante il giorno, ed entrano in azione solo dopo il tramonto. Pon pon appesi ai rami degli alberi come piccoli frutti o lungo le cancellate, statue decorate da sciarpe e cappelli, bizzarri animaletti agli angoli delle strade stupiscono i loro concittadini svegliandoli dalla monotonia della quotidianità (un po’ come fanno i più noti e monumentali interventi di rivestimento di Christo e Jeanne Claude).

Aspettiamoci qualche sorpresa delle Guerrilla Knitters per le prossime Olimpiadi!

Un altro esempio di quest’arte, notevolmente più impegnato, è senza dubbio quello rappresentato dagli interventi di due studentesse tedesche anonime, Strick e Liesel, attive dallo scorso aprile in nome del movimento antinucleare. Il loro pseudonimo è stato rinominato Strickliesel, o Knitting Nancy, dal gioco per bambini che insegna come cucire a maglia. Le ragazze ci tengono a mantenere l’anonimato perchè, come rivelano in un’intervista telefonica rilasciata all’Economist, sono consapevoli che “non a tutta la gente piace quello che stanno facendo”. La loro protesta sorge nel periodo che intercorre tra il disastro all’impianto nucleare di Fukushima in Giappone e la decisione del governo di sancire in modo definitivo il rifiuto all’uso dell’energia nucleare entro il 2022. Con il motto “Atomkraft. Nein Danke” (Energia nucleare. No grazie), le giovani studentesse accompagnano le numerose performance autofinanziate per le strade di Düsseldorf e Duisburg. Colpire i passanti con il disappunto sul nucleare è il loro obiettivo, assieme a quello di incrementare i centri per la cultura. Il loro pensiero prende forma in modo sistematico col progetto Fluffy Throw-Up, una forma di protesta non violenta e soft. “Fluffy”, in italiano “soffice, di peluche”, si riferisce alla morbidezza della lana utilizzata per le installazioni. L’espressione “throw-up” ha invece un doppio significato: deriva dal mondo dei graffiti e significa “lasciare una rapida tag” (termine ormai facebookiano, usato per intendere una “targhetta identificativa”), una sorta di segno personale; allo stesso tempo si traduce letteralmente con “vomitare” la propria arrabbiatura in relazione alle cose oggetto di protesta. Le studentesse sono ispirate all’arte di Bansky, con la differenza, ci tengono a specificare, che loro “non distruggono nulla”. Tramite questa nuova arte polivalente, la loro protesta rimane costruttiva.

Un modo attuale per riportare in vita un’antichissima arte.

 Benedetta Rutigliano

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