‘Magic Mountain’: il nuovo granitico album dei Black Stone Cherry

black stone cherry - esarock pl

I Black Stone Cherry (esarock.pl)

Giovani, ambiziosi, terribilmente rock: i Black Stone Cherry sono tornati nei negozi di dischi con una nuova prova in studio, la quarta della loro carriera, intitolata Magic Mountain. Originari del Kentucky, i quattro giovani musicisti hanno stupito e raccolto ampi consensi fin dal loro esordio discografico datato 2006. La loro musica è un perfetto mix di classico southern rock unito a soluzioni musicali potenti, più moderne e al passo con i tempi: una miscela che unisce tradizione e innovazione in una proposta musicale che guarda al passato, assimila, per costruire un futuro nuovo e inedito. Ma andiamo subito ad analizzare Magic Mountain, senza perderci in troppe chiacchiere.

POTENZA E IMPATTO – Holdin On… To Letting Go è un’apertura massiccia e di grande impatto: un riffone che sembra rubato a un Josh Homme d’annata, strofe cadenzate e potenti, e un ritornello serrato lanciato a folle velocità. I toni si abbassano con la successiva Peace Pipe, un buon brano ma non irresistibile, mentre con Bad Luck & Hard Love si torna a macinare grandi riff in un brano in perfetto stile Black Stone Cherry, composto da riff portante, ritornello orecchiabile e più “aperto”, e assolo d’impatto: una ricetta consolidata che costituisce il marchio di fabbrica dei quattro ragazzi del Kentucky. Me And Mary Jane, primo singolo estratto, è un altro concentrato di potenza e dinamica dove l’unico neo è costituito dall’assolo, nel quale la scelta di alternare le chitarre soliste lasciando il compito di sorreggere l’intera ritmica al solo giro di basso causa una forte diminuzione potenza: una piccola pecca in un brano comunque ottimo.

La successiva Runaway è la prima semiballata del disco: un brano intenso e corposo, ben strutturato e ottimamente eseguito. Segue quindi la titletrack Magic Mountain, costruita su un riff tipicamente blues suonato ad alto volume e a velocità sostenuta: un brano che forse suona come una sorta di reprise di soluzioni musicali già sfruttate in passato dai Black Stone Cherry, anche se il bersaglio viene comunque centrato grazie a un ottimo assolo e a un ritornello di facile assimilazione. Never Surrender è costruita su un granitico riff spaccaossa, seguito da una strofa dalle sonorità atipiche per i BSC e da un altro sapiente ritornello orecchiabile. Ma la vera ciliegina sulla torta è rappresentata dal riff che impatta a 2.09: tecnica, velocità e capacità di songwriting fuse assieme in una lega indissolubile.

magic mountain - black stone cherry com

La copertina di ‘Magic Mountain’ (blackstonecherry.com)

SPAZIO ALLA MELODIABlow My Mind gronda di paludoso rock sudista in salsa moderna, prima di Sometimes, una splendida ballata acustica, intensa, calda e dolcissima. Fiesta del Fuego torna a sfoderare potenza e corposità, in un brano apparentemente inferiore ai precedenti – anche se un ascolto pur sempre piacevole e divertente – che viene rivitalizzato da un inaspettato finale serrato: una mitragliata rock che schiaffeggia senza pietà l’ascoltatore

Dance Girl è un brano sotto certi aspetti atipico: un riff blueseggiante e apparentemente dissonante suonato in funky style che deflagra successivamente, prima di una strofa timida e un ritornello che riattiva di nuovo la distorsione. Un continuo alzarsi e abbassarsi di dinamiche, prima del gran riff di metà brano, condito da un assolo che sembra rubato dalla chitarra di Joe Perry degli Aerosmith. Una canzone non immediata ma da non sottovalutare nel suo sorprendente eclettismo. Hollywood in Kentucky è southern rock allo stato puro: un brano da autoradio mentre si guida su una strada costiera nel sole d’agosto, impreziosita da un inaspettato finale di velocissimo country. La chiusura dell’album è affidata a Remember Me, a giudizio di chi scrive uno dei migliori brani dell’album: puro rock anthemico perfetto per chiudere i concerti, che mette in bella mostra tutte le qualità dei Black Stone Cherry.

ENNESIMA CONFERMA – Magic Mountain è l’ennesima conferma del talento di una band che sta portando avanti il rock sudista con freschezza, innovazione, potenza e grandissima capacità di songwriting. Magic Mountain è un album che ha bisogno di alcuni ascolti per essere apprezzato fino in fondo: persa lungo la strada parte della giovanile rabbia del debutto, i Black Stone Cherry stanno lavorando maggiormente sui mid tempos e su arrangiamenti più variegati. In Magic Mountain mancano forse i singoloni rock d’impatto immediato (sulla falsa riga di Soulcreek e White Trash Millionaire), ma la qualità totale dell’album è altissima, segno che questi quattro ragazzi non ancora trentenni, giunti al quarto album in studio, non hanno perso la freschezza compositiva e la voglia di stupire un pubblico sempre più ampio. A questo proposito segnaliamo il loro arrivo in Italia (a Bologna) il primo giugno in corrispondenza del Rock in Idro, in compagnia di Iron Maiden, Alter Bridge e Opeth: tuttavia la speranza è quella di vederli in Italia nuovamente in autunno, su un palco a loro esclusivo uso e consumo, in un contesto nel quale i Black Stone Cherry possano mostrare tutte le loro capacità e tutto il loro carisma.

Voto: 8

Alberto Staiz

@AlStaiz

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