Mafia Capitale. Renzi: marcia indietro su Marino. E Roma si salva

renzi marino

Una settimana fa era con un piede mezzo fuori dal Campidoglio, eppure il sindaco di Roma Ignazio Marino sembra averla spuntata. Quando il caso Mafia Capitale ad un tratto si è trasformato in una “Faida Capitale”, con il premier Renzi lapidario sul futuro di Roma, in molti aveva dato il primo cittadino per spacciato. Che il sindaco poi non brillasse per carisma e senso di concretezza è cosa nota, proprio tutto l’opposto del presidente del Consiglio. Eppure, per merito o fortuna, il suo posto al momento sembra ben saldo. Soprattutto dopo che il prefetto Franco Gabrielli, insieme agli ispettori della Prefettura, il procuratore Pignatone, il questore e i comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza, si sono riuniti nel comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per discutere sul dossier che approderà sul tavolo del ministro dell’Interno Angelino Alfano per decidere sul futuro di Roma. Il Comune deve essere sciolto per mafia oppure no?

COMMISSARIAMENTO SÌ, COMMISSARIAMENTO NO? Per il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone lo scioglimento sarebbe da escludere per un’oggettiva “discontinuità” tra la giunta Alemanno e quella attuale presieduta da Marino. Anche Gabrielli la pensa come Pignatone, quindi nella sua relazione non dovrebbe essere avanzata la proposta di scioglimento. Piuttosto si pensa ad un “commissariamento caso per caso”: intervenire dunque sulla struttura in maniera mirata e ripulirla adeguatamente. L’appiglio potrebbe essere l’articolo 143 del Testo Unico sugli Enti locali, che, al comma 5, rileva:

“anche nei casi in cui non sia disposto lo scioglimento”, su proposta del prefetto con decreto del ministro dell’Interno “è adottato ogni provvedimento utile a far cessare immediatamente il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell’ente, ivi inclusa la sospensione dall’impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad altro ufficio o altra mansione”.

SPALLATA MANCATA - Ma cos’ha convinto Renzi a lasciare perdere, per il momento, il sindaco capitolino? Ad influenzare il presidente del Consiglio, sempre attento all’aria che si respira nell’elettorato, potrebbero aver inciso gli ultimi sondaggi non proprio positivi per sé e per il PD. Inoltre il sindaco potrebbe contare sull’appoggio fondamentale del Vaticano ma, soprattutto, ha dalla sua parte  una fetta consistente dei democratici, da Matteo Orfini (segretario romano) ai Giovani Turchi, che potrebbero dare qualche rogna al premier Renzi sulla riforma del Senato.

ELEZIONI NEL 2o18 - Chissà se Ignazio Marino reggerà, nonostante tutto. Da quando è scoppiato il caso Mafia Capitale le ripercussioni in città sono state notevoli. Basti pensare al problema dell’immondizia e a tutte le difficoltà di gestione della città senza le cooperative incaricate precedentemente. La prossima settimana ci sarà il rimpasto di giunta e poi il sindaco “Marziano” potrà verosimilmente concludere il suo unico mandato. A meno che Renzi non decida di rischiare di perdere Roma nel 2016 anticipando delle elezioni che potrebbero risultare fatali anche per il suo governo

Redazione

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