Made in Japan, uno sguardo provocatorio e originale

opera di Nobuyoshi Araki

Roma – Made in Japan. Questo il titolo di una mostra fotografica che si terrà a Roma da domani, venerdì 3 dicembre, fino al 28 gennaio 2011 in The Office – contemporary art”, nel cuore del quartiere storico del Celio. La nuova sede di Orisa Produzioni, società di produzione cinematografica (in Via Ostilia 31), apre così le porte all’arte contemporanea inaugurando questo nuovo spazio espositivo e dedicandolo al Giappone. La mostra di inaugurazione, in collaborazione con A&G Gallery e curata da Graziano Menolascina, sarà un vero e proprio sguardo al Giappone, provocatorio e originale. La rassegna presenterà opere di tre protagonisti assoluti dell’arte contemporanea internazionale: Nobuyoshi Araki, Yasuma Morimura, Hiroshi Sugimoto, a fianco del più giovane Yo Akao, da tempo attivo in Italia. Saranno esposte installazioni, sculture ed opere fotografiche che raccontano quattro espressioni diverse di quella sensibilità tipicamente nipponica in bilico fra shock e spiritualità.

Nobuyoshi Araki (Tokio, 25 maggio 1940) è un celebre fotografo giapponese noto principalmente per le sue opere di genere erotico. Dopo il matrimonio ha pubblicato una raccolta di fotografie (Sentimental journey, 1971) scattate alla moglie durante il loro viaggio di nozze. Le foto hanno destato scandalo per lo sguardo intimo e la carica erotica e hanno iniziato a costruire l’immagine di artista dannato di Araki.

Yasumasa Morimura (Osaka, 1951) ha preso in prestito immagini della cultura artistica e popolare di tutto il mondo (da Manet a Rembrandt  fino a Cindy Sherman) inserendo al loro interno il suo viso e se stesso, in modo ironico e provocatorio. I suoi soggetti sono spesso personaggi dell’immaginario collettivo, masticati e digeriti dai media di comunicazione di massa, come Marilyn Monroe, Brigitte Bardot, Hitler, Frida Kahlo, Mao.

Hiroshi Sugimoto (Tokio, 1948) è l’artista che negli anni ha usato la macchinetta fotografica con gli occhi di uno sculture, pittore, architetto. Centrale nella sua poetica è l’idea che la fotografia sia una sorta di macchina del tempo che cristallizza per sempre la realtà circostante. Negli ultimi anni si è cimentato sulle architetture, edifici o particolari architettonici che sceglie di isolare dal contesto urbano e dove l’immagine, spesso fuori fuoco e senza presenza umana, sembra sfumare in un mondo onirico, forse la visione dell’ultimo uomo rimasto sulla terra.

opera di Hiroshi Sugimoto

Infine, c’è Yo Akao (Tokio, 1974). Giardiniere dell’arte contemporanea, Akao crea delle installazioni viventi ricche di linfa: erba e muschi interagiscono con acqua, pietre, sabbia. Nella cultura giapponese il giardino non è un semplice ornamento architettonico, ma è sempre parte integrante dell’ambiente umano che lo circonda. In questo modo, le sculture di Akao, ispirandosi all’antica tradizione dei giardini Zen, reinterpretano con materiale organico la realtà che ci circonda.

L’idea del nuovo spazio espositivo di Orisa è quella di dare un contributo alla vitalità culturale romana, stabilendo un contatto fra il mondo del cinema e quello dell’arte e offrendo un punto di incontro anticonvenzionale tra nuovi linguaggi. L’Orisa produzioni, fondata dal regista Cristiano Bortone, si è contraddistinta per la qualità dei suoi progetti audiovisivi: da lungometraggi come “Rosso come il cielo”, al film più recente “Indovina chi sposa mia figlia” di Neele Vollmar (coproduzione italo-tedesca interpretata da Lino Banfi e Sergio Rubini) fino a documentari d’autore e programmi televisivi innovativi come “Ritratti d’Autore” (Tele+), “A noi piace corto” (Studio Universal) e “Diario di Classe” (Rai 3 – Discovery).

Se avete voglia di uscire un po’ dagli schemi e andare a vedere qualcosa di particolarmente stravagante ed originale, questa mostra fa sicuramente per voi… affrettatevi!

Chiara Campanella

FOTO via http://strawberige.blogspot.com; http://gmtplus9.blogspot.com

 

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