Madame Fisscher a Palazzo Grassi

Madame Fisscher di Urs Fischer, 1999-2000

VENEZIA – oltre 2000 metri quadri del prestigioso Palazzo Grassi per ospitare circa 30 opere dell’artista elvetico Urs Fischer, ancora una volta pronto a stupire e a destabilizzare con la mostra Madame Fisscher. Aperta fino al 15 luglio e curata dall’artista stesso e da Caroline Burgeois, l’esposizione inaugura una serie di monografiche dedicate alle menti creative del nostro tempo, lasciate libere di appropriarsi degli spazi del Palazzo.

Madame Fisscher, donna enigmatica, madre, compagna, musa o forse nuova Madame Tussaud (che rimanda al Museo delle Cere), è l’opera che apre la mostra, disorientando da subito lo spettatore e improntando con questa sensazione di spiazzamento il resto dell’esposizione: un corpus di opere provenienti da collezioni internazionali, da quella privata dell’artista e da quella della Fondazione Pinault, dagli anni ’90 ad oggi.

Coinvolti nel processo di spiazzamento anche gli studenti dell’Accademia del corso di decorazione, invitati da Fischer a realizzare sculture da collocare in itinerari non turistici della città, proprio per continuare l’effetto sorpresa, fil rouge della mostra.

Tornando agli spazi del Palazzo, un’installazione riproduce lo studio londinese dell’artista trentanovenne: un grande cubo di legno, apparentemente disordinato, con gli arredi che si rivelano vere e proprie sculture.

Affacciandosi nell’atrio piccolo di Palazzo Grassi, Fischer muta il significato compiuto di Balloon Dog, opera di Jeff Koons, ponendola a confronto con un piccolo cane peloso e nero che si nasconde dietro una colonna (l’opera si chiama Keep it going is a private thing).

Le sorprese non terminano qui.

Salendo lo scalone, e scoprendo insoliti scorci sul Canal Grande, ci si imbatte in diverse sculture: nuvole rosa (Clouds, 2002), neon costituiti da carote (Neon, 2009), oggetti domestici decostruiti (come una lavatrice sormontata da un gattino in dialogo con un’oca – Capillon, 2000), oggetti con meccanismo a motore.

Capillon di Urs Fischer, 2000

Ma quel che più attrae deve ancora arrivare.

Fischer, che da sempre esalta il movimento e il cambiamento di stato, indaga questi temi negli ambienti successivi: nel primo (Untitled) un uomo di cera a grandezza naturale, dalle sembianze dell’artista zurighese stesso, è seduto davanti a un tavolo di legno con sopra una bottiglia. Di fronte a lui l’amico artista meranese Rudoph Stingel. Entrambi i due uomini hanno una corona di stoppini in testa, che li scioglieranno lentamente nel corso della mostra: ”Per Fischer l’idea”, secondo Martin Bethenod, direttore dei Musei Palazzo Grassi e Punta della Dogana, “è che l’opera dura il tempo della mostra».

Assolutamente instabile nello spazio la performance/installazione Necrophonia, in cui una modella completamente nuda si aggira in continuo movimento tra divani e sculture d’acciaio: ancora il nudo, seppur da tempo osato in arte, fa parlare.

Attendiamo il 20 giugno, data in cui Punta della Dogana accoglierà nuovamente il noto artista in conversazione con Francesco Bonami: forse l’incontro chiarirà i dubbi dello spettatore spiazzato; o forse lo spiazzerà di più.

Benedetta Rutigliano 

Madame Fisscher,

Palazzo Grassi, Venezia

15 aprile – 15 luglio

 Biglietto 15 euro

Aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00 escluso il martedì

Immagini Ufficio Stampa Paola Manfredi Studio

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