Corto circuito M5s sul Quirinale: niente Rodotà? Chiedete a Grillo

M5s di nuovo nel caos: niente nomi per il Quirinale, Grillo e Casaleggio si affidano alle proposte del Pd. E se vi chiedete che fine ha fatto Rodotà...

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Beppe Grillo e Stefano Rodotà (europaquotidiano.it)

Il M5s perde ancora pezzi. E la colpa, ancora una volta, è di Beppe Grillo. Altri 10 fuoriusciti tutti assieme da Camera (ben nove: Tancredi Turco, Walter Rizzetto, Mara Mucci, Aris Prodani, Samuele Segoni, Eleonora Bechis, Marco Baldassarre,Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato) e Senato (Francesco Molinari) a sancire l’ennesimo strappo interno. Stavolta non contro l’autorità, ma contro l’immobilismo. Attivisti, sostenitori e deputati potranno continuare a fare a gara a condannare i fuggitivi, a tacciarli di infedeltà e ad accusarli di volersi intascare lo stipendio per intero. Il nodo della fuga, stavolta, è una domanda. Quella a cui il M5s (leggi: Grillo e Casaleggio) non ha risposto: ma il Movimento chi vorrebbe al Quirinale?

QUANDO LA PIAZZA CANTAVA “RO-DO-TÀ” - Poco meno di due anni fa, prima del Napolitano-bis, il blog di Beppe Grillo dava il via alle Quirinarie del M5s. Una rosa di nomi, tra cui gli elettori certificati iscritti al blog (quel primordiale concetto di democrazia diretta sempre più annacquatosi nel corso della legislatura) avrebbero potuto scegliere il proprio preferito. Al netto dell’autoesclusione di Milena Gabanelli e Gino Strada, primi due “classificati”, Grillo in prima persona propose il ben noto nome di Stefano Rodotà. Giurista e accademico di riconosciuta qualità, Rodotà incontrò ampio consenso non solo tra le file del M5s. Prima dell’elezione di Napolitano, il candidato del M5s totalizzò fino ad un massimo di 250 voti a Presidente della Repubblica (i parlamentari del Movimento erano all’epoca 163), e orde di grillini – ma non solo – alle porte del Quirinale pronti a sventolare nero su bianco il nome di Rodotà.

Un anno e mezzo dopo, la strategia di Grillo e Casaleggio è di quelle che – con un minimo di raziocinio e libertà intellettuale – farebbe cadere la mascella a terra persino ai fedelissimi del direttorio. Il M5s vuole che il Pd riferisca un elenco di candidati al Quirinale, tra cui poi l’elettorato M5s sceglierebbe il “proprio” tramite votazione sul blog. In pratica Grillo chiede al suo elettorato di votare su una rosa di nomi proposti dal Pd. Un’ammissione di incapacità di offrire un proprio candidato che ha generato un mostruoso corto circuito interno, con la fuga in blocco di 10 dissidenti. Che fine ha fatto l’hashtag #RodotàPresidente?

“OTTUAGENARIO MIRACOLATO DALLA RETE” - Ecco che fine ha fatto. La fine che fanno tutti quelli che criticano Beppe Grillo, dentro o fuori il movimento: purgato. Purgato con un post sul blog, senza neanche la dignità di fare direttamente il nome. Relegato a “ottuagenario miracolato dalla rete, sbrinato di fresco dal mausoleo”. La colpa di Rodotà? Aver evidenziato in un’intervista al Corriere della Sera gli errori di Grillo, all’indomani del flop del M5s alle Comunali. Di seguito i passaggi fondamentali.

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Stefano Rodotà (blog.radiopopolare.it )

Avevo detto che la parlamentarizzazione dei 5 Stelle non sarebbe stata indolore. E così è stato. La rete da sola non basta. Non è mai bastata. Guardiamo l’ultima campagna elettorale: Grillo è partito dalla rete, poi ha riempito le piazze reali con lo tsunami tour. Ma ha ricevuto anche un’attenzione continua dalla televisione. [...] Si parte dalla rete, ma poi si va oltre. Non hanno capito che la rete non funziona nello stesso modo in una realtà locale o su scala nazionale. Puoi lanciare un attacco frontale, ma funziona solo se parli al Paese. In queste elezioni hanno perso i due grandi comunicatori: Grillo e Berlusconi.

Sono stato molto colpito dalle dichiarazioni avventate del candidato 5 Stelle di Roma: si è lamentato perché i media non gli avevano dedicato abbastanza attenzione. Ma come? Non era stata teorizzata l’insignificanza dei vecchi media? Il candidato sconosciuto della rete si trova in difficoltà rispetto a chi ha una forte presenza territoriale. Non è un caso che il partito che ha tenuto di più in queste elezioni sia stato il Pd, nonostante la forte perdita di voti.

Per Grillo è colpa degli elettori? L’ho sentita troppe volte questa frase. Elettori immaturi, che non capiscono. Si dice quando si vuole sfuggire a un’analisi. Ma erano gli stessi elettori che li hanno votati alle Politiche. È una reazione emotiva, una spiegazione che non spiega nulla. Non voglio fare quello con la matita rossa. Però, certo, non bastano più loro indicazioni di Grillo e Casaleggio. Un movimento nato dalla rete, che ha svegliato una cultura politica pigra, una volta entrato in Parlamento deve cambiare tutto. E non può dire ai parlamentari: non dovete elaborare strategie.

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Beppe Grillo (Niccolò Caranti – Wikipedia)

GRILLO “BRUCIA” IL CANDIDATO PIÚ AUTOREVOLE - La risposta avventata e presuntuosa di Grillo, a suo tempo ha tagliato le gambe a Rodotà, con il quale il dialogo non è mai stato riallacciato. Il colpo di testa del capo politico ha messo fuori gioco il candidato numero uno di tutto il Movimento. Un anno e mezzo dopo, nulla vieterebbe a Grillo e Casaleggio di riproporre le proprie Quirinarie. Ma il nome più desiderato, Stefano Rodotà dovrebbe per coerenza essere mondato da quell’elenco per una scelta unilaterale del capo politico. Inserire Rodotà tra i “quirinabili”, significherebbe per Grillo un rischio ancora più grosso: quello di prendersi una porta chiusa in faccia dal giurista insultato, e gli sberleffi del web, pronti a rispolverare immediatamente le dichiarazioni tuttora presenti sul blog. La soluzione? Niente Quirinarie. Che il Pd scelga per tutti, gli elettori del M5s sceglieranno poi il male peggiore.

L’ANALISI DI RODOTÀ UN ANNO E MEZZO DOPO: INECCEPIBILE - Un anno e mezzo dopo, le parole di Rodotà sul Movimento sono quanto mai attuali. Rispetto alle percentuali delle Politiche, il M5s ha perso oltre 3 milioni di voti alle Europee. Su base locale pochissimi comuni sventolano la bandiera a Cinque Stelle e il radicamento sul territorio è ancora minimo. Gli attivisti sono abbandonati a se stessi e al proprio spirito di iniziativa (paradossalmente più liberi e propositivi dei parlamentari, ndr), quando non schiavi di faide interne o relegati a banchettisti per la raccolta firme dell’impopolare referendum contro l’Euro (Grillo vorrebbe 3-5 milioni di firme entro maggio, al momento sono poco più di 80 mila). Le epurazioni fatte in prima persona da Grillo e Casaleggio, scavalcando a pie’ pari la democrazia diretta e il regolamento stesso dei Cinque Stelle, hanno alimentato i mal di pancia. Così come la scelta di nominare dall’alto un direttorio, con cinque nomi scelti tra i più arguti yes-men grillini, è stata tutt’altro che gradita dai parlamentari stessi.

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Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo (formiche.net)

IL QUADRO PEGGIORE PER IL M5S? RENZI CHE CANDIDA RODOTÀ - Il M5s avrebbe ancora una volta la possibilità di infilarsi nelle fratture interne del Pd e allargare lo squarcio, invece è impegnato per l’ennesima volta ad armarsi di ago e filo per ricucire i propri strappi. La strategia politica di Grillo e Casaleggio si è ridotta al sistematico rifiuto delle proposte della maggioranza, corredato dal solito “attivismo web”. I canonici di video di presunti interventi “illuminanti” dei parlamentari, articoli e post sui social da click baiting, che hanno stancato persino i sostenitori stessi del M5s. L’e-mail firmata Grillo e Casaleggio con cui si chiede ai parlamentari del Pd di fare i propri nomi per il Quirinale, è da acqua alla gola. L’inerzia dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica è tutta nelle mani del Pd, con il Movimento autorelegatosi nell’angolo, nel ruolo di mero contestatore o, ancora peggio, ratificatore di scelte altrui a mezzo blog. Renzi, paradossalmente, avrebbe una grande occasione per far scattare l’ennesimo corto circuito nel M5s ed incassare una fenomenale vittoria politica. Uscire dalle consultazioni con un solo nome: Stefano Rodotà. Per fortuna di Grillo e Casaleggio, al Pd gli harakiri riescono molto meglio delle vittorie.

Francesco Guarino
@fraguarino

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