L’uomo che piantava gli alberi: il magico rapporto tra uomo e natura

L'uomo che piantava gli alberi è l'esemplare racconto di un pastore che ha trasformato una vallata desertica in una meravigliosa foresta, ridandole vita

(Fonte foto: www.amazon.it)

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Torna come di consueto la rubrica di WakeUpNews dedicata ai nostri piccoli lettori, con un racconto dal titolo L’uomo che piantava gli alberi, conosciuto anche come La storia di Elzéard Bouffier. Si tratta di un romanzo breve redatto dallo scrittore francese Jean Jono (1895-1970) nel 1953 che, per la sua semplicità e l’esemplare messaggio che porta con sé, è diventato un cult nella letteratura mondiale.

UN RACCONTO ATTUALISSIMO – L’uomo che piantava gli alberi racconta la vicenda di un pastore che ama vivere in solitudine, conducendo una vita semplicissima alle pendici delle Alpi, in una vallata deserta della Provenza. Il narratore, che si trova in quella regione per intraprendere una escursione, descrive così la terra tutt’intorno: «[…] Conoscevo perfettamente il carattere dei rari villaggi di quella regione. Ce ne sono quattro o cinque sparsi lontani gli uni dagli altri sulle pendici di quelle cime, nei boschi di querce al fondo estremo delle strade carrozzabili. Sono abitati da boscaioli che producono carbone di legno. Sono posti dove si vive male. Le famiglie, serrate l’una contro l’altra in quel clima di una rudezza eccessiva, d’estate come d’inverno, esasperano il proprio egoismo sottovuoto. L’ambizione irragionevole si sviluppa senza misura, nel desiderio di sfuggire a quei luoghi. […] C’è concorrenza su tutto: per la vendita del carbone come per il banco di Chiesa. Per le virtù che lottano tra di loro, per i vizi che lottano tra di loro e per il miscuglio generale dei vizi e delle virtù, senza posa. Per sovrappiù, il vento altrettanto senza posa, irrita i nervi. Ci sono epidemie di suicidi e numerosi casi di follia, quasi sempre assassina».

Il pastore, che il narratore incontra per caso durante la sua passeggiata, ci viene descritto come un cinquantenne che, dopo aver vissuto la sua vita, ha deciso di ritirarsi in quelle terre con uno scopo ben preciso, piantare alberi: «Si era ritirato nella solitudine dove trovava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Aveva pensato che quel paese sarebbe morto per mancanza d’alberi. Aggiunse che, non avendo altre occupazioni più importanti, s’era risolto a rimediare a quello stato di cose […]».

(Fonte foto: www.armoniosacrescita.com)

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«[…] Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati centomila. Di centomila ne erano spuntati ventimila. Di quei ventimila, contava di perderne ancora la metà a causa dei roditori o di tutto quello che c’è d’imprevedibile nei disegni della provvidenza. Restavano diecimila querce, che sarebbero cresciute in quel posto, dove prima non c’era nulla».

La storia comincia nel 1910. Dopo che il narratore lascia il pastore, scoppia la prima guerra mondiale: i due non s’incontreranno di nuovo che dieci anni dopo. Il narratore torna quindi a cercare il pastore e lo spettacolo che trova lo lascia meravigliato e stupito: «Le querce del 1910 avevano adesso 10 anni […]. Lo spettacolo era impressionante. Ero letteralmente ammutolito […] Se si teneva a mente che era tutto scaturito dalle mani e dall’anima di quell’uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione».

Grazie all’opera costante di Elzéard Bouffier quella vallata desertica della Provenza riprese vita: non solo le piante si moltiplicarono e ricomparve l’acqua, ma molta gente della pianura, dove la terra «costava cara», si ritirarono in quelle terre, godendo del miracolo che nessuno avrebbe mai creduto fosse stato realizzato da un unico essere umano. Elzéard Bouffier morì nel 1947, a 87 anni.

(Fonte foto: www.armoniosacrescita.com)

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RIFLESSIONI – Il racconto ha colpito talmente tanto i lettori che in molti hanno creduto si trattasse di una storia vera. Purtroppo non è così, il racconto è il frutto dell’arte inventiva di Jean Jono. Ciò nonostante, e a distanza di oltre sessant’anni, L’uomo che piantava gli alberi si presenta al pubblico moderno nella sua straordinaria attualità, come una speranza per il futuro. Una speranza che permetta al genere umano di trattare con rispetto la natura, di averne cura, perché solo con e attraverso di essa ci può essere vita. Questo racconto non è che un esempio di come l’essere umano potrebbe essere «altrettanto efficace di Dio in altri campi oltre la distruzione», se solo volesse.

Per l’uomo di oggi, infatti, la natura viene vissuta come una realtà  che sta al di fuori di sé, di cui ci si serve per nutrirsi, vestirsi, di cui ci si considera padroni sfruttandone i materiali e l’energia. È chiaramente un comportamento distruttivo nei confronti della natura. Con la storia L’uomo che piantava gli alberi lo scrittore intendeva allora avvicinare un po’di più le persone alla natura, soprattutto i bambini e i ragazzi, cioè coloro che un domani avrebbero potuto cambiare le cose. E noi continuiamo a diffonderla, fiduciosi nelle nuove generazioni.

Mariangela Campo

@MariCampo81

L’uomo che piantava gli alberi, Jean Jono, illustrazioni di Tullio Pericoli, Editore Salani, collana Istrici d’oro, dai 10 ai 99 anni, €10, pp.64

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