L’unico amore che non muore mai è quello impossibile: a voi “Mine vaganti”

Una pellicola di Ferzan Ozpetek, un racconto che racchiude il senso delle contraddizioni umane. E su come non bisogna mai arrendersi nella continua ricerca di ciò che rende felici

di Adriano Ferrarato

Locandina

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Lecce. Tommaso Cantone (Riccardo Scamarcio) è appena tornato da Roma, dove, a insaputa dell’intera famiglia che lo crede laureato in Economia e Commercio, ha appena concluso i suoi studi alla facoltà di Lettere. E non solo. Deciso a non seguire in alcun modo la tradizione familiare nell’ambito di un importante e rinomata fabbrica di pasta, il giovane sogna di fare lo scrittore e il ritorno in Puglia rappresenterebbe per lui una occasione fondamentale per rivelare a tutto il parentado la verità. Facendo anche un’altra importante rivelazione: Tommaso è infatti omosessuale.

Ormai pronto alla confessione, anticipa i suoi intenti al fratello primogenito Antonio (Alessandro Preziosi). Quando però l’occasione propizia arriva, durante una importante cena di affari, sarà proprio quest’ultimo ad anticipare Tommaso annunciando a tutti i commensali la propria diversità mai dichiarata e sempre nascosta, generando l’ira del padre (Ennio Fantastichini) che proprio in Antonio aveva riposto molte speranze e fiducia nell’ereditare il tradizionale lavoro come amministratore dell’azienda. Per i due fratelli inizierà un incubo, perché mentre il primo verrà immediatamente cacciato di casa, per il secondo, costretto di conseguenza a sobbarcarsi gli oneri della ditta (e del genitore, colpito da un malore subito dopo l’incredibile notizia), diventerà impossibile svelare le sue naturali inclinazioni.

Con “Mine vaganti” il regista turco Ferzan Ozpetek propone al pubblico una commedia corale divertente e riflessiva sui temi a lui tanto cari: l’omosessualità, la famiglia, i valori nella società contemporanea e la perdita dell’identità nel moderno. E soprattutto sulla ricerca della felicità libera e completamente emancipata dalla costrizione delle convenzioni sociali. Spostando addirittura la location nella bellissima Puglia, dopo molte pellicole girate a Roma. In questo film il regista si mette in gioco, fa molta autoanalisi, rende possibile immaginare tutto e il contrario di tutto, spingendo il pubblico a capire cosa c’è dietro la storia dei tanti personaggi del cast, autentiche mine vaganti, capaci di devastare con un sol colpo l’esistenza di chi gli sta intorno.

Nicole Grimaudo e Riccardo Scamarcio

Nicole Grimaudo e Riccardo Scamarcio a colloquio con il regista turco durante le riprese

Gli attori rappresentano infatti ognuno le due facce di una stessa medaglia, quelle contraddizioni che la vita pone dinanzi ad ognuno e che spesso si vivono inconsapevolmente trincerandosi dietro false verità e apparenze. Il personaggio che più di tutti evidenzia questo contrasto è quello del padre, interpretato da Ennio Fantastichini: uomo borghese, pastaio, il cui unico scopo è esaltare una finta dignità che lo porta spesso a non rendersi conto della grave immoralità che circonda la sua stessa esistenza. Eccessivamente omofobo, non ha alcuna vergogna ad avere un amante e non esita a cacciare suo figlio di casa non appena scopre la sua vera realtà sessuale. In onore del contegno e “che nesuno lo sappia”, Vincenzo Cantone non si fa scrupoli a sacrificare la famiglia come bene primario. E’ l’uomo della falsità.

Di contrasto, la figura della madre Stefania, che Lunetta Savino interpreta con un talento spesso troppo ignorato dalla critica cinematografica. Inizialmente incredula alle rivelazioni di Antonio, non si limita a cercare la verità, ma mostra senza particolari difficoltà, e in chiave molto spesso anche comica, l’amore che nutre per il suo primogenito.

Riccardo Scamarcio e Alessandro Preziosi meriterebbero un discorso a parte molto più ampio. Ottima l’interpretazione di entrambi e la sincera “completezza” con cui mostrano allo spettatore le reali difficoltà del non essere eterosessuale: da un lato, Tommaso, che è dovuto addirittura fuggire e crearsi una vita nascosta ai suoi cari. Dall’altro, Antonio, che per anni ha mantenuto il silenzio e la maggior parte delle volte ha dovuto fare scelte difficili e molto disastrose per difendere sé stesso dal giudizio degli altri. Costretto addirittura a licenziare il suo amante per evitare dissapori e malelingue, pagherà caramente questa scelta con enorme sofferenza, nel tentativo di riconquistare la stima e l’affetto dei suoi genitori e la sua dignità ingiustamente tolta.

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7 Risponde a L’unico amore che non muore mai è quello impossibile: a voi “Mine vaganti”

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    Anonimo 25/03/2010 a 20:29

    Ottima recensione……ho visto il film mi è piaciuto!

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    Adriano Ferrarato 26/03/2010 a 02:02

    Ti ringrazio tantissimo!!!!!!E’ un film davvero ben riuscito!! :) )))

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  3. avatar
    Anonimo 27/03/2010 a 20:17

    goooooooooood

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    Tommy 29/03/2010 a 14:28

    Bella recensione, è un film che non mi ha entusiasmato, forse non del miglior Ozpetek, soprattutto perchè mi è parso un po’troppo “televisivo” ma è un film che si “lascia vedere” quindi è consigliato!!!

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    Adriano Ferrarato 30/03/2010 a 00:34

    Grazie mille per i complimenti e per la tua opinione Tommy!!!!! E’ molto interessante sentire pareri diversi su questo film, che risulta sicuramente più divertente di altri lavori di Ozpetek, ma che giustamente a qualcuno può apparire anche come un cambio di direzione verso un cinema più “commerciale”. Concordo pienamente sul fatto che il film si “lascia vedere”!!!!!! :D

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    raffaella 10/05/2010 a 11:11

    Bellissimo il film e la canzone Sogno che meritava il premio, no ssecco per Jovanotti

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  7. avatar
    Adriano Ferrarato 11/05/2010 a 12:26

    Grazie Raffaella! Perfettamente d’accordo con te…Io ho apprezzato molto anche la canzone di Nina Zilli featuring Giuliano Palma “Cinquantamila lacrime” che è il motivo dominante della pellicola!

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