L’Ungheria alza un muro e l’Europa lo benedice

Il governo magiaro prepara la costruzione di un muro di frontiera aspettando il conforto italiano nell'immobilismo europeo

barriera di melillaIl governo nazionalista conservatore dell’Ungheria ha annunciato oggi di aver iniziato i preparativi amministrativi per costruire delle mura di recinzione lungo il confine con la Serbia. Come ha sostenuto Péter Szíjjártó, Ministro degli Esteri magiaro, per frenare l’immigrazione clandestina appare indispensabile recintare i 175 chilometri di confine serbo con una frontiera di quattro metri di altezza.

FRONTIERA – Tale drastica iniziativa dell’esecutivo guidato da Viktor Orbàn è sostenuta dai dati dell’Ufficio Immigrazione ungherese secondo i quali 57.000 persone sono entrate illegalmente nel paese quest’anno, rispetto ai 43.000 del 2014 o i 2000 del 2012. Tuttavia l’Ungheria conta solo l’1,5% di popolazione straniera dato che la maggioranza dei rifugiati sono merce – considerandoli tali avrebbero più diritti – di passaggio sul suo territorio. Provenendo da Siria, Iraq, Afghanistan e Kosovo percorrono il tradizionale tragitto balcanico dei migranti asiatici, passanti per la Turchia, con l’obiettivo di raggiungere Germania e Austria oppure spingersi più a Nord.

DINAMICA – Non si sono fatte attendere proteste e voci grosse da ogni parte d’Europa, la stessa che però non ne vuole sapere della ripartizione per quote (Gran Bretagna e Germania) e costruisce barriere umane militarizzate (Francia). Naturalmente il diritto internazionale non contempla tali violazioni e di colpo Schengen ha come prerogativa che la migrazione si instauri nella normalità stagnante. I precedenti giustificano l’Ungheria dato che la Bulgaria ha avviato un progetto simile all’inizio di quest’anno, alzando una barriera di 160 chilometri con la Turchia e le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla si riparano all’ombra di mura alte 6 metri. Siamo dinanzi a continenti-fortezza come li definisce Naomi Klein «blocchi di nazioni che uniscono le proprie forze per ottenere accordi commerciali favorevoli da paesi terzi ma che allo stesso tempo pattugliano severamente le proprie frontiere per non far passare i cittadini di quegli stessi paesi». In pratica le merci, magari semi-lavorate con tassazione irrisoria, passino pure. Ma gli uomini muoiano dove sono.

ImmigratiSTATICA – Ora dopo anni di immobilismo sulla questione migranti, l’Europa, nella sua nobile forma politicizzata che è l’Unione Europea, ha finalmente scoperto di poter costruire qualcosa di concreto: mura. Esattamente quelle delimitazioni architettoniche che i trattati istitutivi dell’Ue tanto amavano definire barriere e che si prefiggevano di abbattere. In buona compagnia con gli Stati globalizzatori a tutti i costi, l’Europa ha però perso di vista questo obiettivo e delle frontiere sono sorte qua e là senza autorizzazioni o indignazioni specifiche.

DOPPIEZZA ITALICA – Ora sebbene Renzi si impegni a dipingere un’Italia aperta all’integrazione e all’accoglienza, quasi un’anima pia in un branco di lupi, il Belpaese parrebbe più essere rimasto col cerino in mano. A G7 terminato gli abbracci tra i premier si sono sprecati, ma sia ben chiaro che gli immigrati restano dove sono e che il debito lo avete contratto voi, gli F-35 non si possono restituire e così via. Si intenda che la colpa non è affibbiabile alla sola Europa – e agli zingari, tanto per compiacere Salvini – ma spetta anche ai nostri cari comandanti in capo che si affannano con operazioni di cooperazione e di pace in zone devastate da noi stessi. Chapeau.

ITALIAN JOB – Non ci resta che attendere il naturale svolgimento della faccenda quando un qualche imprenditore italiano importerà l’idea anche da noi. Non potendo disporre la costruzione di confini solidi in mare – occhio ai progettisti del ponte sullo Stretto però – i mirabili costruttori italiani ascolteranno le ruspe padane tuonare in festa per permettere la costruzione di irte mura intorno a campi profughi a casaccio. Con metodo rigoroso un bando pubblico sceglierà un’azienda che, servendosi del miglior calcestruzzo gentilmente acquistato da Mafia spa, innalzerà una grandiosa costruzione. Una volenterosa Coop del mondo-di-mezzo col suo supporto burocratico spingerà per ottenere fondi europei. A questo punto sindaci e assessori, con cenere in testa e soldi in tasca, chiederanno spiegazioni e intenteranno vaniloqui giustificatori fino a quando con un colpo genio e uno di spugna partoriranno la più classica soluzione italiana: un condono, d’altronde sempre di mura si parla.

Francesco Malfetano

foto: aldomaturo.blogspot.it

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