Lunardi e l’autoconservazione della casta politica

Mentre il Parlamento vota le leggi che assolvono i politici dai loro reati, il potere legislativo continua a  negare anche le autorizzazione ai magistrati per svolgere la loro funzione inquirente nei confronti della casta

di Sabina Sestu

Sepe e Lunardi

ROMAE anche Lunardi è sotto protezione. Con 292 voti a favore, 254 contrari e 2 astenuti la Giunta per le Autorizzazioni ha approvato la restituzione degli atti al collegio per i reati ministeriali del Tribunale di Perugia. A salvare l’ex ministro delle Infrastrutture e Trasporti Pietro Lunardi è stata la maggioranza, che si è ricompattata dopo mesi di grande turbolenze che l’hanno portata quasi alla rottura. L’accusa per l’ex ministro Lunardi, oggi deputato del Pdl, è di corruzione. Avrebbe acquistato nel 2004 ad un prezzo di favore da Propaganda Fide un’intera palazzina di cinque piani, in via dei Prefetti a Roma, per la “modica” cifra di 3 milioni di euro. Il valore  dell’immobile si aggirerebbe intorno ai 9 milioni di euro. In cambio dell’affare avrebbe concesso un finanziamento pubblico di 2 milioni e mezzo di euro per la manutenzione della facciata di un immobile di proprietà del dicastero Vaticano a Piazza di Spagna. Assieme al deputato pidiellino è indagato, nella stessa inchiesta, l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, presidente di propaganda Fide dal 2001 al 2006.

Come sempre accade nelle vicende dei reati perpetrati dalla classe politica, niente è mai chiaro e lineare, ma tutto assume sfumature contorte e intrecci poco limpidi.  Anche in questa occasione ritornano alla mente altri scandali, molto recenti, che hanno infiammato gli animi degli amanti della legalità e della trasparenza della Pubblica Amministrazione. E ricompaiono anche i nomi di alcuni faccendieri che sono stati alla ribalta delle cronache solo alcuni mesi fa. Come Angelo Balducci, che ha fatto da mediatore tra Lunardi e Pepe per l’acquisto dell’immobile di via Prefetti. Implicati nella vicenda che vede coinvolto Lunardi anche Diego Anemone e l’architetto Angelo Zampolini.

Dove abbiamo già sentito questi nomi? Anemone e Zampolini, sempre nel 2004, aiutarono Claudio Scajola ad acquistare un appartamento a Roma di fronte al Colosseo. A seguito dello scandalo il ministro Scajola fu costretto a dimettersi, il maggio scorso. Ma ciò per cui tutti e tre, Balducci, Zampolini e Anemone vengono maggiormente ricordati è il pasticciaccio dei Grandi Eventi. Sarà che ora sono tutti impegnati a seguire il caso della quindicenne di Avetrana il motivo per cui l’opinione pubblica si sta disinteressando di quello che la casta politica sta combinando con i nostri soldi?  Guarda caso, infatti, sono mesi che non si sa più nulla delle vicende giudiziarie di questi notabili della politica e dell’imprenditoria.

E anche gli avvisi di garanzia inviati all’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, stanno passando sotto silenzio.  Così come il rifiuto a procedere della Camera. La Giunta di Montecitorio ha sostenuto che senza conoscere la posizione anche degli altri coimputati (tra i quali l’arcivescovo di Napoli, Sepe) non e’ possibile decidere nel merito. E fa riflettere la risposta del diretto interessato: «Oggi è stato fatto un primo passo importante per fare chiarezza» è stato, infatti, il primo commento dello stesso Lunardi. Chiarezza in che senso, visto che grazie all’immunità di cui gode non deve dare nessuna spiegazione hai magistrati?

Crescenzio Sepe

Il 28 giugno scorso sul sito di  Panorama è stata pubblicata un’inchiesta molto interessante su questo caso. «Il cardinale Crescenzio Sepe non ci sta a fare il capro espiatorio. I suoi buoni rapporti con l’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi e con l’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, hanno fruttato a tutta la Chiesa milioni di euro di finanziamenti per ristrutturazioni e restauri attraverso l’Arcus spa – ha scritto Ignazio Ingrao, autore dell’inchiesta – la Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo di proprietà del ministero dell’Economia e delle finanze, che ne è azionista unico. I destinatari delle somme erogate dalla Arcus (250 milioni di euro tra il 2004 e il 2009 più altri 200 milioni già assegnati per il triennio 2010-2012) sono decisi dal ministero dei Beni culturali insieme con il ministero delle Infrastrutture, previa una verifica tecnica condotta dai funzionari della Arcus, fra cui c’è anche Francesca Nannelli, inquilina di Propaganda fide». Un’inchiesta che dura da mesi e che nasconde tanti retroscena e che, a quanto pare, non entusiasma troppo l’opinione pubblica.

E c’è da chiedersi che cosa abbia spinto Fini a fare così tante concessioni al premier, tra cui anche il Lodo Alfano, dopo che per mesi ha sostenuto la battaglia della legalità, moralità ed eticità della casta politica. Mentre l’opposizione sembra muta di fronte alle continue defaillance di un numero sempre crescente di ministri implicati in faccende di corruzione, di reati contro la Pubblica Amministrazione in generale e coinvolti in rapporti stretti con le mafie del nostro Bel Paese. Solo il partito di Di Pietro continua a gridare allo scandalo, visto che Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv alla Camera, è stato uno dei pochi a commentare la votazione della Camera: «è la cricca che si autoassolve, un voto che dimostra la volontà di autoconservazione della casta».

Foto | via http://tg24.sky.it;  http://candidonews.files.wordpress.comwww.ilgiornale.it, http://liberthalia.wordpress.com

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