L’Ucraina brucia. 26 morti e la prospettiva di uno scontro Ue-Russia

La situazione in Ucraina è degenerata, la guerra civile è alle porte. La Russia accusa il colpo di Stato, l’Onu chiede un’indagine urgente

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Scontri a Kiev

Il mondo intero è stato improvvisamente e brutalmente spinto ad occuparsi seriamente della questione Ucraina. Ventisei morti e duecentoquaranta feriti è il numero raggiunto in una notte che sancisce la degenerazione totale nel Paese dell’est Europa. L’Onu ha condannato le violenze chiedendo un’indagine urgente e indipendente mentre la Russia accusa un prossimo colpo di Stato. Le pressioni del popolo ucraino e la degradazione degli scontri nascondono però una lotta di politica internazionale sulla questione della fornitura energetica di gas. È stato intanto proclamato il lutto nazionale.

I MORTI NELLA NOTTE – Per capire la gravità degli eventi di Kiev, basti pensare che mai dopo la caduta dell’Unione Sovietica si era registrato un numero di morti e feriti come in questi giorni. A scatenare ieri gli scontri di fronte al Parlamento è stata la scelta da parte dei deputati di posticipare la discussione sulle riforme costituzionali per la limitazione dei poteri presidenziali. I manifestanti si sono scontrati con  gli agenti antisommossa  e sono scattate le violenze: furgoni della polizia in fiamme, lacrimogeni, granate. Fino a quando, nel pomeriggio di ieri, la polizia ci è andata giù pesante con l’uso di lacrimogeni stordenti e cannoni ad acqua. La risposta dei manifestanti, ben 20mila e capeggiati da Vitaly Klitschko, leader dell’opposizione, è stata veemente. La bellissima Piazza dell’Indipendenza di Kiev è diventata il teatro della sanguinosa guerriglia urbana.

UNA VIOLENZA INTOLLERABILE – Sulla vicenda è intervenuta Emma Bonino, che si è detta estremamente preoccupata: «È con massima preoccupazione che va considerato e scongiurato il rischio concreto di una guerra civile alle porte dell’Unione Europea». Nessuna violenza nei confronti della popolazione potrà essere più tollerata, ha affermato la Bonino: «Insieme ai miei colleghi europei rinnovo alle autorità ucraine l’appello più deciso affinché cessino reazioni violente, indiscriminate e sproporzionate alle proteste popolari, che devono svolgersi pacificamente, nell’ambito della legalità. Non potranno essere più tollerati abusi nei confronti della popolazione, né provocazioni di frange estremiste e violente. Non escludiamo il ricorso a misure restrittive eccezionali in caso di continuazione delle violenze».

LE PAROLE DEI LEADER EUROPEI – Per Francois Hollande le violenze attuate dalla polizia a Kiev sono inaccettabili, mentre Angela Merkel ha promesso  «sanzioni mirate e graduali da parte dell’Ue nei confronti dei responsabili delle violenze». Postati su Twitter i pensieri di William Hague, ministro britannico degli Affari Esteri: «La violenza contro i manifestanti pacifici è inaccettabile e il governo ucraino ne dovrà rispondere». Mentre la Russia, attraverso un comunicato del ministro degli Esteri, «esige dai leader dell’opposizione ucraina lo stop alle violenze». Secondo Mosca in Ucraina è in atto un tentativo di colpo di Stato che deve essere bloccato.

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Manifestanti a Kiev

IL BRACCIO DI FERRO UE-RUSSIA – Le parole di Mosca non sono certo casuali, considerando il braccio di ferro con l’Unione Europea sul futuro energetico legato alla fornitura di gas, dove  Kiev è diventata ora violenta protagonista. È dal 2011 infatti che il Cremlino è il principale fornitore di gas per l’Europa e in Ucraina sono presenti ben 40mila chilometri di gasdotti. La forza della Russia nei confronti dell’Europa in ambito di approvvigionamento di gas sta nell’eccellenza delle infrastrutture per il rifornimento, a differenza di altri Paesi ben forniti di gas e petrolio ma dalle deboli e antiquate infrastrutture, come il Kazakistan o il Turkmenistan. Inoltre il contratto che lega le riforniture di gas tra Mosca e Bruxelles è un contratto a lungo termine che taglia fuori eventuali accordi tra Ue e altri Paesi del Sudamerica o asiatici.

UN PAESE CONTESOGazprom, il maggior estrattore di gas naturale al mondo oltre che la più grande compagnia russa, la fa dunque da padrona e questo nel corso degli anni è servito a Putin per forzare la mano con  l’Ue e dimostrare la forza della Russia. Nel 2006 e nel 2009 proprio l’Ucraina venne accusata di usare illegalmente gas russo e la conseguenza fu un taglio superiore al 70% per alcuni Paesi europei come Bulgaria e Slovacchia. Le scelte e gli interventi dell’Unione Europea da una parte e della Russia dall’altra si giocheranno su una sottile linea di tensione, quella tra Ue e Russia, basata sull’approvvigionamento di gas, che passa anche dalla risoluzione di eventi straordinari come quello in atto in Ucraina. Un Paese più che mai conteso le cui sorti potrebbero indirizzare il futuro dell’Europa intera.

Gian Piero Bruno

@GianFou

Foto: cdt.ch, repubblica.it, ansa.it

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