Love Marilyn, la vera donna dietro la diva – Recensione

love marilyn poster

La locandina del film

Il successo, si sa, dà alla testa. Esistono persone che, pur di ottenere l’attenzione del pubblico e la luce dei riflettori, farebbero qualunque cosa: la nostra industria televisiva e cinematografica è satolla di questi moderni Faust, pronti a vendersi l’anima per un briciolo di notorietà, una foto su un giornale o una ripresa in televisione. Tutti pronti a sentirsi delle star, quelle figure intramontabili che i fotografi cercano, che i giornalisti intervistano e che la gente ammira e applaude. Esistono anche quelle star stanche dell’eccessiva attenzione che il pubblico ha per loro, che desiderano un pizzico di privacy e un tocco di anonimato, specie quando vogliono stare sole. Esistono, poi, star che i giornali descrivono in un modo e il pubblico vede in un altro, ma che nella vita nascondo mille e mille altre sfaccettature, come Norma Jeane Mortenson, in arte Marilyn Monroe: una diva che il cinema e il pubblico hanno reso immortale, rimasta nella storia per il suo fascino, i suoi movimenti e le sue relazioni amorose. Ma chi era veramente Marilyn Monroe? È ciò che cerca di spiegare la regista Liz Garbus nel film documentario Love Marilyn – I diari segreti, che sarà presente solo nelle sale Space Cinema Italia dal 30 settembre al 2 ottobre, e distribuito dal 9 ottobre in tutte le librerie in un cofanetto insieme al libro omonimo da Feltrinelli Real Cinema.

Il documentario descrive la vita di una diva che non è mai passata di moda. L’idea è nata nella mente della regista leggendo Fragments, un testo sulle lettere, i diari, le poesie e gli appunti di Marilyn mai pubblicati prima: una lunga serie di commenti, pensieri, annotazioni su ricette e modi di recitare, paure mai sopite, documenti, lettere di lavoro e liste di cose da fare. Unite alle lettere di amanti, ai rimproveri dei registi e ai commenti dei colleghi, la regista ci mostra un’immagine di Marilyn diversa da quella che il pubblico immaginava. Per molti, la Monroe era una donna frivola, ingenua, dal sorriso tanto innocente da apparire sciocco e stupido. Liz Garbus, invece, mostra dei documenti che raccontano la storia privata di una donna completamente diversa. Marilyn era in realtà una maschera creata per giungere al successo, per arrivare tra le stelle: una sorta di creatura artificiale basata sulla sensualità e la disinvoltura. L’attrice stessa affermò una volta: «Io sono M. M. e non mi è permesso avere problemi, essere nervosa, provare sentimenti».

Eppure, dietro Marilyn c’era Norma. La caleidoscopica Norma, la donna intellettuale e curiosa, divoratrice insaziabile di libri, anche durante le prove. L’artista che agli esordi usava tutto il suo tempo per imparare a cantare, recitare, dare di scherma e ballare; che voleva essere pronta quando il suo momento sarebbe giunto; che lavorò senza sosta per affinare la sua tecnica al punto di abbandonare Hollywood all’apice della carriera per studiare recitazione con Lee Strasberg. La donna d’affari che manipolò lo star system a suo vantaggio, l’amica generosa e leale, ma anche donna sensibile, compagna incostante, delusa dall’amore, capro espiatorio di tante vicende. Eppure, come un Mister Hyde, Marilyn ebbe il sopravvento su Norma. Annotò nei suoi quaderni: «Il personaggio Marilyn è una sorta di mostro, di Frankenstein. L’ho creato e ora sono costretta ad interpretarlo ed è strano essere vittima della propria creazione». Il pubblico voleva lei sempre di più, tanto da far dimenticare quella donna sensibile, intelligente e forte che l’aveva creata.

L'inedita Marilyn Monroe raccontata in 'Love, Marilyn'

L’inedita Marilyn Monroe raccontata in ‘Love, Marilyn’

Love Marilyn è un commovente viaggio intimo nella vita di una donna che è divenuta una leggenda, malgrado la sua notorietà sia durata poco più di dieci anni. Un documentario che vuole rendere omaggio alla donna anziché al mito. La regista mostra al pubblico chi era Norma, l’altra Marilyn, attraverso un lungo cammino contornato di parole e affermazioni. Parole di alcuni artisti ed intellettuali che la conobbero, andarono oltre le apparenze e scrissero di lei. Liz Garbus non si accontenta di far leggere queste parole da una voce fuori campo: attori di fama mondiale danno voce a queste figure che scrissero e giudicarono la donna. Il premio Oscar Adrien Brody (Il pianista) è seduto a mezzo busto e interpreta le parole scritte dallo scrittore Truman Capote; Paul Giamatti (The Illusionist) dà la voce ai ricordi del  regista premio Oscar George Cukor; il premio Oscar F. Murray Abraham (Amadeus) s’immedesima nei discorsi dello psicanalista R. Greeson; Oliver Platt (Frost/Nixon – Il duello) il regista premio Oscar Billy Wilder e molti altri. E lei? Come dare voce a quelle parole “nuove”? Chi ne era più degna? La soluzione che dà la regista è a dir poco originale: i pensieri, le parole e le emozioni della diva prendono vita dalle interpretazioni di grandi attrici hollywoodiane. Nello stile del monologo interpretato, donne del calibro di Glenn Close (Albert Nobbs), Elisabeth Banks (la serie Scrubs), il premio Oscar Marisa Tomei (The Wrestler), Viola Davis (The Help), Evan Rachel Wood (Mildred Pierce), Uma Thurman (Kill Bill) e molte altre ci guidano verso una profonda comprensione dell’animo dell’attrice, rappresentando liberamente le sue parole.

Superati cinquanta anni dalla sua morte, Marilyn continua a sopravvivere. La sua scomparsa è ancora avvolta nel mistero, come lo sono ancora molti tratti della sua vita; eppure il suo fascino e le sue vicende continuano ad ammaliare. La spiegazione di questa “immortalità” è rintracciabile nelle parole con le quali la giornalista Gloria Steinem raccontò la morte della diva: «Quando il passato muore c’è il lutto. Ma quando muore il futuro ci pensa la nostra immaginazione a mandarlo avanti».

(Foto: janepickens.com; amazonaws.com; movieplayer.it)

                          Francesco Fario

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