Louis Nero svela i segreti dell’opera di Dante Alighieri. L’intervista

Intervista a Louis Nero, il regista de 'Il Mistero di Dante', che ripercorre il viaggio introspettivo ed esoterico de La Divina Commedia

Il Mistero di Dante, la locandina del film

Il Mistero di Dante, la locandina del film

Il 14 febbraio uscirà nelle sale italiane Il Mistero di Dante, il nuovo lavoro del regista torinese Louis Nero. La pellicola, che vanta un cast stellare con F. Murray Abraham nel ruolo di Dante Alighieri e con Franco Zeffirelli e Taylor Hackford, ripercorre il viaggio dantesco de La Divina Commedia, l’opera in assoluto più rappresentativa della letteratura italiana, indagando e scavando nel profondo dell’animo umano. Proprio Louis Nero racconta a Wake Up News la nascita e l’elaborazione del suo ultimo ed intrigante lavoro.

Di cosa tratta il film? Qual è l’argomento preponderante, oltre alla rivisitazione del percorso dantesco?

Il film parla dello spirito umano che cerca di capire come Dante sia riuscito a creare un capolavoro così grande che ancora oggi, a 700 anni di distanza, cambia le menti degli uomini e li spinge verso la ricerca interiore. La mia ricerca mi ha spinto a indagare il lato più nascosto dell’opera dantesca, quel lato che viene comunemente chiamato esoterico. Nel ricercare questo aspetto la mente scardina gran parte dei propri limiti e preconcetti per concentrarsi su ciò che veramente conta.

Perché ha scelto di prendere in esame l’opera di Dante Alighieri?

Sono sempre stato affascinato dai personaggi che sono riusciti a sintetizzare nelle loro opere l’epoca in cui hanno vissuto. Per me Dante non è solo un poeta, ma l’anello di una catena che ci ha collegato direttamente con un sapere lontanissimo.

Quale è il mistero che Dante nasconde nel suo manoscritto? E quali sono le motivazioni che lo spingono a celare qualcosa al proprio lettore?

In realtà Dante non cela nulla. Il limite non è in chi scrive ma in colui che legge. Il linguaggio simbolico è destinato ad influenzare quella parte dello spirito e della ragione insiti in ogni essere umano. Alcune persone, grazie alla propria capacità di concentrazione, sono più suscettibili ad essere positivamente influenzate dal linguaggio simbolico.

Il viaggio di Dante è una metafora introspettiva. Lei, nel suo lavoro, come affronta questa ricerca di miglioramento personale e sociale?

Ogni lavoro se è fatto con concentrazione e abnegazione può portare ad un miglioramento personale. Automaticamente questo miglioramento si riflette nelle persone che ti stanno vicino e poi, attraverso loro ,nel mondo che ti circonda.

Come nasce la volontà di spiegare Dante e qual è l’obiettivo che si è posto durante la realizzazione del film?

Il film serve a fare un percorso insieme alle persone che hanno lavorato al film e in un secondo momento con gli spettatori che lo vedranno. Credo fermamente che questa pellicola possa aprire alla gente, propensa a stupirsi, un nuovo modo di vedere il mondo circostante. Basta poco per spingere le persone a guardare alla propria vita come un qualcosa di stupendo e, soprattutto, a vedere ogni problema non come un ostacolo ma come un sostegno dall’alto, che ci permetta di dischiudere le nostre menti e diventare finalmente tutt’uno con il resto dell’umanità.

Louis Nero, il regista

Louis Nero, il regista

L’uscita del film è prevista per il giorno di San Valentino. È una casualità o anch’essa racchiude un simbolismo recondito?

Ovviamente la scelta del giorno non è una casualità. Dante Alighieri cantava all’interno delle sue opere l’Amore, simbolo supremo del sentimento che congiunge due esseri umani. La nascita di San Valentino trova le sue radici nel passato culturale della ricerca spirituale. Il Mistero di Dante canta le gesta dell’uomo innamorato della ricerca di Verità. Questa è una buona occasione per ricordarlo.

La spiritualità e l’introspezione erano già presenti nel suo dipinto di Rasputin, pellicola uscita nel 2011. Sono temi importanti per la sua cinematografia?

Ogni mio film è prima di tutto una mia ricerca personale su un determinato personaggio, luogo o modo di vedere me stesso. Soltanto dopo una lunga ricerca nasce spontaneamente l’idea per un film, che diventa quasi la semplice conclusione del percorso di ricerca. L’Arte è la strada che io percorro per la mia ricerca personale.

La scelta di girare Il Mistero di Dante a Torino è puramente affettiva e conoscitiva, essendo la sua città di nascita, oppure ha anch’essa un legame con la misticità del luogo?

Torino è la mia città preferita, il luogo dove mi sento a casa e dove mi sono formato culturalmente. Torino è una grande fucina per chi vuole cercare attraverso l’espressione artistica la sua vera natura.

Cosa ne pensa della situazione cinematografica italiana odierna? Nel 2008 ha affrontato questo argomento nel film La Rabbia: cosa è cambiato da allora?

Dal 2008 la situazione cinematografica non è cambiata molto, è sempre in crisi. Cosa è cambiato è il mio punto di vista verso le difficoltà imposte dal sistema. Oggi, a differenza di qualche anno fa, cerco di vedere le difficoltà non più come ostacoli ma come aiuto per migliorarsi.

Alessia Telesca

foto: facebook.com; altrofilm.it

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