Londra2012 Nonsolosport. Le grandi mostre londinesi: il British Museum

Medaglia elisabettiana in mostra a British

C’è da scommettere che, in questa estate 2012, Londra sarà una delle capitali più visitate e prese d’assalto considerato il surplus di interesse che la città sta suscitando come sede delle imminenti Olimpiadi. Ma tra un lancio del peso e una corsa ad ostacoli nella swinging London c’è spazio anche per molto altro, ecco perché WakeUpNews ha deciso di accompagnare i lettori alla scoperta delle mostre più interessanti ora in corso, alcune legate proprio allo sport. Protagonista della prima tappa è il British Museum.

Tralasciando l’attesissima Shakespeare: staging the world – in apertura il 19 luglio e a cui la nostra redazione dedicherà uno speciale approfondimento – il  British ospita ben sette esposizioni temporanee a fianco della già ingente collezione permanente. Tra queste, in qualche modo appendice della monografica shakespeariana, c’è Crowns and ducats. Shakespeare’s money and medals (fino al 25 novembre), selezione di monete ed altri oggetti  legati al tema del denaro, trattato spesso e volentieri nelle opere del Bardo con valenze simbolico-metaforiche e allusive all’indole umana, basti pensare a Il mercante di Venezia; un’interessante sezione è dedicata alla comparsa del volto del drammaturgo elisabettiano – a partire dal XVIII secolo – proprio su monete, banconote e persino carte di credito.

Richiamo sportivo e olimpico per The London 2012 Olympic and Paraolympic Games medals (fino al 9 settembre), mostra documentaria sulla realizzazione delle medaglie che andranno a premiare i vincitori nelle varie discipline – dall’estrazione dei metalli preziosi lungo le miniere del Rio Tinto, all’elaborazione grafica (opera di David Watkins e Lin Cheung) fino alla fusione presso la Royal Mint – ma anche ricostruzione storica sul ruolo della Gran Bretagna nella nascita delle Olimpiadi moderne: fu infatti nel 1850, in una cittadina dello Shropshire (Much Wenlock), che si svolse per la prima volta la manifestazione sportiva che, qualche decennio più tardi, avrebbe ispirato Pierre de Coubertin, fondatore dei giochi nel 1896. Ma non solo, anche le paraolimpiadi hanno una matrice tutta  british, derivate dalla gare sportive riservate agli invalidi della Seconda Guerra Mondiale che nel 1948 vennero organizzate all’ospedale Stoke Mandeville di Buckinghamshire. Ecco perché le mascotte di Londra2012 si chiamano Wenlock e Mandeville! Per certi aspetti lo sport è al centro anche della scultura di Sui Jianguo, al British fino al 9 settembre: l’artista cinese rilegge la celebre figura del discobolo di Mirone – di cui il museo britannico conserva una delle copie di età romana nota come copia Townley –  in chiave contemporanea, sostituendo il muscoloso atleta colto nella concentrazione che precede e prepara il lancio con un altrettanto riflessivo businessman in giacca e cravatta.

Nel segno della grafica e della linea è Modern Chinese Ink Paintings (fino al 2 settembre), mostra di opere degli ultimi 100 anni che si possono in un certo senso dire eredi di una delle grandi arti dell’estremo oriente: la calligrafia. Sebbene si tratti di una quarantina di opere per lo più figurative – paesaggi, ritratti, visioni della natura –  il segno nitido e netto è quello della penna che verga su candida carta le complesse figure degli ideogrammi e anche la tecnica è tra le più tradizionali del mondo cinese, guohua. L’allestimento presenta al pubblico alcuni tra i più grandi nomi dell’arte cinese del Novecento e maestri del disegno ad inchiostro, come Zhang Daqian (1889–1983) e Liu Dan (1953).

Tavola col Minotauro della Vollard Suite di Pablo Picasso

Degna di nota è senza dubbio  Picasso Prints. The Vollard Suite (fino al 2 settembre), serie di 100 acqueforti realizzate dall’artista spagnolo negli anni ’30, magistrali esempi dell’influenza di modelli come la scultura e la cultura classica – evidenti nelle tavole con il Minotauro – insieme all’opera grafica di maestri quali Francisco Goya e Rembrandt, di cui evoca l’uso violento e incisivo della luce. L’insieme di incisioni costituisce un importante documento non solo di una fase creativa della carriera di Picasso, ma anche di un periodo particolare della sua vita privata che lo vide legato alla giovane Marie-Thérèse Walter, musa ispiratrice e modella. Il nome del gruppo di tavole si deve al mercante d’arte Ambroise Vollard (1866-1936) – ritratto in alcune di queste – per cui il catalano le eseguì.

E per chiudere non si può certo tacere della mostra che ricorda l’altro grande evento britannico dell’anno in corso, il giubileo di diamante della regina Elisabetta II. The horse: from Arabia to Royal Ascot (fino al 30 settembre) è non solo un omaggio alla gloriosa tradizione equestre del Regno Unito, ma anche ad un nobile animale che in Gran Bretagna è in diversi modi protagonista, dal gioco del polo alla caccia alla volpe fino al Royal Ascot. Le opere raccolte sono eterogenee per tipologia, datazione, origine e provenienza perché la storia dell’addomesticamento del cavallo che si vuole raccontare, dalle origini ai giorni nostri, si radica in terre lontane, nelle steppe asiatiche e in Mesopotamia. Manoscritti miniati persiani, ceramiche asiatiche e sculture dell’area araba costituiscono fonti per le prime rappresentazioni note di cavalieri, ma anche documenti riguardo le antiche tecniche di allevamento di razze pure e pregiate, ancora oggi esistenti come quella che nel titolo stesso viene celebrata, il cavallo arabo.

Appuntamento al prossimo approfondimento sulle mostre di Londra, con National Gallery, Victoria & Albert Museum e Tate Modern.

Laura Dabbene

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