Londra: donna italiana sedata e fatta partorire con cesareo forzato

A una donna italiana è stata sottratta la figlia dalla pancia prima di averla potuta partorire naturalmente. Questo, perchè soffriva di un disturbo mentale

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Una donna italiana è stata sottoposta a Londra ad un cesareo forzato, perché soffriva di disturbi psichici

Londra – È una storia di circa un anno fa ma è stata resa nota dal «Sunday Telegraph» solo da pochi giorni: nell’estate 2012 a una donna italiana, che si trovava a Londra per un viaggio di lavoro, è stata sottratta la bambina dalla pancia prima di averla potuta partorire. Non si tratta di uno scherzo, ma di una ‘gestione del caso’, da parte delle autorità locali, che ha dell’incredibile.

I FATTILa donna è andata a Londra per partecipare ad un corso di formazione della Ryanair presso uno degli aeroporti della città. Una volta arrivata in albergo, ha avuto un attacco di panico, nato dal fatto che pensasse di aver smarrito i passaporti delle figlie. In stato confusionale, si è rivolta alla polizia. Una volta in centrale, la signora in questione è stata interrogata e, stabilito e accertato che soffrisse di un disturbo psichiatrico, è stata sottoposta ad un parto cesareo. Parto che, però, è avvenuto all’insaputa della donna, che era stata precedentemente sedata.

LA SCOPERTA – Una volta risvegliatasi, la donna si rende conto di non essere più incinta e, dunque, di non avere più la propria bambina nella pancia. Le autorità londinesi le dicono che hanno agito così per il bene della bambina: la donna, sconvolta, torna in Italia e dopo essersi sottoposta a mesi di cure psichiatriche, torna in Inghilterra per riprendersi la bambina che, nel frattempo, era stata affidata ai servizi sociali.

LA BATTAGLIA – La bambina non viene restituita alla madre, invece viene affidata alla sorella del marito che vive in America e che è sempre stata definita dal resto della famiglia ‘un’ottima madre’. Appresa questa notizia, la donna intraprende una battaglia legale, che ha coinvolto gli avvocati britannici e il tribunale di Roma: iniziano le polemiche. Sono in molti, anche tra i politici inglesi, a pensare che la questione avrebbe dovuto essere risolta nel Paese in cui la donna ha la residenza abituale.

LA RISPOSTA ITALIANA – Sul «Telegraph» si legge che la donna non si è mai rivolta al consolato italiano ma che, un anno fa, avrebbe deciso di rientrare in Italia e sottoporre la questione al tribunale di Roma. In ogni caso, il  procedimento applicato alla figlia di una cittadina italiana con residenza abituale in Italia è stato messo in discussione anche dai giudici italiani.

Mariangela Campo

 

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