“Lockout”, sci-fi deludente prodotto da Luc Besson

La fantascienza quest’anno non è certamente il genere che ha ricevuto più attenzione rispetto ai soliti drammoni familiari, alle commedie d’amore o agli horror a stelle e strisce. Nel 2012 oltre all’attesissimo Prometheus, per altro già uscito negli States, abbiamo vari titoli che sono balzati all’attenzione della critica cinematografica come Looper, che sarà presentato come film d’apertura al Toronto Film Festival, Re5ident Evil: Retribution, quinto capitolo della saga tratta dall’omonimo videogame, Total Recall, remake dell’Atto di forza con Schwarzenegger, The Host, tacciato come nuovo franchise atto ad emulare il successo di Twilight o Cloud Atlas, nuova fatica fantascientifica dei frateli Wachowski. Ad aggiungersi a questo parter di blockbuster si affianca anche un piccolo outsider, Lockout, con budget limitato (30 milioni) e un’idea di base interessante.

2079 – Snow (interpretato da Guy Pearce) è un ex agente della CIA, un poliziotto irriverente ed anticonformista, incastrato da alcune fantomatiche spie per la morte di Frank Armstrong, un agente anch’esso facente parte della stessa organizzazione. Il Capo dei Servizi Segreti Scott Langral (Peter Stormare) vuole a tutti i costi sottoporlo, come ogni detenuto, alla stasi temporale che in alcuni casi, al risveglio, provoca un’amnesia totale e un ribasso delle facoltà mentali. Nel frattempo, nel carcere di massima sicurezza MS Uno, c’è una rivolta tra i detenuti. Grazie a Hydell (Joseph Gilgun) tutti i prigionieri della navicella mobile vengono liberati, prendendo possesso della nave, sotto il comando di Alex (Vincent Regan). Sulla nave è presenta anche la figlia del Presidente Emilie Warnock (Maggie Grace). Sarà proprio il Presidente a chiamare Snow per liberare la ragazza, anche se il piano iniziale non prevede l’aiuto agli altri ostaggi.

Prodotto da Luc Besson, questo nuovo film fantascientifico doveva essere il prodotto che avrebbe catturato il pubblico americano, ma la sua vita in cartellone ha portato nelle sue casse solamente 25 milioni che si arrotonderanno grazie alla vendita postuma degli home video. Un flop se consideriamo anche il budget iniziale. Nonostante tutto, questa pellicola parte bene, con un’idea molto efficace già nei titoli di testa dove i nomi dei protagonisti vengono cadenzati e posizionati in sovraimpressione dai cazzoti che Snow riceve. La scelta iniziale sembra voler dimostrare una certa familiarità con il linguaggio cinematografico, ma guardando l’intera pellicola ci si accorge che i neofiti James Mather e Stephen St. Leger hanno tanta strada da fare per convincere il pubblico hollywoodiano. Si nota la loro abilità, sia nelle scene action, sia nelle pause doverose di un film, ma spesso le falle presenti sono evidenti.

Inoltre il colpo di scena, il ritornello di ogni buon prodotto filmico, non è mai presente, quasi sempre forzato per essere palesato al fruitore. La sceneggiatura è poco arzigogolata, il tema fantascientifico, se togliamo navicella e stasi temporale, è pressochè nulla (la stessa storia si poteva svolgere in un qualsiasi carcere), il ritmo blando cadenza quasi tutta la durata del film, intervallata da quei fastidiosi e già citati colpi di scena. Si trovano certamente elementi di 1997: Fuga da New York e del suo sequel Fuga da Los Angeles, ma di questi due cult del cinema non possiede quasi nulla, anche se le scelte che i due registi fanno nel corso della pellicola sono comunque da apprezzare. La nota dolente, al di là dell’aspetto critico, rimane comunque il botteghino che, per un film di Besson, risulta essere ancor più negativo rispetto ad un film di serie B o di autori sconosciuti. Nonostante tutto, però, il film si lascia guardare, senza troppo colpo ferire.

Andrea Bandolin

[youtube]http://youtu.be/EuoBOGitu0Q[/youtube]

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