Lo strano caso di Antonio Socci: l’antipapa

socci

Non c’è da stupirsi se alcuni intellettuali anticlericali criticano fortemente Papa Francesco. Anche se tali critici non sono poi così tanti considerando che Sua Santità sta riuscendo nell’impresa di farsi piacere anche a molti che a lungo hanno considerato la Chiesa come il male assoluto. Desta invece curiosità il fatto che uno dei maggiori critici di Bergoglio sia Antonio Socci.

CRISTIANO VERO - Si può descrivere Antonio Socci in tanti modi, ma non certo come uno dei tanti pseudocattolici italiani la cui vita spirituale si limita all’andare a messa la domenica, a Natale e Pasqua più per superstizione che per fede. Per Socci il cristianesimo è ben altra cosa, per rendersene conto basta leggersi qualche pagina dei suoi (tanti) libri o qualche pezzo nel suo blog. Per questo motivo le sue critiche a Papa Bergoglio non sono da considerare come quelle di chi, culturalmente parlando, è distante anni luce dalla Chiesa cattolica.

CRISTIANI PERSEGUITATI - A parte la teoria basta sul libro di Elisabetta Piqué Francesco Vita e Rivoluzione per cui l’elezione di Papa Francesco non sarebbe valida per una questione procedurale, le critiche che Socci rivolge a Bergoglio si possono, un po’ semplicisticamente, dividere in due tipi. Secondo Socci il Vescovo di Roma non ricorderebbe abbastanza i cristiani perseguitati in Medio Oriente (ad esempio, in questo pezzo Socci se la prende con il Papa per non aver dedicato abbastanza tempo al marito e alla figlia di Asia Bibi). Partendo dal presupposto che si può sempre fare di più, specialmente quando si parla di questioni così delicate, non si può però non notare che Papa Francesco ha spesso parlato dei cristiani perseguitati durante le sue omelie. Ecco alcuni passaggi: «Pensiamo ai nostri fratelli e sorelle perseguitati perché cristiani, i martiri di oggi: non rinnegano Gesù e sopportano con dignità insulti e oltraggi. Lo seguono sulla sua via», «Auspico davvero che la comunità internazionale non giri lo sguardo dall’altra parte» di fronte a questi fratelli, «loro sono i nostri martiri di oggi, e sono tanti», durante il Venerdì Santo ricordò i cristiani «perseguitati e crocifissi sotto i nostri occhi e spesso con il nostro silenzio complice». E il 15 marzo il Papa ha ricordato che il mondo «cerca di nascondere» proprio la persecuzione contro i cristiani. Più di questo cosa doveva dire?

NON COME GLI ALTRI - La seconda questione riguarda le posizioni di Papa Francesco molto distanti rispetto a quelle di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. Ma in questo caso a rispondere a Socci ci ha pensato un dossier dell’Unione Cristiani Cattolici Razionali. Ad esempio, quando Papa Francesco parlò della paternità responsabilità Socci scrisse che le famiglie numerose «Si aspettavano, almeno dal Papa, comprensione e incoraggiamento, e hanno avuto randellate». Peccato che Giovanni Paolo II a suo tempo non si espresse poi tanto diversamente: «Purtroppo su questo punto il pensiero cattolico è sovente equivocato, come se la Chiesa sostenesse un’ideologia della fecondità ad oltranza, spingendo i coniugi a procreare senza alcun discernimento e alcuna progettualità». Socci rimproverò Bergoglio anche per aver definito il proselitismo una «solenne sciocchezza». Ma ad esprimere per primo un concetto simile fu Ratzinger: «La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per “attrazione”: come Cristo “attira tutti a sé” con la forza del suo amore». Ed è fin troppo facile citare il Vangelo: «Non sono venuto a portare pace, ma una spada» (Vangelo di Matteo 10,34) a proposito di quella che Socci ha definito «legittimazione della violenza fisica» di Papa Francesco quando parlò del famoso pugno che darebbe a chi offende sua madre.

Socci, come tutti i giornalisti e scrittori, si può criticare per tanti motivi. Ma di certo non gli si può rimproverare di essere ingenuo. Perché allora fa a Papa Francesco critiche a cui si può rispondere così facilmente?

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: media.tvblog.it

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