Lo scaffale dimenticato – ‘La casa del sonno’ di Jonathan Coe

jonathan coe - la casa del sonno - cineuropa org

Jonathan Coe (foto via: cineuropa.org)

Non è passato molto tempo da quando, proprio in uno dei consueti appuntamenti mensili con questa rubrica, abbiamo analizzato La famiglia Winshaw, quello che, senza troppi dubbi, può essere considerato il masterpiece assoluto di Jonathan Coe. Lo scrittore britannico di fama ormai ampiamente consolidata può vantare una bibliografia di notevoli dimensioni, arricchita da numerose opere di ampio respiro e di autorevolezza narrativa, che hanno saputo raccogliere sia il successo di pubblico che il favore della critica. Tra queste vi è il romanzo La casa del sonno, pubblicato per la prima volta nel 1997 e divenuto immediatamente uno dei capitoli più rilevanti della carriera letteraria di Jonathan Coe.

ROMANZO BAROCCO – Come già sperimentato ne La famiglia Winshaw, Coe costruisce ne La casa del sonno un romanzo dall’architettura barocca, ricco di intrecci narrativi e dalle differenti prospettive. La storia è ambientata all’inizio degli anni ’80 e ha come protagonista un gruppo di giovani studenti universitari che vivono ad Ashdown, un’antica e severa dimora in pietra costruita sul mare, poco lontano dall’università da loro frequentata: Gregory è uno studente di medicina ossessionato dal sonno e dalle sue ripercussioni sul corpo umano; Veronica è una lesbica appassionata di teatro; Terry un maniaco del riposo che sogna di diventare un cineasta affermato; Robert un romantico studente di lettere innamorato di Sarah, una giovane dalla personalità estremamente complessa, nonché il personaggio attorno al quale ruotano le esistenze di tutti i personaggi.

Dodici anni dopo Ashdown si è trasformata da residenza per studenti a clinica specializzata nella cura dei disturbi del sonno, diretta dallo stesso Gregory, diventato nel frattempo uno psichiatra ambizioso e senza scrupoli: tra i pazienti più illustri c’è Terry, divenuto un famoso critico cinematografico, affetto da una complessa insonnia che invece di debilitarlo gli permette di lavorare di più. Sarah è nel frattempo diventata insegnante, mentre Robert sembra scomparso nel nulla.

La casa del sonno INTRICATO MA LINEARE – Ma il barocchismo narrativo tramite il quale la vicenda si sviluppa non lascerà punti oscuri: tutti i nodi verranno al pettine prima di essere brillantemente sciolti da un Coe in stato di grazia, abile nel creare un intreccio complesso ma perfettamente architettato, forte inoltre di una prosa magistralmente efficace. Come ne La famiglia Winshaw, Coe si dimostra abile nell’alternare le linee narrative in piani temporali diversi: originale la scelta di ambientare i capitoli dispari negli anni ’80 e i capitoli pari nel 1996. In questo modo l’autore sviluppa le vicende dei suoi personaggi su due piani temporali paralleli, aggiungendo un pezzo alla volta prima di un puzzle e poi dell’altro, dimostrando abilità e dando l’idea di essere sempre nel pieno del controllo della narrazione, come un esperto burattinaio capace di muovere innumerevoli fili nello stesso momento.

I due piani temporali si arricchiscono sempre più, fino alla completa unione che coincide con la fine del romanzo: il risultato è un grande affresco narrativo dai contorni affascinanti e sorpendenti. Jonathan Coe conferma ancora una volta le sue indiscutibili qualità con La casa del sonno, un romanzo imprescindibile per tutti gli amanti della narrativa mondiale contemporanea, e un ottimo punto di partenza per coloro i quali si approcciano per la prima volta alla narrativa di Jonathan Coe.

Jonathan Coe, La casa del sonno, Feltrinelli, 2013, pp. 305, € 8,00.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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