Lo scaffale dimenticato

Di Cormac McCarthy abbiamo già ampiamente parlato in passato in questa rubrica. Dopo aver proposto i suoi romanzi più celebri, oggi sfogliamo le pagine di Suttree, forse il suo primo vero successo, pubblicato nel lontano 1979, anni prima di Merdiano di Sangue, della Trilogia della Frontiera e di tutti gli altri romanzi che hanno decretato la fortuna letteraria dello scrittore americano.

Ambientato a Knoxville nel Tennessee (luogo dove lo stesso McCarthy ha vissuto la sua infanzia), il romanzo narra la storia di Cornelius “Buddy” Suttree, un umile pescatore che vive su una piccola casa galleggiante sul fiume. Con la sua piccola barca Suttree pesca sul fiume e si mantiene rivendendo il pesce al mercato cittadino, e conducendo una vita essenziale e umile, intervallata da qualche scorribanda etilica con gli amici della città. Nel corso del romanzo si scopre come il protagonista non abbia sempre vissuto così: un tempo era sposato e aveva un figlio, e conduceva una vita agiata, prima di abbandonare la famiglia per motivi imprecisati e solamente accennati.

Le nottate etiliche con gli amici spesso finiscono in rissa e Suttree viene arrestato. In prigione conosce Harrogate, giovanissimo vagabondo che Suttree cerca di aiutare una volta usciti di prigione. Tuttavia Harrogate non ne vuol sapere di trovarsi un lavoro, preferendo cimentarsi in grotteschi espedienti per guadagnare senza fatica che puntualmente si rivelano dei totali fallimenti. Poi ci sono le donne, con le quali Suttree non riesce mai ad instaurare dei rapporti duraturi e sani: emblematica la sua relazione con una prostituta, troncata in maniera brusca dopo un momento di pace iniziale.

Cormac McCarthy (foto via: vol1brooklyn.com)

Il romanzo è un vero e proprio spaccato di vita del sud degli Stati Uniti negli anni ’50: splendide e intricate descrizioni paesaggistiche che grondano sudore ed umidità, si alternano a dialoghi minimali ma profondi, in perfetto stile McCarthy. Un appunto sulla prosa, molto più sperimentale rispetto ai romanzi più recenti, molto più asciutti e diretti: in Suttree ci troviamo di fronte ad un fraseggio più intricato, con alcuni passaggi al limite del flusso di coscienza, in particolare nei flashback riguardanti l’infanzia e il matrimonio del protagonista.

Senza dimenticare tutti i personaggi-archetipo che occupano le pagine di questo romanzo: essi rappresentano le varie sfaccettature dell’animo umano, emblemi perfetti dell’io che ci rende simili e diversi allo stesso tempo. Un romanzo che prosegue la tradizione letteraria americana e che può essere messo tranquillamente nello scaffale dei classici accanto alle grandi produzioni di Steinbeck e Mark Twain.

Unico neo, forse, di questo romanzo di alto livello, è la lunghezza eccessiva (un centinaio di pagine in meno non avrebbero guastato). In ogni caso ci troviamo di fronte a pagine di grande prosa che renderanno felici sia i fan più oltranzisti di Cormac McCarthy, sia coloro i quali non amano le storie di cowboy per le quali lo scrittore americano è diventato famoso: Suttree è una grande ed epica storia di America rurale, baciata dal sole e al sapore di whiskey e malinconia.

Alberto Staiz

 

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