Lo scaffale dimenticato

John Fante

John Fante è uno degli autori italo americani che la critica ha riscoperto solamente alla fine degli anni’70, grazie alla rivalutazione delle sue opere da parte di Charles Bukowski, che obbligò la Black Sparrow (la casa editrice per la quale pubblicava) a ristampare le opere di questo autore dimenticato, figlio di immigrati abruzzesi. In Italia sue opere sono state riscoperte solo a partire dagli anni ’90 e ad oggi la quasi totalità della sua bibliografia è stata finalmente tradotta.

Oggi riprendiamo in mano 1933 Un anno terribile, uscito negli Stati Uniti nel 1985, due anni dopo la morte dell’autore. La trama è semplice, come sempre nei romanzi di Fante. Dominic Molise ha un grande talento per il baseball, di cui vorrebbe diventare giocatore professionista. La sua famiglia però versa in condizioni economiche tutt’altro che agiate, colpita dalla Grande Depressione, e suo padre, di professione muratore, vorrebbe che Dominic imparasse il suo mestiere.

A scuola il ragazzo viene preso in giro per la sua bassa statura e per le sue origini italiane. Unico suo amico è Kenny, anch’egli grande appassionato di baseball, figlio di una famiglia benestante. I due ragazzi si allenano tutti i pomeriggi, con il sogno di sostenere un provino in qualche squadra di baseball professionistica della California. Dominic coltiva questo sogno, senza però possedere nemmeno i soldi per pagarsi il biglietto per il viaggio verso la gloria. Il ragazzo è inoltre segretamente innamorato di Dorothy, la bella e bionda sorella maggiore di Kenny, che però non sembra voler ricambiare l’amore di Dominic.

Il romanzo, non lungo, scivola via fino all’ultima pagina in un susseguirsi di scene indimenticabili e tragicomiche, fino al finale, un vero e proprio inno alla gioventù, alla speranza, e ai sogni da inseguire.

1933 Un anno terribile è una delle opere più riuscite di Fante, nonostante sia uscita postuma e non ancora terminata dall’autore. La scrittura di Fante (come già analizzato in passato in questa rubrica) è una delle vette toccate dal realismo americano del ’900, al quale lo scrittore di origini italiane ha aggiunto un pizzico di ironia e un tocco tragicomico che rendono le sue opere estremamente caratteristiche.

Gli scritti di Fante si contraddistinguono per la verità anche per una certa ripetitività di alcune tematiche: la famiglia povera; il padre muratore squattrinato; gli stereotipi sugli italiani; i sogni di gloria del protagonista che ogni volta assumono forme diverse ma di fatto rappresentano sempre un desidero di fuga e di libertà; la forte connotazione autobiografica; e così via.

Tuttavia questo romanzo rappresenta una perla di freschezza ed immediatezza, senza fronzoli e senza inutilità, che spicca all’interno della bibliografia di John Fante: una volta tanto le opere postume rappresentano delle vere e proprie riscoperte e non delle mere operazioni commerciali.

Alberto Staiz

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