Lo scaffale dimenticato

Pablo Tusset rappresenta una delle penne più interessanti del panorama letterario spagnolo dei nostri giorni. Nato nel 1965 e professionista nel campo dell’informatica, Tusset (pseudonimo di David Homedes Cameo) esordisce nel 2001 con Il meglio che possa capitare a una brioche. Immediatamente conquista il favore della critica e del pubblico, guadagnando numerosi premi letterari e le lodi di scrittori autorevoli quali ad esempio Manuel Vázquez Montalbán. Del 2006 il suo secondo romanzo Nel nome del porco, giallo dal retrogusto grottesco, mentre del 2009 e 2011 le sue due successive fatiche letterarie, non ancora tradotte in italiano.

 «Il meglio che possa capitare a una brioche è di essere imburrata: questo ho pensato, mentre ne spalmavo una tagliata a metà con margarina vegetale in offerta, me lo ricordo bene. Come mi ricordo che stavo per affondarci i denti quando è suonato il telefono». Questo è l’incipt del romanzo, il cui protagonista è Pablo Miralles: trentenne ciccione, nullafacente, puttaniere e beone, Miralles proviene da una ricca famiglia di Barcellona. L’azienda di famiglia viene gestita con ottimo profitto dal fratello maggiore Sebastián, con il quale Pablo non ha un rapporto idilliaco.

Tra bevute, canne e serate al bar, Pablo vive di espedienti, svolgendo ogni tanto qualche lavoretto per l’azienda di famiglia e filosofeggiando su internet assieme ad un gruppo di filosofi di strada, composto da amici che ha incontrato anni addietro durante alcuni viaggi e con i quali ha fondato un circolo filosofico online. Epiche le sue sbronze al bar di Luigi in compagnia della Fina, attraente ragazza e amica di vecchia data, cui Pablo è fedele amico e confidente.

Pablo Tusset

La pacifica vita del protagonista viene bruscamente interrotta dalla misteriosa scomparsa di suo fratello. Pablo, suo malgrado, sarà costretto ad improvvisarsi detective, e scoprirà alcuni scomodi segreti di famiglia, fino ad arrivare all’originale epilogo a lieto fine che chiude un romanzo atipico, grottesco, ma molto scorrevole e piacevole.

Un romanzo strano ma simpatico, gustosa radiografia della società barcellonese dei giorni nostri, e ottima miscela di noir e humor.

Pablo è un personaggio simpaticissimo: cafone e irriverente quando serve, ma intelligente e fondamentalmente buono, non può non risultare simpatico a qualsiasi tipo di lettore anche se le sue abitudini sessuali e la sua propensione all’uso di droghe leggere non ne fanno certo un eroe da romanzo scolastico, bensì un moderno anti-eroe capace di districarsi in situazioni problematiche e abile nel muoversi in tutti gli strati sociali barcellonesi, dai party delle famiglie ricche, passando per i bordelli di alto bordo, arrivando ai bassifondi frequentati da spacciatori e puttane di bassa lega.

Surreale il finale, insolita chiusura di un romanzo di facile lettura ma avvincente, che ha il suo punto di forza nel non volersi prendere troppo sul serio, facendo leva sulla simpatia del protagonista e sul carattere grottesco dello sviluppo dell’intreccio. Una lettura diversa e fuori dagli schemi, leggera ma assolutamente non banale.

Alberto Staiz

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