Lo scaffale dimenticato

Roma – «La ringrazio, chiunque lei sia. Ho sempre confidato nella gentilezza degli sconosciuti» così Blanche Dubois si accommiata alla fine del capolavoro di Tennessee Williams Un tram che si chiama Desiderio.

Williams è stato un autore molto prolifico: scrisse oltre cinquanta drammi, due raccolte di poesie, otto di racconti, due romanzi e sei film, ma nonostante il successo la sua vita fu tormentata e complicata fino alla sua morte, anche se non ebbe mai problemi a convivere con la propria omosessualità.

Un tram che si chiama DesiderioA Streetcar named Desire in originale – è considerato tra le sue opere migliori, il tentativo riuscito di attingere alle categorie del melodramma senza cadere nel facile sentimentalismo, un esperimento che sarebbe stato fallimentare se tentato da altri drammaturghi.

La New Orleans degli anni Quaranta ospita i tre personaggi perno della vicenda. Blanche Dubois è un’affascinante e non più giovane donna che decide di far visita a sua sorella Stella, sposata con il rozzo e sensuale – in modo molto fisico, brutale, animalesco, primitivo: «Secoli di evoluzione ed eccolo qui, Stanley Kowalski, l’ultimo troglodita vivente» – Stanley Kowalski. L’azione si regge sull’instabilità e sulla fralezza di Blanche, sottoposta alle pressioni di Stanley nonostante Stella – le due sorelle provengono da una famiglia un tempo facoltosa – tenti di mitigare le tensioni tra i due.

La scrittura di Williams è piena di sottintesi, di dettagli spesso scabrosi sapientemente “occultati” all’occhio della censura, ma mai tanto impliciti da non essere colti da un pubblico attento e consapevole. E Un tram che si chiama Desiderio non fa eccezione: dietro l’arrivo di Blanche e le sue paure, dietro gli attriti con Stanley si nascondono verità scabrose e sconvolgenti, un dolore a cui Williams non conferisce forma o nome, ma che delinea accennando a una felice e anonima “normalità” chiaramente assente nella situazione raccontata.

Il triangolo si scioglie in modo tragico, con l’intervento di un personaggio esterno, una sorta di deus ex machina che però è ben lungi dall’assolvere al ruolo positivo spesso attribuitogli dalla letteratura classica.

Per arrivare a casa di Stella e Stanley bisogna prendere un tram che si chiama Desiderio, uno che si chiama Cimitero e poi scendere ai Campi Elisi ed ecco che si manifesta la decadenza, non solo quella in cui vivono i personaggi del dramma – Williams affida alle voci della strada un ruolo importante – ma quella degli Stati del Sud che travolse le ricche famiglie di proprietari terrieri, la classe sociale a cui appartengono le due sorelle.

Un tram che si chiama Desiderio si legge d’un fiato, si gusta in un boccone, è una lettura da fare di nascosto sotto il banco mentre la professoressa spiega chimica, mentre si aspetta l’autobus e piove a dirotto e se poi non ne avete ancora abbastanza cercate la riduzione cinematografica di Elia Kazan con una divina Vivien Leigh nei panni di Blanche e un quasi esordiente Marlon Brando che presta il corpo a un irresistibile e violento Stanley. Per la cronaca nel 1949 il dramma andò in scena all’Eliseo di Roma diretto da Luchino Visconti con bozzetti scenografici di Franco Zeffirelli.

Se vi innamorate di Williams vi si aprirà un mondo letterario, teatrale e cinematografico meraviglioso, un universo da esplorare, amare e non abbandonare mai.

Francesca Penza

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