Lo scaffale dimenticato

Di tutte le opere scritte da Charles Dickens – e stiamo parlando di quindici romanzi, nove racconti, due diari di viaggio, più una serie di articoli su due giornali dell’epoca – Grandi speranze è certamente uno dei suoi scritti più popolari.

Ascrivibile al filone del bildungsroman – opere che seguono il personaggio nella sua maturazione dall’infanzia all’età adulta – Grandi speranze fu pubblicato a puntate tra il 1860 e il 1861 sul periodico All the Year Round.

La trama, nonostante segua gli eventi in ordine cronologico, è tutt’altro che semplice e lineare e non mancano diversi colpi di scena.

Il protagonista della vicenda è Philip Pirrip, che tutti chiamano Pip perché nella prima infanzia aveva difficoltà a scandire il suo nome completo, e la storia inizia la vigilia di Natale del 1812 quando Pip ha sette anni.

Pip è orfano e vive con sua sorella, donna aggressiva e violenta che non lesina di usare il bastone col giovane fratello, sposata col fabbro Joe a cui il bambino è molto affezionato. Proprio in questa prima parte del romanzo si verifica l’evento da cui prenderanno il passo tutti gli altri: Pip incontra Magwich un delinquente in fuga che obbliga il ragazzo a portargli da mangiare e una lima per segare i ferri che lo incatenano.

L’uomo scompare e Pip dimentica presto la vicenda, preso dal bizzarro incarico che gli è stato affidato da una stramba e ricca nobile del paese, Miss Havisham che lo “assume” per farle compagnia e intrattenerlo.

Pip non è entusiasta della cosa: la vecchia signora non è molto in sé e vive in una casa buia e piena di fantasmi del passato, un passato in cui Miss Havisham, abbandonata dal suo promesso sposo il giorno delle nozze, ha  perso il senno per il dolore. A questo punto Dickens ci regala una stupenda descrizione della casa, degli arredi, della torta di nozze lasciata a marcire per anni, affinché tutto restasse immobile, fermo in quella sofferenza.

Ma ben presto Pip incontra la giovane Estella, protetta di Miss Havisham che, per vendicarsi dell’uomo che l’ha ferita, la educa nell’odio per gli uomini e ne fa una creatura affascinante, ma fredda e altera che non perde occasione per umiliare Pip.

La svolta arriva quando Pip riceve una grossa fortuna, che egli sospetta provenga dalla vecchia Miss Havisham, e si trasferisce a Londra per istruirsi ed entrare in società.

A questo punto, pian piano, si scoprono tutte le carte e la storia riporta Pip al suo paesino d’origine, dove lo aspettano un pericolo, due lutti e una ritrovata amica. Non vi sveliamo altro, perché il libro merita di essere letto fino all’ultima pagina e non vogliamo rovinarvi la sorpresa.

La narrazione è intricata e la scrittura può risultare ostica a chi è abituato a scrittori più recenti, ma Dickens è un maestro nel raccontare gli intrecci di esistenze delle persone più diverse.

Se poi proprio non ce la fate a leggerlo, non serve che aspettiate ne facciano un film perché ci ha già pensato Alfonso Cuarón: il suo Paradiso perduto si ispira proprio a Grandi speranze di Dickens, pur tradendo il finale e puntando molto più del romanziere sul desiderio tra Pip – che nel film si chiama Finnegan “Finn” Bell – ed Estella, interpretati da Ethan Hawke e Gwyneth Paltrow, mentre l’intramontabile Anne Bancroft è Miss Nora Dinsmoor – la letteraria Miss Havisham – e Robert De Niro interpreta il bandito Magwich, nel film riproposto col nome Arthur Lusting.

Francesca Penza

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