Lo scaffale dimenticato

La copertina del libro nell'edizione originale americana

Middlesex. Nella finzione narrativa del romanzo è il nome dell’abitazione in stile modernista, ‘modello Frank Lloyd Wright’, in cui il protagonista e la sua famiglia vivono parte della loro esistenza, ma il termine evoca anche un’idea, un qualcosa traducibile come ‘sesso di mezzo’ o ‘sesso intermedio’, che ben si addice alla storia di Calliope ‘Cal’ Stephanides: un ermafrodito.

Ha il sapore della saga famigliare quella raccontata da Eugenides in questo libro che gli valse, nel 2003, il Premio Pulitzer; una saga che ruota intorno ad un singolo, invisibile ma determinante fattore, un cromosoma alterato.

È infatti una questione genetica quella che segna la vita del protagonista ben prima della sua nascita, quando nella Grecia d’inizio Novecento, Desdemona e Eleutherios ‘Lefty’ Stephanides, i suoi nonni paterni e tra di loro fratelli, fuggono da una città in fiamme e da un paese assediato dai Turchi verso gli Stati Uniti. Nel Nuovo Mondo, terra di libertà, il segreto del loro matrimonio incestuoso – noto solo alla cugina di Lefty, Sourmelina – resta tale e pur continuando a tormentare Desdemona dopo i terrificanti racconti del dottor Philobosian – loro compagno di viaggio anche lui in fuga dopo il massacro della sua famiglia – non impedisce la nascita di due figli: Milthiades ‘Milton’ e Zoe.

Resta latente l’alterazione cromosomica alla prima tornata generazionale, ma non può davanti al matrimonio di Milton con Tessie, sua cugina di secondo grado in quanto figlia di Sourmelina. Così nasce, secondogenita dopo Chapter Eleven, Calliope: femmina a prima vista, in apparenza, ma con organi genitali maschili celati nel basso ventre. Un ‘croco’ chiamerà lei questo intruso, destinato a segnare il suo destino in maniera chiara e definitiva con l’adolescenza, quando il corpo cambia, quando gli istinti cambiano. Per Calliope mutano però in maniera diversa rispetto a quelli delle sue compagne, per lei niente ciclo mestruale e niente seno, per lei nessun interesse verso i ragazzi, ma un’unica voglia irrefrenabile di stringersi e diventare una cosa sola con una coetanea, che chiama per questo l’Oggetto dei desideri.

Jeffrey Eugenides

La mutazione di Calliope in Cal, definitiva dopo il trauma della scoperta, gli esami medici e la terapia psicologica che la inducono alla fuga, è raccontata di pari passo con la trasformazione di un Paese, gli Stati Uniti, che passa attraverso tensioni sociali e scontri razziali, rivolte giovanili e rivoluzioni culturali. E in fondo è proprio la storia americana, ben oltre i limiti cronologici dell’esistenza del protagonista, ad essere scenario delle esistenze dei vari membri della famiglia Stephanides, dai nonni capostipiti che vivono gli anni del proibizionismo e poi della recessione, alle generazioni successive, quelle figlie del boom economico del dopoguerra cresciute incarnando il mito del sogno americano e ancora dopo quelle protagoniste della contestazione degli anni ’60. Su questo sfondo Eugenides colloca i suoi personaggi, ‘americani’ ma ancorati ad una tradizione antica, quella greca, che pervade tutto il romanzo, non solo linguisticamente.

Narrato in prima persona, Middlesex, è anche in un certo senso un romanzo di formazione, oltre che, per gli ovvi motivi di cui si è trattato, di trasformazione. Eugenides indugia sull’emotività e sulla psicologia di Calliope-Cal, nell’infanzia, nel cruciale momento dell’adolescenza e infine nella difficile gestione della vita adulta. Sì perchè il dilemma dell’identità pare non ancora del tutto risolto quando il protagonista-narratore esordisce – quarantenne – in questo racconto-diario, o almeno incerto è il processo di accettazione, se non di se stesso, della certezza che esistano individui capaci di farlo. E allora scrivere il romanzo della propria vita diventa terapia, per imparare a capire che qualche volta, distrattamente, in metropolitana, è possibile incontrare una persona in grado di amarci per quello che siamo.

Laura Dabbene

 Foto via: opendemocracy.net, guardina.co.uk, blackmailmag.com

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