Lo scaffale dimenticato

 

Dostoevskij ritratto da Trutovskij nel 1847, all'epoca de "Le notti bianche"

«[...] la banchina sulla quale, dopo l’ultimo bacio appassionato, lei si strappò con disperata sofferenza dal suo abbraccio pietrificato [...]»

Fedor Dostoevskij (1821-1881), consacrato al mondo con i suoi indiscussi capolavori, come I fratelli Karamazov, L’idiota, Delitto e castigo, quando ancora era un giovane scrittore ha consegnato al mondo un piccolo gioiello della letteratura russa, Le notti bianche. Romanzo sentimentale. Dalle memorie di un sognatore.

Pubblicato per la prima volta nella rivista «Annali patrii» dell’anno 1848, l’allora ventisettenne scrittore racconta con feroce entusiasmo l’amore. Un amore difficile, breve, ma intenso.

Nel giro di sole cinque giornate nasce e si consuma quello che varrebbe la pena essere ricordato come un bel sogno romantico, sotto le stelle e la luna di una San Pietroburgo in un momento storico in cui la Russia stava attraversando un periodo di estrema importanza, che in seguito la porterà alla rivoluzione e alla definitiva caduta della dinastia degli zar, nei primi decenni del ‘900. Per la prima volta il narratore russo esce dalla sua produzione abituale di denuncia, approdando con enorme maestria nella narrativa sentimentale: proprio per questo il breve racconto, un anomalia rispetto al resto della produzione dostoevskijana, riesce a far vibrare le corde del cuore, immergendo il lettore nella melodia dell’Opera sesta di Pyotr Il’yich Tchaikovsky.

«Era una notte incantevole, una di quelle notti che succedono solo se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo così potessero vivere uomini irascibili e irosi [...] Ad un tratto ebbi l’impressione che tutti volessero abbandonarmi e allontanarsi da me»

Si potrebbero citare infiniti passaggi di questa storia, ma basterebbe leggerla per capire cosa si può provare e vivere la storia di qualcun altro.

Edizione italiana di Mondadori, da cui sono tratte le citazioni

Un sognatore malinconico segue il filo della narrazione, racconta ciò che, in una notte bianca, può accadere ad un giovane uomo che decide di vagare per tre giorni per la città «senza capire minimamente cosa mi stava capitando». L’eroe del racconto si trova per la strada del lungofiume, quando si trova davanti una ragazza che in un attimo riesce a risvegliare in lui il sentimento dell’amore, e proprio in quel momento decide di lasciare il mondo irreale di cui si era circondato in quei giorni e aprirsi alla vita reale. La ama dal primo momento, dalla prima parola, e per breve tempo, ma sufficiente, inizia a credere che l’amore possa finalmente cogliere anche lui.

Ma, inaspettatamente, il cuore del giovane gentiluomo si rompe e «Rimasi lì a lungo, continuando a guardarli…Infine entrambi scomparvero dai miei occhi».

 

 

L'inizio in lingua originale di Le notti bianche - Белые ночи

Leggera la lettura, armoniose le parole, irreale l’atmosfera, colorata d’autunno e profumata di arance, il testo regala «momenti di in-trascurabile felicità», volendo citare Francesco Piccolo.

Consigliato ad un pubblico con il cuore giovane, nell’età in cui tutto si vorrebbe ma nulla arriva quando lo si desidera. Consigliato anche a chi quell’età l’ha passata o non l’ha mai veramente vissuta; forse per questo pubblico il testo sarà notevolmente noioso e potrà sembrare una smielata cantilena, ma un lettore intelligente sa anche che, nel meraviglioso mondo della fantasia, si può diventare chiunque si voglia essere.

 

Michela Bambini

 

Foto via www.bochkavpechatleniy.com; www.perunpugnodilibri.rai.it; http://wikipedia.kataweb.it

 

 

 

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