Lo scaffale dimenticato

Cavalli Selvaggi è il titolo del primo romanzo che compone la Trilogia della Frontiera, scritta dal romanziere statunitense Cormac McCarthy durante gli anni ’90 del secolo scorso. Si tratta di una trilogia di romanzi western ambientati tra Texas e Messico nei primi anni ‘50. Cavalli Selvaggi venne pubblicato nel 1992 e attirò immediatamente l’attenzione del pubblico e della critica, che inserì Mccarthy tra i grandi della letteratura contemporanea.

Il protagonista del romanzo è John Grady, un giovane cowboy texano che lascia la sua terra di origine per viaggiare alla volta del Messico insieme all’amico Lacey Rawlins. I legami con il Texas sono ormai lacerati, soprattutto dopo la morte del nonno e la conseguente vendita del ranch di famiglia. Di fronte alla prospettiva di una vita anonima in città, Grady sella il suo fidato cavallo e comincia il suo viaggio, alla ricerca di se stesso e di un futuro migliore.

Il romanzo parte lentamente, sonnacchioso e placido come il clima messicano. Pagina dopo pagina però la lettura prende quota, spinta dalle vicissitudini dei due giovani protagonisti, che prima incontrano Blevins, un giovane ed inesperto fuggiasco dal passato ignoto, le cui azioni risulteranno causa di sventura per tutti e tre. Poi i due riescono a trovare lavoro in un grande ranch, grazie alla loro abilità nel domare i cavalli selvaggi.

Grady si innamora, ricambiato, di Alejandra, bellissima figlia del proprietario del ranch. Tuttavia la famiglia di lei si oppone strenuamente alla relazione. Poi ancora rocamboleschi eventi causeranno l’arresto di Grady e Rawlins, e la conseguente detenzione in una infernale prigione messicana, dove i due ragazzi dovranno difendersi strenuamente dagli altri detenuti, in una vera e propria lotta per la sopravvivenza.
Non vogliamo svelarvi il finale, lasciandovi con la curiosità necessaria per stimolarvi a prendere in mano e leggere questo romanzo non molto datato, ma ormai diventato un classico della letteratura contemporanea.

Il mito del Far West viene rivisitato e smitizzato, in un’epoca, gli anni ‘50, in cui la civiltà aveva ormai preso il sopravvento, e la vita del cowboy era diventata uno stereotipo appartenente al passato. Apprezzabilissime le descrizioni dettagliate della natura arida e calda del Messico, così come lo stile di McCarthy, colto, scorrevole e sapiente, in particolar modo nel massiccio ma non pesante uso del polisindeto, che accosta così la scrittura di McCarthy a grandi nomi del passato letterario americano, come ad esempio Hemingway.

Nel 2002, dal libro è stata tratta una riduzione cinematografica diretta da Billy Bob Thornton con il titolo di “Passione ribelle”. Protagonisti Matt Damon e Penelope Cruz. Chi scrive non ha visto il film, che non è comunque stato un successo ai botteghini e non ha avuto il favore della critica, che ha sottolineato invece l’alto valore letterario del romanzo.

Un libro forte, profondo, crudele e romantico al tempo stesso; il cui giovane protagonista è uno di quei personaggi letterari testardi, duri, ma al tempo stesso sinceri e romantici, destinati a rimanere impressi nella memoria dei lettori.

Alberto Staiz

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