Lo scaffale dimenticato

Hemingway e la Pivano

Un biografia appassionata, scritta col cuore da Fernanda Pivano, uno dei maggiori esponenti della critica letteraria del secolo scorso, scomparsa poco meno di due anni fa. La “Nanda”, così chiamata dagli amici, ricopre un ruolo di primaria importanza nello studio della letteratura americana e nell’inserimento e nella diffusione della stessa nel panorama letterario italiano.

Critica letteraria e musicale, giornalista ed ottima traduttrice dei maggiori autori del ‘900 americano, la scrittrice genovese si distingueva nettamente dagli studiosi “canonici” della letteratura, trincerati nelle biblioteche e negli studi per partorire pagine di critica spesso inutile, scontata e logorroica. La scrittrice infatti univa una cultura umanistica profonda e variegata ad un’esperienza “sul campo”: conosceva personalmente molti degli autori da lei tradotti e si fece promotrice in prima persona di nuove tendenze letterarie all’epoca ancora snobbate dalla critica, su tutte la Beat Generation e il Brat Pack degli anni ’80, i cui capiscuola furono Jay McInerney e Bret Easton Ellis.

L’amicizia tra Fernanda Pivano ed Hemingway cominciò nel 1948: lo scrittore era in viaggio in Italia ed era desideroso di conoscerla, avendo saputo che in tempo di guerra la Pivano era stata arrestata dalle SS per la sua traduzione di Addio alle Armi, libro proibito dalla censura fascista. Dal quel primo incontro a Cortina d’Ampezzo nacque un’amicizia duratura, ricca di corrispondenza ed incontri, terminata solamente con la morte dell’autore nel 1961.

Nel 1985 viene pubblicata questa dettagliata biografia, che ripercorre tutti i momenti cruciali della vita di Hemingway: i principali avvenimenti che gli hanno fornito l’ispirazione letteraria per la scrittura dei suoi capolavori, gli amori e le sue passioni, su tutte quelle per la corrida e per la caccia. Tratto caratteristico del libro è il fatto di non aver seguito un ordine cronologico nell’esposizione dei fatti, ma di aver scritto sotto l’impulso dei ricordi personali dell’autrice stessa. Sotto alcuni aspetti questo modo di procedere suscita nel lettore un senso di confusione e una certa difficoltà nel seguire un ordine logico nei moltissimi eventi della vita dello scrittore. Dall’altro lato ne esce la biografia di uomo che ha vissuto appieno la sua vita, un uomo profondamente sensibile, spesso anche debole e sofferente, lontano parente quindi dello scrittore egocentrico, burbero e misogino da molti descritto.

Un testo consigliato non solo a chi conosce ed apprezza le opere di Hemingway, ma anche a chi ha sempre mal sopportato il caratteraccio dello scrittore premio Nobel: potrebbe ricredersi proprio tra le pagine di questa toccante e appassionata biografia.

Alberto Staiz

Foto via:  http://download.kataweb.it

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