Lo scaffale dimenticato – “L’inverno del nostro scontento” di John Steinbeck

inverno del nostro scontento

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John Steinbeck è uno dei più importanti scrittori del secolo scorso e in generale una delle massime espressioni della letteratura americana nella storia. Premio Nobel nel 1962, Steinbeck è senza dubbio lo scrittore che meglio di tutti è stato in grado di descrivere le vite dei poveri americani durante la Grande Depressione. Se Faulkner ha focalizzato le sue trame sulla decadenza delle grandi famiglie latifondiste, Steinbeck (assieme al meno noto, ma non meno importante, Erskine Caldwell) ha messo al centro del suo immaginario letterario i poveracci, gli umili, gli hobos, i lavoratori stagionali che si spostavano di continuo, con le rispettive numerosissime famiglie al seguito, in cerca di lavoro e di fortuna.

Furore, romanzo simbolo della Grande Depressione pubblicato nel 1939, è considerato l’apice di questo filone, a cui bisogna aggiungere anche gli altrettanto famosi Uomini e Topi, Pian della Tortilla, e Al Dio Sconosciuto: tutti esempi della maestria narrativa di Steinbeck e della profonda riflessione sociale presente nelle sue opere. Lo scrittore americano tuttavia, non si è limitato a seguire questo peraltro molto florido filone, ma ha spesso sconfinato in altri generi e motivi, con risultati sempre di alto livello. L’inverno del nostro scontento è uno di questi casi.

Pubblicato nel 1961, L’inverno del nostro scontento è l’ultimo romanzo scritto da John Steinbeck, ambientato in una piccola cittadina nel Long Island. La trama ruota attorno alla figura di Ethan Allen Hawley, un pacifico commesso di un negozio di alimentari, discendente di una ricca famiglia caduta in rovina. Rispettato e amato da tutti in città, e noto per il suo buonumore e per la sua ironia, Ethan vive con l’amatissima moglie Mary e i due figli: una famiglia molto legata, ma al tempo stesso insoddisfatta del basso tenore di vita che Ethan può garantire.

steinbeck

John Steinbeck (rebellesociety.com)

L’uomo cerca di vivere con onestà e limpidezza, ma finisce per soccombere alle molteplici pressioni esterne che lo condurranno a compiere dei reati in nome del guadagno, della ricchezza e del potere: inizialmente Ethan, stanco di essere un semplice commesso, riesce a fare in modo che il proprietario del negozio in cui lavora venga obbligato a cedergli la proprietà del negozio stesso. Successivamente, grazie ad un astuto raggiro, riesce a impossessarsi di un ambitissimo terreno poco fuori città dove, secondo i piani urbanistici appena approvati, dovrà sorgere un nuovo aeroporto. Ethan riesce quindi ad accrescere il suo potere e la sua ricchezza, in una contemporanea spirale di degrado morale che lo porterà a disconoscere gli stessi valori secondo i quali ha vissuto la sua vita, arrivando a un passo dalla morte.

L’inverno del nostro scontento rappresenta una realistica rappresentazione del degrado morale della società americana a cavallo tra gli anni 50 e 60: l’estremizzazione del capitalismo viene rappresentata da Steinbeck attraverso la figura di un pacifico e onesto commesso che, sottoposto a continue pressioni, finirà per sconfessare la stessa morale con la quale ha sempre vissuto. Un romanzo di altissimo livello, che non ha nulla da invidiare alle più famose opere di Steinbeck: un prosa eccellente, come in quasi tutti i romanzi dello scrittore americano, e una trama che, partendo dalle descrizioni della pacifica vita del protagonista all’interno del microcosmo sociale cittadino, decolla pagina dopo pagina fino ad uno scioccante epilogo. Accolto dalla critica con freddezza, L’inverno del nostro scontento è in realtà uno dei capitoli meglio riusciti della bibliografia di John Steinbeck: un romanzo che con il passare degli anni è stato progressivamente rivalutato fino a guadagnare il plauso e l’attenzione meritata.

Alberto Staiz

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