Lo scaffale dimenticato – ‘Volga, Volga’ di Miljenko Jergovic

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La copertina di 'Volga,Volga' (foto via: zandonaieditore it)

Miljenko Jergovic (1966) è una delle penne più autorevoli dell’odierno panorama letterario dei Balcani. Un talento letterario cristallino e dalle numerose sfaccettature: basta infatti dare un’occhiata alla vastissima bibliografia (comprendente numerosi romanzi, racconti, raccolte di poesie, prefazioni e sceneggiature) per capire l’importante attività letteraria sviluppata dallo scrittore originario di Sarajevo. A questo va inoltre aggiunta una intensa attività giornalistica, che Jergovic svolge a Zagabria, la capitale della Croazia, che da diversi anni è diventata la sua residenza.

Nelle pagine culturali di Wakeupnews abbiamo in passato già recensito un’opera di Jergovic: si trattava di Al dì di Pentecoste, magistrale romanzo uscito nel 2008, dove la storia dell’assassinio di un piccola zingarella mendicante fungeva da storia-cornice all’interno della quale Jergovic sviluppava innumerevoli storie, in un labirinto intricato ma sempre chiaro di digressioni e personaggi, tutti collegati tra di loro, in un immenso ritratto dei Balcani del ‘900. Oggi andiamo a sfogliare Volga, Volga, recentemente pubblicato in Italia dalla Zandonai, uscito originariamente nel 2009.

Volga, Volga è un romanzo simile sotto certi aspetti al precedente Al dì di Pentecoste: una trama principale rappresenta il filo conduttore attorno al quale Jergovic sviluppa innumerevoli “storie nelle storie”, in un mosaico assolutamente coinvolgente e appassionante, formato da tre parti ben distinte.

Il protagonista del romanzo è il mite Dzelal Pljevljak, un uomo solo e pacifico, che ogni venerdì percorre, al volante della sua Volga, i 116 chilometri che separano Spalato dalla cittadina di Livno, per prendere parte alla preghiera nella moschea cittadina. Un giorno una banale foratura lo costringe a una sosta imprevista nel piccolo villaggio di Fatumi. Qui la vita del protagonista cambierà per sempre, in seguito all’incontro con la poverissima famiglia Fatumic: Dzelal conduce una vita estremamente solitaria, e la famiglia Fatumic finirà per “adottare” l’uomo, che, ogni venerdì di ritorno dalla funzione, si fermerà nella loro piccola abitazione per portare doni e ascoltare le storie del vecchio Osman.

Il romanzo si sviluppa in maniera sapientemente originale, grazie a una maestria narrativa fuori dal comune: la prima parte è narrata dallo stesso Dzelal, che ripercorre alcuni avvenimenti del suo passato, tra cui il suo lavoro di autista per il generale Karamujić, passando per la frequentazione con l’imam Haris Masud, arrivando quindi alla foratura e all’incontro con la famiglia Fatumic. Ma qualcosa rimane sempre in sospeso nel racconto del protagonista, come se Jergovic volesse nasconderci qualcosa di estremamente importante riguardo al passato di Dzelal.

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Miljenko Jergovic (foto via: www.pobjeda.me)

La seconda parte del romanzo è invece narrata da un anonimo narratore esterno, un giornalista che tenta di ricostruire la vita di Dzelal: si viene a sapere come il pacifico uomo fosse in realtà il protagonista di un terribile ma ignoto episodio di cronaca nera, il cui scalpore venne offuscato solamente dall’inizio della guerra civile in ex–Jugoslavia. Una dettagliata ricostruzione in stile giornalistico, dalla quale si scoprono informazioni sull’infanzia e sulla maturità di Dzelal, fino al rapporto con la famiglia Fatumic, passando anche per i racconti sulla sua vita famigliare con la moglie e la figlia, fatti di cui non si era fin qui a conoscenza. Alcuni punti oscuri della prima parte vengono risolti, mentre altri punti di domanda si aprono riguardo alla vita di Dzelal.

Jergovic continua a fornire dettagli, aneddoti, e storie, correndo il serio rischio di mettere troppa carne al fuoco, disorientando il lettore e sovraccaricando l’intreccio narrativo. Ma il rischio viene sapientemente evitato quando, nella terza parte, tutti i nodi vengono abilmente sciolti, fino all’epilogo delle ultimissime pagine del romanzo, dove finalmente si scopre (con un magistrale e sorprendente effetto sorpresa) tutta la verità riguardo al presunto misfatto compiuto da Dzelal, in realtà un commovente sacrificio.

Un romanzo spettacolare, che conferma per l’ennesima volta il talento di un autore ancora giovane ma che ha ormai raggiunto un livello di maturità sconosciuto a molti altri scrittori ben più blasonati. Una scrittura intrigante, densa e barocca dal punto di vista di temi e prospettive, ma perfettamente bilanciata, dove nulla viene lasciato al caso e dove tutti gli elementi combaciano alla perfezione in un puzzle dalla precisione incredibile. Volga, Volga è un romanzo che stupisce per la sua poeticità e per la sua perfezione stilistico narrativa. Miljenko Jergovic è senza dubbio uno dei massimi scrittori europei contemporanei, il cui talento probabilmente non sarà mai certificato dal grande pubblico perché i suoi scritti sono impregnati di cultura e storia della ex-Jugoslavia, risultando così per certi versi “difficili” per coloro i quali non hanno un po’ di dimestichezza con i luoghi e le tradizioni dai Balcani. Volga, Volga è la perfetta dimostrazione che le teorie di molti critici, che affermano come il romanzo europeo sia giunto a un punto morto, siano completamente prive di alcun fondamento.

Miljenko Jergović, Volga, Volga, traduzione di Ljiljana Avirović, Rovereto, Zandonai, 2012, pp. 299, € 16.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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