Litfiba, i 30 anni di Eneide. Quando tutto ebbe inizio

La copertina dle primo album dei Litfiba "Eneide" (en.wikipedia.org)

La copertina dle primo album dei Litfiba “Eneide” (en.wikipedia.org)

Era l’ottobre del 1983 quando i Litfiba di Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, prima ancora dell’ingresso alla batteria del compianto Ringo De Palma (alias Luca De Benedittis) e, quindi, con Renzo Franchi dietro le pelli, davano alle stampe il loro album d’esordio. No, non era il pur stupendo Desaparecido (arriverà nel 1985), bensì Eneide. Il disco, per circa una quarantina di minuti, fungeva da colonna sonora all’omonimo spettacolo teatrale del gruppo di ricerca fiorentino Krypton e, di fatto, una volta pubblicato e diffuso, lanciò ufficialmente i Litfiba, salvo la consacrazione fiammante dell’ “altro” esordio più completo sopra citato, nell’olimpo del filone new wave italiano, nello specifico toscano (anche quello bolognese non fu da meno: per maggiori approfondimenti sul periodo, leggere qui).

Nel bel mezzo di una scena fiorentina, dunque, che vantava il fondamentale respiro di band eminenti quali i Diaframma di Federico Fiumani, i Neon o i Pankow, solo per citarne qualcuna, i Litfiba cominciarono a farsi spazio seriamente con alle spalle già un bel 45 giri (Luna / La preda) e un ep eponimo anche se meglio conosciuto come Guerra, salvo poi ottenere maggior riscontro proprio con Eneide malgrado si trattasse più di un esperimento che di un vero e proprio long playing d’esordio. Cosa aveva, dunque, questo disco, di così affascinante da rimanere intatto nella memoria degli appassionati della ormai storica band fiorentina?

Eneide è un album quasi interamente strumentale, per questo può definirsi più o meno sperimentale nell’ambito in questione, anche se le atmosfere create quasi esclusivamente dalle tastiere di Antonio Aiazzi e dal basso manipolato di Gianni Maroccolo (alla Siae, i brani erano registrati a nome di Renzulli in seguito ad una colletta per pagare la registrazione dei diritti) fanno da traino continuo per quello che, per definizione, al di fuori del contesto di colonna sonora, potrebbe essere etichettato come una sorta di concept album, visti i continui ritorni melodici da “leit motiv” e i pochi versi declamati dalla voce baritonale del ventenne Pelù.

Le atmosfere, si diceva. Chiunque, anche trent’anni dopo, abbia voglia di lasciarsi trasportare (non solo di ascoltare) da questo, si direbbe, seppur in minima dose col senno di poi, grande album rimarrà, ancora oggi, completamente ammaliato dal trasporto emotivo di una sorta di dark wave postuma ma rinsavita da una capacità strumentale alquanto fuori dal comune in quell’epoca. Attenzione: per capacità strumentale non intendiamo la tecnica (qui conta poco se non nulla), bensì il più o meno consapevole talento immediato, insito in ogni singolo membro della band, di trasportare l’animo dello spettatore quasi nella contemporaneità del racconto, eliminando qualunque sorta di contemporaneità emotiva percettibile, pur salvaguardando l’integrità del cordone ombelicale con l’epoca attuale quasi solo per tramite della riconoscibilità degli strumenti.

I Litfiba negli anni '80 (blogosfere.it)

I Litfiba negli anni ’80 (blogosfere.it)

Non è mancato e non manca tuttora chi sostiene che Eneide sia da sempre stato, fin da subito, qualcosa di prossimo ad un capolavoro. Il flusso noise de La tempesta è quanto di più emotivamente devastante in termini di introduzione al lungo e tormentato viaggio sia narrativo che interiore. Il vero splendore, infatti, arriva fin da subito con il brano che ricopre quasi per intero la facciata A del disco, vale a dire i 16 minuti di dark-elettro-wave di Approdo sulle coste della Libia, una sorta di, appunto, filo conduttore il cui cuore pulsante sfocerà, evidenziando il suo volto più salvifico e rappacificante (ma non per questo definitivo), nella finale Il canto dei latini così come quello più oscuro in La battaglia, non prima, però, di passare per i frastagliati travagli spirituali di Il racconto di Enea (in cui Pelù recita alcuni versi dell’epica opera di riferimento) e L’incontro d’amore.

Ad oggi, dunque, saremmo ancora più lieti, diciamo, di avere la possibilità di divulgare ulteriormente a dovere questo eccellente e prezioso prodotto. Mercatini e aste varie, capaci solo di alzare il tiro del prezzo d’antiquariato, non possono e non potranno mai permettere alle nuove generazioni di assorbire la pura bellezza e l’essenza più sinceramente primordiale di una delle band (se non la band) più importanti dell’intero panorama musicale italiano almeno in termini rock. A quando, dunque, una fresca ristampa in vinile e/o compact disc al di fuori di copie illegali e cofanettoni ben più che dispendiosi in tiratura limitata di a mala pena mille copie (Litfiba Rare & Live)?

(Foto: en.wikipedia.org / blogosfere.it / ondarock.it)

Stefano Gallone

@SteGallone

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