L’Italia delle emergenze: infrastrutture al collasso

Il freddo blocca un Paese che non provvede all’efficienza delle proprie infrastrutture. Danni ingenti a cose e persone

di Chantal Cresta

L’Italia soffre da molto tempo di un grapioggia_per_stradave ritardo nell’ammodernamento delle sue infrastrutture ma quello che è accaduto in questi ultimi giorni, va al di là del solo “disagio” che i cittadini possono aver subito.

Tra il 21 e il 23 dicembre un’ondata di freddo a nord è stata capace di mettere in ginocchio le Ferrovie dello Stato le quali non solo si scoprono non attrezzate per la manutenzione straordinaria alla strada ferrata che l’inverno può rendere necessaria, ma neppure provvedono ad avvertire la popolazione sospendendo le corse ed evitando che centinaia di persone passino ore nelle stazioni e sui treni.

Stesse scene di viaggiatori “accampati”negli aeroporti di Malpensa, Linate, Bergamo dove lastre di ghiaccio hanno invaso le piste rendendo impossibili i voli. Nella sera del 23 dicembre, tra neve e gelo, il porto di Genova si ferma a causa del traghetto il “Suprema”, nave non a norma, che poco prima della partenza, prende fuoco. I 1570 passeggeri, sono fatti salire su un’altra nave ma nelle azioni di imbarco un operaio perde la vita. La polizia è costretta ad intervenire non solo per l’incidente ma anche per calmare gli animi inferociti degli operai e dei passeggeri.

Cessata l’emergenza maltempo, comincia l’allarme alluvione, slavine e smottamenti. La neve scioltasi ingrossa i fiumi, provoca valanghe in montagna e frane nelle alture. Risultato: il 23 dicembre un treno deraglia sulla Val Camonica a causa di una frana che precipita sui binari. Treno fuori uso e sei feriti.

Il 25 dicembre le provincie della Toscana, Liguria, Friuli Venezia Giulia sono sotto un’inondazione causata dallo straripamento dei corsi d’acqua. Lucca, La Spezia, Pisa e provincie sono le regioni più colpite dall’alluvione. In Liguria si sono rovesciati sul terreno 200 mm di acqua per danni quantificabili in 20 milioni di euro. Solo nelle provincie di Pisa e di Lucca si contano 500 sfollati e slavine che continuano a precipitare sulle case e sulle strade, rendendo così più difficili i soccorsi e l’evacuazione dei luoghi a rischio. Le autostrade A 12 e A 11 in prossimità di Genova- Livorno e Pisa non sono percorribili e molte difficoltà si riscontrano anche a Massa Carrara e Pistoia.

Ora, è plausibile che una settimana di intenso freddo invernale possa procurare difficoltà ad alcuni mezzi di trasporto e provocare qualche situazione spiacevole ma il bilancio di queste giornate non ha nulla a che fare con le avverse condizioni meteo. Freddo, ghiaccio e neve hanno solo messo in luce le gravi deficienze del nostro Paese: la scarsa manutenzione delle vie di comunicazione, la quasi totale assenza di personale qualificato preposto alla pulizia di strade ed autostrade, la mancanza di enti che facciano rispettare le norme sulla sicurezza dei mezzi di trasporto e dei territori sui quali si edifica insieme all’insufficiente tutela dell’impianto idrogeologico del territorio.

Le infrastrutture di un Paese sono le colonne portanti della sua economia, della sua capacità produttiva e del suo grado di sviluppo sociale e tecnologico. Senza manutenzione l’intero stato e coloro che lo abitano sono abbandonati ad ogni forma di sconvolgimento, che sia una vera e propria calamità naturale o un semplice rigido inverno.


Di seguito la testimonianza riportata da un lettore di Wakeupnews bloccato a Malpensa per due giorni:

Avevamo l’aereo per Fiumicino alle 17.20 il 21 dicembre.
Per non rischiare arriviamo all’aereoporto alle 14.30
Ci presentiamo con largo anticipo al gate. L’aereo è in ritardo e dicono che partirà alle 18.10. Ci fanno aspettare fino alle 19.30 per poi dirci che è cancellato. Allora scendiamo giù, torniamo alle partenze e ci mettiamo in coda per lo sportello dei biglietti. Arriviamo al banco alle 22.30, tra il caos e la calca delle persone che non ci permettono di repirare. Alcune persone perdono la pazienza, altre la cortesia. Mentre alcuni urlano e spingono riusciamo a cambiare il biglietto cancellato per la mattina seguente alle 08.50. Ci dicono che la compagnia aerea provvederà al pernottamento e allo spostamento agli alberghi di varese con degli appositi pulman.
Usciamo fuori al gelo sotto una bufera di neve e aspettiamo assieme a circa 400 persone i pulman. Arrivato il primo, le persone si accalcano come ad un concerto. Gente cade sulla neve mentre altri spingevano per entrare nel pulman. Un poliziotto si incarica di fare un pò d’ordine (senza grande successo).
Vengono caricati prima i bambini e gli anziani. Non premettono ad una persona invalida di salire, arrivano i rinforzi della polizia. Intanto arriva allarmata un hostess informandoci che una sua collega all’interno è stata picchiata a schiaffi e pugni. La stessa persona ci dice che varese è a circa 15 chilometri ma che per raggiungerla con le strade in queste condizioni ci vogliono almeno due ore. Rassegnati, torniamo dentro ci sediamo al bar, compriamo qualcosa da mangiare e delle riviste. Il tempo non passa mai. Troviamo un posto dove poterci stendere, appisolati con la schiena a pezzi, ma senza dormire restiamo al bar fino alle 03.00 (orario di chiusura). Usciti dal bar ci accorgiamo della situazione: l’aeroporto di Malpensa sembra un dormitorio per senza tetto. Chi dorme a terra, chi sulle panchine, chi sui nastri trasportatori dei bagagli. Girovaghiamo per l’aeroporto fino alle 05.30 (orario di apertura del bar). Facciamo un po di colazione mentre ci dicono che l’eroporto è chiuso ufficialmente fino alle ore 12.00 e che i voli non ancora cancellati forse partiranno nel pomeriggio. Aspettiamo le 07.30 e, come per incanto, scopriamo che anche il volo per Fiumicino delle ore 08.50 è stato cancellato. Torniamo nella zona chek-in e dopo l’ennesima fila, ricambiamo il biglietto per il prossimo volo possibile: mercoledì 23 dicembre ore 12.50. Il giorno dopo l’aereo non è cancellato, ma parte alle 14.45…

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